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Intervista a Jack Anselmi, che ci racconta il suo album Via Emilia

Un album che è ispirato alla Via Emilia, la strada che parte da Milano e arriva a Rimini. Suoni moderni, influenzati dal grande cantautorato italiano.

Jack Anselmi con una maglietta bianca, mentre suona la chitarra, con lo sfondo di Venezia

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Il suo nome è Jack Anselmi. Milanese di nascita, modenese di adozione, ma poi ritornato alla base. Ha da poco pubblicato il suo nuovo album, Via Emilia: suoni moderni che non tradiscono le radici nel grande cantautorato emiliano.

Perché hai scelto questo titolo per il tuo album?
La Via Emilia è una strada che parte da Milano e arriva a Rimini: durante la mia permanenza a Modena l’ho percorsa decine di volte. Tutti i pezzi del disco sono in qualche modo ispirati all’esperienza emiliana e al mio ritorno a Milano, quindi mi sembrava appropriato scegliere questo titolo. Ho interpretato quest’esperienza come una specie di percorso di vita, visto che nel disco parlo di Bologna, Modena e Milano.

Che differenze hai riscontrato tra la tua vita a Milano e quella in Emilia?
In Emilia la vita più autentica, più genuina. A Milano c’è tutto ed è tutto a portata di mano. A partire dall’arte e dalla cultura. Però si corre, si corre troppo. In Emilia c’è maggiore cura dei rapporti umani.

Dal disco emerge un tuo forte amore per il grande cantautorato italiano. C’è qualcuno dei musicisti di oggi che ascolti?
Amo molto Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. L’ultimo album che ho acquistato invece è A casa tutto bene di Brunori Sas: veramente un gran bel disco.

Nel tuo album emergono due anime: quella più scanzonata di Bye e quella più intimista di Autentico. Qual è il vero Jack Anselmi?
Il vero Jack Anselmi è il risultato di queste due anime, che si equilibrano a vicenda per garantirmi una certa serenità. Uso l’ironia per esorcizzare alcune delusioni e alcuni dolori. Invece la malinconia è la dimensione ideale per riflettere. Sono entrambe indispensabili.

Quanto c’è di te nelle tue canzoni?
C’è tanto di me, soprattutto nelle canzoni più malinconiche come Autentico. Ci sono pezzi in cui racconto storie altrui, ma tutte filtrate dalla mia sensibilità. E poi c’è 10 e 25, canzone in cui parlo della strage di Bologna. Comunque, in ogni brano c’è un pizzico di Giacomo Anselmi.

Qual è la canzone a cui sei più affezionato?
Autentico. Parla molto di me e della mia visione ideale del mondo. Vorrei un mondo più pensante, con una maggiore attenzione alla cultura. Invece lo vedo molto passivo, in balia degli eventi.

Tra gli endorser di questo disco c’è Paolo Belli. Com’è andata con lui?
Mi ha notato in una trasmissione di Red Ronnie, Optima Red Alert, si è affezionato alla mia canzone Bye e si è interessato ai miei lavori. Il 30 maggio dell’anno scorso mi ha chiesto di suonare in apertura alla partita del cuore allo Juventus Stadium.

Com’è stato suonare di fronte a 40mila persone in uno stadio?
Appena ho messo piede in quello stadio ho provato un’emozione fortissima. È stato incredibile. Però, devo dire la verità: mi spaventa di più suonare in un locale, di fronte a gente che vedi in faccia. Suonare davanti a 40mila persone è quasi come non avere nessuno davanti, perché la gente sugli spalti è piccolissima.

Cosa stai facendo attualmente?
Stasera suonerò al Teatro Verdi di Genova, come finalista del Premio Max Parodi. Lunedì sarò al Legend Club di Milano, ospite delle semifinali di Rock Targato Italia. Il 21 aprile sarò alla biblioteca di Imola per fare l’accompagnamento musicale al reading del libro Riprendo fiato, di Julka Caporetti e MagdalaDi. E poi ho in programma un tour per quest’estate. Insomma, sono sempre in movimento.

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