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Martin Freeman, l'intervista: 'Parlo veloce perché non voglio che il pubblico si addormenti'

Un film in uscita, l'acclamato Ghost Stories, il rapporto con il soprannaturale, la passione per la recitazione, il futuro di Sherlock. Il nostro incontro col divo inglese.

Martin Freeman al Lucca Film Festival

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MartinFreeman è intervenuto al festival del fumetto Romics e poi al Lucca Film Festival ed Europa Cinema 2018 dove ha ritirato due premi alla carriera e presentato l'anteprima dell'horror Ghost Stories, in uscita nelle sale il 19 aprile.

Duplice tappa italiana per Freeman che in pochi giorni ha fatto impazzire il pubblico del Romics e ha mobilitato i fan accorsi sul piovoso red carpet lucchese per cercare di carpire un selfie al divo, notoriamente poco propenso a questi riti. Eppure l'atmosfera italiana sembra essere particolarmente gradita all'attore che, pioggia a parte, si è concesso generosamente ai fan e alla stampa.

Dopo il successo stellare del comic movie Marvel Black Panther - a oggi comic movie che ha incassato di più nella storia degli Stati Uniti - Freeman è tornato a una dimensione più familiare con l'horror rivelazione Ghost Stories, un prodotto orgogliosamente britannico girato nello Yorkshire e incentrato sul tema del soprannaturale.

Martin Freeman firma autografi durante Lucca Film FestivalHD

Un film pieno di sorprese e colpi di scena diretto a quattro mani da Jeremy Dyson e Andy Nyman, autori dello spettacolo teatrale. La storia ruota attorno al Professor Phillip Goodman, interpretato dallo stesso Andy Nyman, chiamato a indagare tre casi legati al soprannaturale per capire se si tratti di semplici illusioni o se negli eventi occorsi ci sia davvero lo zampino del maligno.

La conclusione a cui arriverà Goodman lo spingerà a mettere in discussione le proprie certezze e i valori su cui ha basato la propria esistenza. Interrogato sulle differenze tra pièce teatrale e film, Freeman risponde:

Non ho visto lo spettacolo teatrale. In quel periodo stavo girando The Hobbit e facevo la spola tra Londra e la Nuova Zelanda, ma i miei amici lo hanno visto e mi hanno confessato di essere usciti dal teatro terrorizzati. A quanto mi hanno detto i registi, però, il film è molto diverso, la sceneggiatura è diversa.

L'interrogativo che Ghost Stories pone riguarda la fede, la credenza. Esistono delle forze che esulano dalla realtà empirica in cui viviamo? Oppure si riduce tutto a un insieme di atomi uniti da leggi fisiche? Martin Freeman è possibilista.

Sono cresciuto nella fede cattolica, anche se non sono praticante, ma rispetto la religione. Non ho perso del tutto la fede e non ho perso del tutto me stesso. Credo che alcuni aspetti della fede siano positivi e genuini, anche se esistono dogmi con cui non concordo. Ragione vs fede, oggi è diventata una guerra intellettuale, ma la realtà è molto più complessa. Io non so cosa sia vero e cosa no, rispetto le idee diverse dalle mie finché non ci troviamo in disaccordo e allora sei un fascista.

Martin Freeman in conferenza al Lucca Film Festival

Chi proverà a cercare Martin Freeman su Twitter o Instagram non troverà niente. La ragione? L'attore, impegnato da sempre nella difesa della propria privacy, non solo non ama raccontare se stesso nel quotidiano, ma odia i social media perché spesso invitano allo scontro.

Il problema è che se io e te ci troviamo in disaccordo possiamo parlarne di fronte a una tazza di tè, rispettando ognuno le idee dell'altro. Se lo scrivi, però, diventa una guerra, diventa bianco o nero. Non c'è più spazio per il compromesso, questo è il motivo per cui io detesto i social. È come tornare al Medioevo. Amo il presente, adoro la tecnologia, ma ha fatto qualcosa di brutto alle nostre teste.

Chi è affezionato ai ruoli iconici di Freeman come il Bilbo della saga fantasy di Lo Hobbit e il John Watson delle serie cult Sherlock, in Ghost Stories scoprirà un lato molto diverso dell'attore che ammette di divertirsi a interpretare personaggi diversi da lui, capaci di spiazzare lo spettatore, come nel caso del film di Nyman e Dyson.

Sono sempre alla cerca di buoni copioni di interpretare, ma non ho un genere preferito. Mi interessano i personaggi umani, quando il pubblico si trova di fronte a un eroe privo di timori e fragilità capisce subito che non è umano, è un falso. Da John Watson a Bilbo fino al protagonista di Fargo, tutti i personaggi hanno qualcosa di me. Con Watson condivido l'empatia nei confronti degli altri, intuisco quando le persone intorno a me stanno male o hanno un problema.

Martin Freeman in una sequenza di Ghost StoriesHD

Con una carriera di successo e tanti ruoli rimasti nel cuore del pubblico, Martin Freeman ha di che gioire, ma esiste un film che si è pentito di aver rifiutato?

In realtà no. Ho sempre chiari i motivi per rifiuto un lavoro. Non mi è mai capitato di rifiutare Kramer contro Kramer. Prima di dire di no, ci rifletto su a lungo. Mi pongo tante domande. Sarò in grado di fare un bel lavoro? Il lavoro mi terrà troppo lontano dalla famiglia? Mi divertirò? Amo recitare, ma quando dico di no significa che non sono convinto per niente. D'altronde da attore sono abituato a sentirmi dire di no, per fortuna non è come quando ti rifiuta la donna che ami.

Di fronte alla sua irresistibile parlantina, Martin Freeman ammette che è una tecnica di difesa per evitare che il pubblico si addormenti. "E poi penso velocemente. Mi piace l'agilità" puntualizza l'attore rispondendo a un'ultima curiosità sul suo coinvolgimento nel mondo Marvel.

Non so se il mio Everett Ross incontrerà mai il Dottor Strange di Benedict Cumberbatch. Per ora so solo che dovrei fare un altro film su Black Panther. Strange ha un suo universo fuori dai canoni, ma con Marvel tutto è possibile.

Ghost Stories è in sala dal 19 aprile.

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