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La donazione del cordone ombelicale: come decidere se farlo o meno

Quali sono i vantaggi della donazione del cordone? E quando, invece, questa pratica non può essere messa in atto? L'informazione, nel corso della gravidanza, è primaria per decidere se donare o no il cordone ombelicale, nella salute di mamme e bebè.

Donazione del cordone ombelicale

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La donazione del cordone ombelicale, dopo la nascita del bambino è un argomento che interessa le mamme in gravidanza, le quali vogliono capire come muoversi e cosa scegliere. Vantaggi e svantaggi della donazione del cordone, sono descritti in seguito.

La pratica della donazione del cordone ombelicale -  vedremo in seguito come si svolge – è attiva in Italia già dal 1993 quando è stata aperta la prima banca pubblica per la conservazione del sangue cordonale.

Da quel momento, a patto che gli ospedali siano in grado di avviare la pratica con sicurezza e le condizioni del parto lo permettano, le mamme sono invitate a donare le preziose cellule staminali presenti nel cordone.

cellule staminali cordone ombelicale

È possibile farlo pubblicamente, mettendolo a servizio della comunità presso le banche pubbliche o conservarlo privatamente (servizio possibile solo presso banche estere e a pagamento) in modo da poterne usufruire per proprio conto.

Le banche di sangue di cordone ombelicale rappresentano, quindi, un’importante risorsa e offrono maggiori opportunità di cura a quei pazienti in attesa di trapianto che non hanno un donatore compatibile e che ammontano al 40% circa dei potenziali curabili con il trapianto. Quindi, donare significa compiere un grande atto di solidarietà.

Il prelievo del sangue presente nel cordone ombelicale deve avvenire tra gli uno e i tre minuti dopo il parto; prima si “clampa” più saranno le possibilità di ottenere un numero cospicuo di cellule staminali riutilizzabili. Le nuove linee guida dell’OMS, comunque, sconsigliano di effettuare il prelievo nel primo minuto in quanto – quel sangue in più ricevuto – costituirebbe per il bambino un beneficio enorme.

Effettuare il clampaggio ritardato (dopo il primo minuto), infatti, porta dei reali vantaggi al neonato: potenziamento del neurosviluppo, diminuzione del rischio di anemia, transizione cardiopolmonare più regolare, aumento del livello di cellule staminali e migliore risultato globale per i neonati pretermine.

Ecco perché il personale sanitario addetto deve essere informato e prontissimo, in modo tale da tutelare il bambino riuscendo comunque ad effettuare un prelievo soddisfacente.

Cosa significa donare il cordone ombelicale

donare il cordone ombelicale

Donare il cordone ombelicale – come sostenuto dalla fondazione Veronesi – è il modo migliore dare vita ad una società di mutuo soccorso, ponendosi in prima linea verso la cura di alcune malattie. Infatti, le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale  rappresentano una terapia salvavita consolidata e di grande successo per la cura di numerose e gravi malattie del sangue.

Quando la donazione del midollo non è possibile (per le poche scarse possibilità di compatibilità e per le lunghissime attese), le cellule del cordone possono costituire un valido aiuto per curare malattie quali le leucemie, i linfomi, le talassemie, le immunodeficenze e alcuni difetti metabolici.

3 motivi per donare il cordone ombelicale

  1. Atto di responsabilità verso la comunità
  2. Possibilità di dedicare le cellule alla cura di un parente
  3. Nessun rischio per mamma e bebè

Atto di responsabilità verso la comunità

Come già evidenziato, mettere le cellule staminali presenti nel cordone al servizio della comunità è un ottimo modo per contrastare alcune malattie.

Rispetto al trapianto di midollo osseo, infatti, l’utilizzo delle cellule staminali presenti nel cordone ombelicale presenta alcuni vantaggi sia per chi lo riceve (minor rischio di rigetto, pronta disponibilità delle cellule) che per chi lo dona (la donazione è indolore e senza alcun rischio).

Possibilità di dedicare le cellule alla cura di un parente

In Italia è possibile anche una donazione dedicata per curare, cioè, un parente del neonato affetto da malattie che possono essere sanate con un trapianto di staminali.

Invece, nel nostro paese, è vietata la conservazione ad uso autologo, cioè a favore del bambino stesso nell'eventualità che ne dovesse avere bisogno in futuro.

Nessun rischio per mamme e bebè

La donazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, dopo il parto, non costituisce un pericolo né per la mamma né per il neonato. Infatti, avviene tutto con un prelievo veloce attraverso una puntura nei minuti appena successivi al parto.

Dopodiché, mamma e bambino possono tranquillamente essere lasciati insieme: a conoscersi, ad esplorarsi.

3 casi in cui la donazione del cordone è sconsigliata

  1. Complicanze post-partum e malattie materne
  2. Parto gemellare
  3. La pratica del Lotus birth

Complicanze post-partum e malattie materne

Per motivi di sicurezza si raccoglie esclusivamente in parti spontanei non complicati e nei parti cesarei dove ne sussistano le condizioni. Ovviamente la prima cosa a cui il personale medico deve occuparsi e prestare attenzione è la salute di mamma e bambino.

La mamma – prima di poter dare il consenso per la donazione – deve anche sottoporsi ad esami che escludano la presenza di malattie trasmissibili con il sangue (come ad esempio: epatite B, epatite C, AIDS, HTLV, sifilide, Citomegalovirus) – come prefissato dalle normative per le attività trasfusionali e per i trapianti.

Parto gemellare

Pur non essendo una condizione di impossibilità totale, sono molte le banche del sangue che preferiscono escludere la donazione del cordone in seguito ad un parto gemellare così da evitare il rischio di errori nell’ identificazione della provenienza (questo quando i due gemelli non sono monovulari (identici).

In ogni caso, l’eventuale prelievo deve essere effettuato dopo la nascita del secondo gemello.

La pratica del Lotus Birth

Infine, seppur le evidenze scientifiche non lo considerino una pratica sicura né efficace, sempre più mamme decidono di procrastinare il taglio del cordone finché questo non si stacchi da solo. In questo modo il bambino, dopo essere nato, continua a restare attaccato alla sua placenta.

Dunque, in questo parto non viene reciso il cordone ombelicale e la placenta resta sempre attaccata al neonato e si distacca da esso in modo naturale soltanto dopo alcuni giorni dal parto. Nel corso di questo tempo, la placenta deve essere tenuta integra e tamponata e cosparsa di sale.  

La pratica del Lotus Birth avviene soprattutto in caso di parto in casa, con l’assistenza di ostetriche specializzate. ​

Pur essendo una pratica molto “di moda”, è fortemente contestata dalla comunità medica che contesta la stessa utilità della placenta una volta concluso il secondamento: il sangue che passa da questa al bambino attraverso il cordone, infatti, non avrebbe più alcuna utilità e potrebbe aumentare il rischio di infezioni.

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