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Vivere o Morire: il nuovo album senza scorciatoie del cantautore Motta

Dopo il bivio de La fine dei vent’anni, per Motta è il tempo della scelta: quella che canta nel nuovo album Vivere o Morire, dal 6 aprile. Ecco che cosa ci ha raccontato il cantautore.

Vivere o Morire: il nuovo album di Motta Claudia Pajewski

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“Citofonare Francesco Motta”. Suona così, un po’ vintage un po’ casalingo, l’invito di Motta, che ha deciso di presentare il suo nuovo album avvolto nel calore di quattro mura domestiche. E l’appuntamento è al primo piano di una bella palazzina milanese, scelta come accogliente ambientazione per raccontare un progetto altrettanto personale.

Targa Tenco con il disco d’esordio La fine dei vent’anni, il polistrumentista, autore e cantante toscano torna con Vivere o Morire, album densissimo in uscita il 6 aprile per Sugar. Ad anticiparne le atmosfere, così come la narrazione matura che valorizza ogni parola, è stato il singolo La nostra ultima canzone, già in radio e digitale.

Motta cover album Vivere o Morire

Ma questo è solo un primo biglietto da visita, una sorta di anticamera che introduce a un mondo, quello di Motta, che proprio come una casa si apre stanza dopo stanza. Fin dalla prima traccia, quella che si avverte come esigenza che sottende il progetto è proprio una sincera urgenza di esprimersi, arrivata dopo un periodo di silenzio.

Il sipario è calato dopo l’ultimo concerto all’Alcatraz di Milano, un live con cui Motta ha fatto fatica a fare pace. “Ci ho messo un anno prima di riuscire a rivedere le immagini di quella sera… Sono stato eccessivo e non ce n’era bisogno. Mi sono sentito di non essere stato all’altezza di quel palco.”

Vivere o Morire parte (e poi ritornerà) proprio da lì, emblema di un momento folgorante in cui la scelta diventa vitale. Niente scappatoie davanti a un bivio: non esistono compromessi per Motta, perché non c’è altro modo per vivere che vivere fino in fondo. Anche dietro i vetri di uno studio di registrazione, dove l’artista ha inciso ogni pezzo come fosse l’ultima take, con l’intensità catartica  e la profondità viscerale del prendere una strada da cui non si torna indietro.

Francesco MottaHDClaudia Pajewski

Partiamo da quel palco milanese, che ha concluso due anni molto intensi: che cosa è successo?
Non smetterò mai di ringraziare i miei musicisti, che sono stati fondamentali nel farmi crescere artisticamente. Quel tour era fatto di concerti in cui le canzoni si sono rigenerate sul palco, ma dopo il live all’Alcatraz ho un ricordo brutto. Mi sono accorto di non essere stato pronto nell’affrontare quel tipo di emozione e, crescendo, mi sono reo conto che non è importante la forza quanto incanalarla bene (non solo sul palco).

Sono rientrato a casa, mi sono rimesso al pc e sono ripartito da zero, con la consapevolezza di tutto quello che avevamo fatto insieme. Se ne La fine dei vent’anni descrivevo il bivio che avevo davanti a me, in Vivere o Morire mi sono sentito pronto a prendere una delle due strade. Spero di esserci riuscito. Poi se sia la strada giusta non lo so, però l’ho presa.

Mi sono guadagnato una maggiore sobrietà anche grazie a tre settimane di silenzio trascorse a casa dei miei genitori.

Quale è stato, e qual è, il tuo approccio alla musica?
Fare un disco, per me, è difficilissimo; non mi diverte affatto. Suonare sì, mi diverte, ma scrivere i testi è complicatissimo. Questa volta lo è stato anche di più avendo avuto maggiore consapevolezza. Mi sono fermato, per la prima volta, perché avevo bisogno di riposarmi e di guardare indietro per fare delle scelte che prima non avevo avuto la forza di fare.

E ho sentito anche una grossa responsabilità: quella della verità. Il trucco di questo album è stato farlo non mettendoci trucchi. In questo disco sono andato talmente sul personale che non era giusto arrivare a quale che compromesso. Ho passato più tempo con me stesso e mi conosco meglio.

Rispetto al precedente album che cosa è cambiato?
In Vivere o Morire ho suonato molto di più che nel precedente album. Per La fine dei vent’anni la gestazione è stata lunga ma spalmata in più tempo, senza quindi quella concentrazione che invece c’è stata ora per questo album. E questo fa anche in modo di andare nelle cose con maggiore profondità. Volevo darmi certe coltellate per sentirmi meglio dopo aver scritto una canzone, perché dopo non puoi sentirti uguale. Con questo disco ho esorcizzato davvero tante cose.

