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Gli uomini si credono più bravi delle donne nelle materie scientifiche

Un recente studio ha provato come in ambito scientifico, anche di fronte a prove che dicono altrimenti, gli uomini si reputino più intelligenti delle donne, mentre queste tendono a sottovalutarsi.

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Le donne che studiano e lavorano nei campi delle scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, area di interesse indicata con l’acronimo inglese STEM, spesso vengono sminuite dai colleghi di sesso maschile, e non di rado hanno una stima di sé inferiore a quella che gli uomini hanno di loro stessi. Uno studio pubblicato questa settimana prova ulteriormente questa tendenza.

La ricerca è stata condotta da Katelyn Cooper, una dottoranda presso la Arizona State University School of Life Sciences, insieme alla sua docente Sara Brownell su una classe di studenti di biologia, ed ha riscontrato che gli uomini tendono a sovrastimare la loro intelligenza e competenze, e sottovalutare quelle delle colleghe donne, provocando una minore fiducia in sé da parte di queste ultime, anche quando una prova inconfutabile come i voti ottenuti rispettivamente dice il contrario.

Gli studenti hanno lavorato in gruppi ed in coppie e quando è stato chiesto loro di valutare il proprio lavoro rispetto a quello dei colleghi più stretti, gli uomini hanno indicato di essere più intelligenti del 61 % , mentre le donne solo del 33%. “Questo riflette ciò che la letteratura ha riportato già in precedenza”, hanno scritto Cooper e Brownell nella ricerca, pubblicata nella rivista Advances in Physiology Education.

L’esame di circa 20 pubblicazioni sull’autovalutazione dell’intelligenza ha portato a concludere che gli uomini si considerano migliori delle donne.

La professoressa Sara Brownell e la dottoranda Katelyn CooperHDSandra Leander
Sara Brownell e Katelyn Cooper Arizona State University School of Life Sciences

La Brownell ha aggiunto che sono sempre più gli studi che rilevano lo stesso fenomeno, ed il lato negativo è la constatazione che, di conseguenza, la partecipazione femminile è in diminuzione. “Le donne non alzano la mano in classe, né rispondono”, e non perché non siano in grado, ma perché si reputano meno capaci di farlo - il che si riflette nella considerazione che di loro hanno gli insegnanti, i compagni di studi e alla fine anche i datori di lavoro. La convinzione che gli uomini fossero naturalmente più portati per le materie scientifiche è radicata da sempre nella mentalità collettiva, e sono pochi i paesi e gli ambiti sociali in cui questo pregiudizio è in fase di superamento. Cooper e Brownell ci dicono che le donne negli ambiti STEM continuano a riportare l’esistenza di un’atmosfera ostile, alimentata dalla credenza che non siano materie per loro. I risultati dello studio delle due ricercatrici è ancora più significativo se si tiene conto che è stato condotto in una classe di biologia, la materia che più di ogni altra tra quelle scientifiche è considerata “sicura” per le donne.

Anche una professoressa di educazione matematica della Vanderbilt University, Ilana Seidel Horn, dice che è stato dimostrato come le ragazze e le donne mettano in dubbio la loro padronanza della materia molto più di ragazzi ed uomini.

Le ragazze davvero brillanti spesso non credono di sapere qualcosa a meno che non la comprendano appieno, mentre i ragazzi sono più tranquilli nell’affermare che capiscono una cosa senza davvero averne una piena comprensione.

La Horn ha anche spiegato come il fatto che il successo non sempre richieda una comprensione profonda della materia sia particolarmente i ragazzi e le ragazze che invece hanno capito appieno un concetto. La stessa donna, che spesso nella sua vita da studentessa si è ritrovata ad essere la sola del suo sesso nei programmi di matematica avanzata, ammette di aver avuto periodi di seria crisi di fiducia in se stessa. L’entomologa e professoressa Gwen Pearson, poi, ha raccontato di come si sia sentita da un compagno di studi dire che la sua presenza nelle classi universitarie “sminuisse” il valore della laurea per lui.

Non vi sto a dire quante volte, per i miei primi successi (premi e borse di studio), mi è stato detto che li avevo ricevuti solo perché ero l’unica donna della classe, e quindi avevano ‘dovuto’ darmi il riconoscimento.

La Pearson, che ha una carriera accademica invidiabile, ammette di continuare a dubitare di tutto ciò che fa. “Ed è colpa del fatto che ho passato tutta la vita a sentirmi dire che non faceva per me e non ero abbastanza brava, mi ha condizionato”.

La professoressa Horn spiega che una forma d’aiuto importante può essere trovare un mentore, persone con posizioni autorevoli che siano di supporto, sostengano il senso di fiducia in se stesse ed approvino il metodo d’apprendimento. È importante anche far sentire la propria voce, aggiunge Cooper, perché spesso gli uomini si appropriano delle idee proposte dalle donne. Gwen Pearson ha anche avviato un programma contro il bullismo chiamato EntoAllies, che vuole aiutare non solo le donne ma anche le professioniste e studentesse di diverse etnie minoritarie. La Brownell, poi, dice che i docenti devono tener conto delle differenze nell’approccio alla classe di donne e uomini, e tra persone più estroverse e più calme: “Anche lo studente più silenzioso può avere le idee migliori”.

Vi è mai capitato di essere oggetto di questa forma di discriminazione?N

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