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La casa sul mare, la recensione del film francese che ha commosso Venezia 74

Una casa in una piccola cittadini di mare francese e una famiglia con tre generazioni a confronto, tra un passato drammatico, un futuro incerto e, inaspettatamente, pieno d'amore. La recensione di La casa sul mare.

Un fotogramma di La casa sul mare

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La casa sul mare è una splendida villa affacciata su un piccolo porticciolo, a ridosso di vertiginoso viadotto ferroviario, in un paesino costiero francese ormai spopolato. Come nelle abitazioni circostanti, a viverci è un vecchio padre, solo, bisognoso di assistenza, che si spegne lentamente giorno dopo giorno. Al suo capezzale s'incontrano i tre figli, neanche loro più giovanissimi, per una riunione di famiglia che si preannuncia all'insegna della nostalgia e delle dispute. 

Jean-Pierre Darroussin e Anaïs DemoustierHDParthénos
La casa sul mare è anche un confronto tra generazioni di attori francesi

Poi entra potentemente nell'equazione il tocco magico del grande regista di Marsiglia Robert Guédiguian e La casa sul mare si trasforma in un film ricco di sentimento mai fine a sé stesso, aggrappato alla vita vera e alla morte inevitabile, eppure capace di parlare l'amore nella sua dimensione più pura, essenziale. La casa sul mare approda questa settimana al cinema, con il suo carico di situazioni e sentimenti che abbiamo imparato ad amare nel cinema francese e che hanno incantato Venezia. 

La Francia che scompare omaggiata dal suo cinema

Il sentimento più forte che pervade La casa sul mare è l'ineluttabilità dei cambiamenti nella vita di ogni suo personaggio. Per quanto il padre dei protagonisti e i suoi anziani vicini rimangano a presidio del paese ormai spopolato, la casa sul mare rimane lo struggente racconto intergenerazionale di una realtà francese che si spegne giorno dopo giorno. Non serve poi molta immaginazione per riconoscere lo stesso processo nelle nostre province e sulle nostre coste: i giovani scappano in città, gli anziani poco a poco vengono a mancare e i borghi si fanno silenziosi. Il turismo stesso di trasforma e diventa esperienziale e fugace, rendendo pittoreschi luoghi una volta vissuti da villeggianti di lungo corso e abitanti.

Il trio di protagonisti di La Casa sul MareHDParthénos
La Casa sul Mare si apre con il riavvicinamento di tre fratelli, ritrovatisi al capezzale del padre

Il paesino a cui tornano i tre figli del protagonista (interpretati solidamente da Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan) è un miscuglio amaro di ricordi d'infanzia in cui le strade erano ricche d'incontri e di persone, che si scontrano con il borgo silenzioso e malinconico di oggi. D'altronde anche il riavvicinamento geografico tra i tre fratelli è solo il primo passo per un più lento e doloroso avvicinarsi sentimentale. La vera forza di La casa sul mare - oltre una sceneggiatura solidissima e attori capaci di rendere emozionante la messa in scena - è proprio la capacità di far vivere su schermo le tappe ineluttabili della vita di ciascuno di noi, quale che sia la nostra età, senza però affogare nel rimpianto e nella malinconia.

Quattro generazioni francesi a confronto

Non mancano insomma le tensioni tra i tre protagonisti: c'è chi non ha avuto successo e chi dietro lo stesso ha vissuto enormi tragedie personali, c'è chi aveva afferrato l'amore ma sente che gli sta scivolando via giorno dopo giorno. Quello che dovrebbe diventa a rigor di logica un film duro e triste punta invece tutto su un senso di convivialità e familiarità ritrovato. Non è il miracolo della famiglia che si ritrova dopo anni e tutti vissero felici e contenti, no, è un lento ritrovarsi e riscoprire, sotto le ruggini e le incompresioni accumulatesi negli anni, quanto l'essere cresciuti nella casa sul mare li abbia uniti per sempre. 

La casa sul mare, la cena al ristorante di famigliaHDParthénos
Convivialità ritrovata, tra morte incombente e speranze per il futuro: questo è La casa sul mare

È un film pieno d'affetto La casa sul mare: quello dei figli per gli anziani genitori, quello tra fratelli disposti a sostenersi a vicenda per affrontare la morte imminente del padre e quello inaspettato dell'amore che finisce o ricomincia. Non manca la giovane e terza generazione nel film, quella che in cui i ricordi della vita nel paesino di mare sono sfumati o inesistenti. È il nuovo che avanza e non comprende, ma è comunque capace d'empatia e tenerezza. Nell'enclave della nostalgia autoriferita Robert Guédiguian trova persino il tempo di far piombare all'ultimo una quarta generazione, quella del presente drammatico, che ricorda a tutti quanto anche la quotidianità possa essere un sogno incredibile se visto dagli occhi di chi arriva da lontano. Il regista francese un po' prende in giro la molle malinconia borghese dei suoi protagonisti, ma sotto sotto è orgoglioso della loro umanità e tenta di risvegliare quella dello spettatore in sala. 

È stato talvolta accusato di inutile sentimentalismo e nostalgia La casa sul mare. La vera forza del film di Robert Guédiguian è proprio la capacità di guardarsi indietro senza rimanere paralizzati nel presente, continuando ad avanzare verso il futuro. La nostalgia degli abitanti della casa sul mare è quella che i giapponesi definiscono natsukashii, la nostalgia felice, che scalda il cuore ma non annebbia il raziocinio. Il cinema francese si conferma così ben ancorato nel presente da poter guardare al passato senza perdere la bussola morale che lo guida. 

Voto8/10

Robert Guédiguian racconta la Francia delle generazioni di anziani genitori che va scomparendo, mentre i loro figli si scoprono invecchiati ma ancora capaci d'innamorarsi. Vibrante e umano.

Elisa Giudici

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