La maggiore maturità, anche anagrafica, conta in questo processo?
E poi sono invecchiato, io insieme alle mie canzoni, e ne sono felice. Anzi, devo dire che sono invecchiato pure bene: vado fiero dei miei due capelli bianchi (sorride, ndr). Spesso vedo la ricerca di ringiovanirsi con le canzoni, ma penso che per un artista, come per un artigiano, ci deve essere la voglia di cambiare idee, anche se a volte è difficile. È una sintesi arrivata col tempo, quando doveva arrivare.

Ci deve essere parallelismo tra la propria età e quello che si dice: se io cambio, cambiano anche le canzoni.
È giusto che sia così.

L’album è prodotto da te insieme a Taketo Gohara: come avete lavorato?
Taketo è stato per me complementare e mi ha aiutato tanto. Ci sono stati giorni in cui mi svegliavo la mattina felice di un pezzo e un’ora dopo già pensavo a che altro fare. È  stato un lavoro sofferto, in cui ho recuperato cose che avevo da parte fin dal 2011: erano frasi che forse non mi ero ancora meritato. Ho sempre bisogno di un gancio emotivo per scrivere, anche se poi magari la canzone va per tutt’altra via.

È stato Taketo a propormi di registrare a New York e questo mi ha permesso di suonare anche strumenti che non avevo mai visto. È stato veramente bello: in certi momenti la musica mi ha spaventato ed è giusto che sia così. Le canzoni sono molto poi importanti di chi le fa e questo l’ho capito bene lavorando alle colonne sonore. Ti devi mettere da parte per forza e questo mi ha aiutato tanto.

Rispetto a Vivere o Morire, nell’album precedente c’era più confusione: un’ordinata confusione dovuta anche a una giustificata ingenuità della mia esperienza di cantautore.

Francesco Motta per Vivere o MorireHDClaudia Pajewski

Tra le paure che canti c’è quella di dimenticare: ma che cosa, in particolare?
La mia paura più grande è proprio dimenticare: cosa sono stato, gli affetti, da dove sono partito e anche che cosa ho sbagliato. Mi voglio ricordare tutto, in questa concezione binaria della vita – fatta di vivere o morire, stare o andarsene – non voglio dimenticare le scelte sbagliate.

Sei fra gli esponenti di quel mondo indie che, oggi, insieme alla trap vede i riflettori particolarmente accesi: come vivi questa situazione?
Non so se sono indie o meno: secondo me ci sono canzoni pop più belle e altre meno belle e, da questo punto di vista, la discografia non c’entra. Certamente, mi piacerebbe che più persone possibili ascoltassero le mie canzoni anche se questo non è il punto di partenza quando scrivi un brano. Non deve esserlo mai. Nei confronti della Trap, invece, trovo una grande distanza sul piano del racconto, in cui pure riconosco tanta verità. E questo comunque affascina.

Che ascoltatore sei?
Purtroppo ascolto poca musica soprattutto quando scrivo, e leggo pure meno. Ho sempre amato Salmo per la sua proposta artistica ma poi finisco sempre per riascoltare De Gregori.

In questo album ci sono nove tracce: non una di meno non una di più. Questo disco me lo sono guadagnato così come è.

Chiudiamo da dove siamo partiti: il 31 maggio sarai di nuovo all’Alcatraz, come ti senti?
Questa volta sono assolutamente pronto.

Vivere o Morire: tracklist, instore e date live

Vivere o Morire viene pubblicato nei formati CD, Vinile e in digitali sulle principali piattaforme. L’album è stato prodotto, registrato e mixato tra Milano, Roma e NY, da Motta e Taketo Gohara. Ecco la tracklist completa:

  1. Ed è quasi come essere felice
  2. Quello che siamo diventati
  3. Vivere o morire
  4. La nostra ultima canzone
  5. Chissà dove sarai
  6. Per amore e basta
  7. La prima volta
  8. E poi ci pensi un po’
  9. Mi parli di te

In occasione della pubblicazione dell’album, Motta incontra i fan durante un tour negli store italiani secondo il seguente calendario:

  1. 6 aprile – Milano, Feltrinelli Piazza Piemonte ore 18:30
  2. 7 aprile – Roma, Feltrinelli Appia Nuova ore 17:00
  3. 8 aprile – Napoli, Feltrinelli Piazza dei Martiri ore 17:00
  4. 9 aprile –  Padova Feltrinelli via san Francesco ore 18:00
  5. 10 aprile – Firenze, Feltrinelli RED Piazza della Repubblica ore 18:30
  6. 11 aprile – Bologna, Feltrinelli Piazza Ravegnana ore 18:00
  7. 12 aprile – Torino, Feltrinelli Stazione Porta Nuova ore 18:00

A seguire, l’artista porta dal vivo il nuovo progetto con quattro concerti evento come anteprime del Motta live 2018 (Trident Music):

  • 26 maggio – Roma, Atlantico
  • 28 maggio – Bologna, Estragon
  • 29 maggio – Firenze, Obihall
  • 31 maggio – Milano, Alcatraz

I biglietti sono disponibili in prevendita tramite il circuito TicketOne e presso tutti i punti vendita abituali. 

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