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Le nuove regole del CSM per contrastare violenze di genere e i femminicidi

Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo, che a marzo scorso ha condannato l’Italia per la mancata tutela delle vittime di violenza di genere, il Consiglio Superiore della Magistratura ha elaborato un vademecum per prevenire e contrastare tali reati.

Il CSM

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Il 2 marzo del 2017 la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia per la mancata tutela delle vittime di violenza di genere. La sentenza di Strasburgo si riferiva in particolare al caso Talpis che ha visto come vittima Elisaveta Talpis la quale, dopo una serie di inascoltate denunce, nel 2013 è stata gravemente aggredita dal marito che in un impeto recidivo di rabbia è anche arrivato ad uccidere il figlio adottivo.

Violenza di genere

A più di un anno dalla sentenza di condanna del CEDU, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha iniziato a lavorare, come annuncia il quotidiano La Repubblica, su una sorta di vademecum dedicato ai giudici e alla polizia giudiziaria e secondo il quale chiunque è chiamato a trattare i reati contro le donne deve avere una comprovata esperienza nell’ambito. 

Inoltre, sempre secondo le nuove regole in fieri del CSM, tutte le procure e i tribunali d’Italia sono chiamati a fare in modo di avere una sezione dedicata prettamente ai reati di violenza domestica, di genere e ai femminicidi. Tutto ciò per velocizzare i processi e per gestire queste fattispecie come reati a “trattazione prioritaria”, sia in fase di indagine che in fase di dibattimento, così che la vittima si senta protetta dalle numerose leggi che sono dalla sua parte.

Donna HD

Una delle concause dei numerosi femminicidi che ogni anno si consumano sul territorio italiano (si parla di 149 vittime solo nel 2016 e 114 nel 2017 per una media di un omicidio ogni 3 giorni) è il fatto che molto spesso le denunce vengano sottovalutate, per questo il CSM chiede che vi sia una “trasmissione in tempo reale al PM delle notizie di reato che investono carattere di assoluta urgenza”.

Oltre che fuori, anche dentro le aule dei tribunali la situazione è destinata a cambiare: le vittime, infatti, non verranno più costrette a testimoniare davanti al proprio carnefice ma - come accade già con i pentiti di mafia, i collaboratori e i testimoni di giustizia - potranno deporre dando le spalle all’imputato oppure (a discrezione del giudice) potranno essere utilizzati vari escamotage a tutela della serenità psichica della donna, come paraventi volti a nasconderle o, ancora meglio, ricorrendo a una videoconferenza.

Che ne pensate di queste nuove regole del CSM?

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