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Nellie Bly, la pioniera del giornalismo d'inchiesta e le sue eredi

Una nuova biografia “Dove nasce il vento: vita di Nellie Bly, a free American girl”, scritta da Nicola Attadio, rievoca la straordinaria vita professionale di Nellie Bly, creatrice del giornalismo d’inchiesta e pioniera dell’emancipazione femminile.

Nellie Bly è stata la prima giornalista a occuparsi d'inchieste sotto copertura

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È stata lei, Nellie Bly, la prima donna giornalista ad aprire la strada a tutte le altre in un settore che ha visto primeggiare sempre gli uomini. A fine Ottocento scese tra le operaie delle acciaierie, tra le donne rinchiuse in manicomio e fece il giro del mondo in soli 72 giorni. Le sue inchieste sotto copertura denunciarono gravi situazioni d’abuso e per prima ha scritto di divorzi e salari bassissimi.Con il suo giornalismo sul campo ha rivendicato il diritto all’emancipazione femminile. Si è imposta con il suo talento, la sua determinazione e la sua penna asciutta. 

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Pioniera del giornalismo d'inchiesta

Ha scritto di lavoratrici sfruttate, di mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e di sfruttamento del lavoro minorile. Argomenti tabù all'epoca. E ci è riuscita quando per una donna era sconveniente essere una giornalista. Ed è per questo motivo che Elizabeth Cochran, nata il 5 maggio 1864 in Pennsylvania inventa il nome d’arte di Nellie Bly. Ad omaggiare la sua parabola è uscita una nuova biografia “Dove nasce il vento: vita di Nellie Bly, a free American girl” scritta da Nicola Attadio per Bompiani sulla vita della pioniera del giornalismo d’inchiesta, dove viene ripercorsa la sua incredibile esistenza.

Una carriera da guerriera

Ha solo ventitré anni Elizabeth Cochran, quando nel 1887 si presenta a John Cockerill, direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer, chiedendo di essere assunta come reporter. Nel 1885 aveva iniziato a scrivere per il “Dispatch” di Pittsburgh e con le sue rivoluzionarie inchieste sotto copertura denunciò la situazione lavorativa delle operaie sfruttate e delle donne divorziate. La sua tagliente penna, però, fece infuriare la classe dirigente, al punto da minacciare di non finanziare più il giornale. Viene così spostata alla pagine di giardinaggio e moda. Ma la ragazza non ci sta. Lascia un biglietto ad un suo collega con scritto:

Caro Q.O., me ne vado a New York. Sentirai parlare di me presto. Bly.

Nella grande mela conquista con i suoi articoli i lettori. Tanti gli impavidi reportage come quello sugli istituti psichiatrici che realizza fingendosi pazza e rimanendo rinchiusa per dieci giorni nel manicomio femminile di Blackwell’s Island. Racconterà i soprusi e le violenze sulle donne internate nell’articolo "Dieci giorni in un manicomio" e l’inchiesta porta alla riforma degli istituti di cura mentale nello stato di New York. Poi si fa arrestare per aver scritto sulla condizione delle detenute nelle prigioni e segue come reporter tutti gli avvenimenti più “caldi”. Non si ferma mai. Sempre in prima linea è un vulcano di idee e iniziative. Dopo aver letto il "Giro del mondo in ottanta giorni"di Jules Verne, suggerì a Pulitzer di finanziarle il suo giro in solitaria. Viaggia via nave, treno e anche su un asino. Il tour con le varie tappe coinvolse più di un milione di persone che parteciparono alla lotteria istituita da Pulitzer per indovinare quando sarebbe riuscita a tornare a New York.

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Poi, lasciando tutti a bocca aperta, decide di sposarsi con un imprenditore milionario Robert Seaman che aveva 40 anni più di lei. Quando lui muore prende in mano la sua azienda. Al giornalismo fortunatamente ritorna nel 1914, raccontando i corpi dilaniati e la crudeltà della Prima guerra mondiale, come inviata di guerra dal fronte austriaco sulle colonne del "New York Evening Journal". Muore a soli 57 anni.

Il giornalismo è donna

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La vita intensa, - fatta di passione, di inchieste e di scoop coraggiosi di Nellie Bly -, è stata fonte di ispirazione per tante giornaliste. Modello di volontà e fermezza che ha aperto la strada a professioniste diventate dei nomi noti del giornalismo internazionale. Testimoni uniche dei grandi avvenimenti politici e culturali che hanno segnato la Storia. Come quella di Margaret Fuller, la prima donna assunta al "New York Tribune" nel 1844 o la nostra giornalista e scrittrice Matilde Serao Annie Vivanti la prima corrispondete al fronte durante la Grande Guerra per il periodico "La Donna". E poi Dorothy Thompson, la prima voce femminile alla radio che negli anni ’30 e ’40, fu corrispondente dall’Europa e intervistò persino Hitler. Seguiva la guerra ovunque riuscisse a raggiungerla anche Martha Gellhorn.

Maria Callas ed Elsa Maxwell al Festival di VeneziaHD

Mentre è stata una conoscitrice minuziosa di Hollywood e dei suoi segreti la tagliente giornalista di costume Elsa Maxwell. E come non citare Ethel L. Payne, la prima afro-americana a essere assunta come commentatrice da una rete radiofonica nazionale, la CBS, nel 1972. Non sono passate inosservate le italianissime: Camilla Cederna, giornalista al centro di polemiche per l’inchiesta sulla morte di Giuseppe Pinelli e Oriana Fallaci, dallo spirito di libertà e coraggio che l’accompagna sempre mentre racconta la guerra in Vietnam, gli scontri tra militari e studenti a Città del Messico e i conflitti militari in Medio Oriente. Regina della stampa britannica, invece, è stata Ann Leslie, corrispondente estera per il Daily Mail ha raccontato la caduta del muro di Berlino e il rilascio di Nelson Mandela. Tante poi hanno perso anche la vita, in cerca della notizia, come tra le altre Ilaria Alpi, Anna Politkovskaja e Marie Colvin.

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