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100 dottori e nessuna cura: la storia di Issie affetta da endometriosi

Torniamo a parlare di endometriosi e di un'altra dolorosa storia, quella di Issie Lowe, una giovane donna di 21 anni che ha dovuto attendere circa 7 anni prima di ottenere una diagnosi corretta.

Donna con le mani sulla pancia

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L’endometriosi è una malattia subdola e silenziosa, difficile da diagnosticare e capace di condizionare fortemente la vita di una persona. Al mondo, secondo recenti stime, ne soffrono 150 milioni di donne, delle quali 14 milioni in Europa e 3 milioni in Italia. Il sintomo più evidente è un dolore pelvico che può essere acuto, quando la sua durata non oltrepassa i 3 mesi, e cronico quando va oltre i 6 mesi.

Per chi non lo sapesse, l’endometriosi si manifesta quando il tessuto che normalmente si trova all’interno dell’utero, cresce al di fuori di esso. Nei casi più gravi può interessare anche altri organi, come l’intestino e le vie urinarie. Essa comporta mestruazioni caratterizzate da dolori fortissimi, sofferenza durante i rapporti sessuali, problemi nel tratto rettale. Attualmente non esiste una cura specifica, l’intervento più efficace, in quanto può essere ripetuto a necessità, è la laparoscopia, con la quale si eliminano tutti i focolai presenti.

Molte donne, proprio a causa di una sintomatologia generica, devono attendere anni prima di ottenere una diagnosi corretta. Anni durante i quali la loro vita è fortemente compromessa sotto ogni punto di vista: da quello lavorativo a quello sociale fino ad arrivare a quello sentimentale.

Donna seduta a terra con una mano sul voltoHD

Issie Lowe è una di queste donne. Prima di capire che soffriva di endometriosi ha dovuto farsi visitare un centinaio di volte arrivando all’età di 21 anni. Se si considera il fatto che i primi dolori si sono manifestati all’età di 14 anni, si può facilmente capire cosa abbia dovuto patire per 7 anni.

Proprio per questa ragione, come già altre ragazze prima di lei, ha deciso di raccontare la sua storia e di aprire un blog nella speranza di aiutare altre coetanee a individuare la malattia e a percorrere la strada corretta per ottenere la diagnosi.

All’inizio della sua storia, Issie pensava che i dolori fossero qualcosa di normale, legato al ciclo mestruare. Così ha sopportato ed è andata avanti ma in seguito la sua condizione è peggiorata. Le fitte erano paragonabili a calci ricevuti nello stomaco. C’erano addirittura giorni in cui non riusciva neanche ad alzarsi dal letto. Nonostante questo i medici le dissero che prima o poi le sarebbe passata ogni cosa.

Issie Lowe primo piano

Qualche anno dopo, vedendo che la situazione non accennava a migliorare, i dottori supposero fosse affetta dalla sindrome dell’ovaio policistico ma dall’ecografia fatta non risultò alcuna apparente anomalia. Fu in quel momento che un’amica del suo ragazzo, le parlò dell’endometriosi, dandole l’input giusto per pretendere altre analisi più approfondite e specifiche.

Quando fece la laparoscopia, le fu finalmente riscontrata l’endometriosi. La patologia però era ad uno stadio molto avanzato, di conseguenza non era possibile rimuovere i focolai di cellule. Per cercare di tenere sotto controllo la malattia le venne prescritta la pillola anticoncezionale e qualche tempo dopo fu sottoposta a un ciclo di iniezioni ormonali. Ma nessuno dei trattamenti le dette grossi benefici.

A causa di questo, Issie cadde in un terribile stato depressivo. Si sentiva chiusa in una prigione, diversa da tutte le ragazze che alla sua età potevano viaggiare, divertirsi, lavorare senza alcun problema mentre lei era costretta a restarsene immobile.

Selfie di Issie con il suo ragazzo

Oggi la sua condizione è leggermente migliorata e lei non ha accantonato il sogno di poter fare l’attrice, sebbene sia consapevole di dover trovare un impiego o un ingaggio che siano abbastanza elastici da consentirle di riposare e di prendersi una pausa nei giorni in cui il dolore è troppo forte.

La storia di Issie Lowe è solo una delle tante storie di donne che si sono viste negare una vita normale a causa dell’endometriosi e di diagnosi sbagliate. Inoltre, sebbene la ricerca per trovare una cura efficace prosegua, i fondi ad essa destinati sono circa 200 volte inferiori rispetto a quelli di altre malattie croniche. Non solo, la disparità è notevole anche nei confronti dei soldi spesi per curare l’impotenza maschile. La discriminazione nei confronti delle problematiche femminili, dunque, si manifesta anche qui.

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