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I film animati di Miyazaki che fanno bene al tuo bambino

I film di Hayao Miyazaki non sono solo dei capolavori di animazione, ma contengono messaggi ed insegnamenti importantissimi, che ogni bambino - e non solo - dovrebbe conoscere.

Una composizione dei personaggi dei film di Hayao MIyazaki

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Negli ultimi trent’anni Hayao Miyazaki ed il suo Studio Ghibli ci hanno regalato alcuni dei film di animazioni tra i migliori della storia del cinema, trasportandoci ogni volta in mondi fantastici, pieni di situazioni bizzarre, personaggi ammalianti anche quando sinistri, e storie pervase da una magia che a volte sfugge alla comprensione immediata ma che non manca mai di farsi percepire.

Guardando un film di Miyazaki si rimane incantati dalla delicatezza di una sensibilità estranea al nostro mondo ma capace di comunicare messaggi importanti, e spesso brutali, ma sempre universali.

Ecco dunque la lista di tutti i lungometraggi del grandissimo maestro dell’animazione, fino all’ultimo arrivato in sala, Si alza il vento, del 2013.

Il mio vicino Totoro (1988)

Un film senza villain. Senza scene di lotta. Nessun adulto cattivo. Nessuna lite tra le due bambine. Nessun mostro spaventoso. Niente buio prima dell'alba. Un mondo benigno. Un mondo in cui se incontri una strana creatura gigante nella foresta, ti rannicchi sulla sua pancia e schiacci un pisolino.

Così lo raccontava Roger Ebert nella recensione in cui dava a Il mio vicino Totoro pieni voti.

Questo è forse il film più iconico di Miyazaki, grazie al personaggio proprio di Totoro una creatura magica gigante, un po’ coniglio e un po’ gatto, che è divenuto la mascotte di Studio Ghibli e compare anche tra i giocattoli di Bonnie in Toy Story 3 (John Lasseter è un grande ammiratore di Miyazaki).

Il film ha consacrato la carriera di Miyazaki, ed è una splendida celebrazione della natura e del senso di stupore che essa è capace di provocare. Ambientato nel Giappone del dopoguerra, racconta la storia di un uomo e le sue due figlie che, si trasferiscono in una piccola casa di un villaggio rurale per essere più vicini alla madre malata. È qui che le due bambine scoprono le meraviglie della natura che le circonda, incluse le creature fatte della polvere che si posa in casa e gli spiriti dalle orecchie appuntite che vivono nei boschi tra cui appunto il gigante Totoro, tutto da abbracciare.

Il film ha dei lunghi momenti di pura contemplazione: il soffio del vento o il modo in cui la luce obliqua della mattina illumina una radura vengono sapientemente disegnati, imponendo il loro ritmo placido sullo spettatore, a sottolineare quanto sia importante e bello staccare la spina e rallentare, ogni tanto.

Nausicaä della valle del vento (1984)

Quando ero una bimba di sette anni assolutamente non popolare, amavo giocare da sola replicando un film che avevo visto in tv, dove la principessa di una tribù futuristica salvava l'umanità accompagnata da uno scoiattolino carinissimo.

Una critica del Guardian ricorda così l'impatto che ebbe sulla sua infanzia Nausicaa della valel del vento.

Questo film è considerato il più imaginifico della carriera di Miyazaki, quello con una struttura più libera: è ambientato in un mondo postapocalittico in cui un gas tossico ed una giungla in continua espansione (popolata di creature strane come gli insetti carnivori giganti) minacciano di eliminare anche quei pochi esseri umani rimasti. Al centro della vicenda c’è una giovane, Nausicaa, capace di calmare le creature minacciose che vive in una terra protetta da una barriera naturale.

Quando lei si trova in mezzo a due fazioni che combattono per la sopravvivenza, dovrà trovare il modo di portare pace ed evitare ogni forma di distruzione, insegnando alla sua gente ad amare la natura, invece di combatterla. È il secondo film di Miyazaki, che già presenta le tematiche care al regista: l’amore per la natura, il pacifismo, una giovane protagonista determinata e coraggiosa. Non viene annoverato tra i migliori, ma è certamente un’opera impressionante, che correva molto sui tempi.

Principessa Mononoke (1997)

Quando vado al cinema voglio vedere scenari meravigliosi impossibili nel mondo reale, storie in cui il mito ed i sogni sono liberi di esprimersi.

Questo è ciò che Ebert ha trovato nei film di Miyazaki, e particolarmente in questo, che ha fatto del regista un grosso nome a livello commerciale in tutto il mondo: dopo lo straordinario successo in patria, infatti, approdò nei mercati occidentali vendendo poi tantissime copie in home video.

È un lungometraggio assolutamente immersivo, un film d'azione esotico e  tentacolare che fonde coscienza ecologica e spiritualità con violenza, romanticismo, umorismo, nel quale riconosciamo dinamiche del nostro mondo pur essendo trasportati in un universo visivo oltre ogni immaginazione, popolato da creature ultraterrene e permeato in ogni momento da un fortissimo senso di bellezza naturale.

La principessa Mononoke è infatti simbolo della lotta per la salvaguardia della natura contro l’avanzare implacabile e distruttore della tecnologia umana, e racconta la storia di Ashitaka, un giovane guerriero bandito dal suo villaggio dopo essere stato maledetto, che compie un viaggio in cui conoscerà spiriti della foresta, uomini e donne caratterizzati in maniera complessa ed ambivalente, e soprattutto la principessa Mononoke, la figlia umana del dio lupo della quale lui si innamora.

Quando la popolazione umana della Città del Ferro dichiara guerra alla Foresta, Ashitaka si trova a dover decidere da quale lato schierarsi. Pur essendo pensato per un pubblico giovane, i personaggi di questo film sono complessi, mostrando comportamenti contraddittori che spesso si riflettono nella caratterizzazione grafica e soprattutto esibendo l’incredibile duttilità della mente creativa di Miyazaki.

Ponyo sulla scogliera (2008)

Mentre corre a fianco delle creste delle onde che ha evocato grazie alla forza del suo potere, Ponyo esprime non solo la sua gioia, ma anche la nostra.

Manohla Dargis sul New York Times celebrava così la gioiosa immagine di una bambina che corre  su una strada lambita dalle onde del mare, diffondendo una risata gorgogliante di pura felicità, una delle tante scene che rimangono impresse dopo la visione di Ponyo sulla scogliera. Nel paragone con il resto della filmografia di Hayao Miyazaki, Ponyo è il lungometraggio più semplice, dove il simbolismo e la sospensione sono sempre presenti, ma in minor misura rispetto agli altri titoli.

Si tratta di una sorta di declinazione à la Studio Ghibli de La sirenetta, dove la pesciolina Ponyo sogna di diventare un’umana contro la volontà del padre, uno scienziato un tempo umano che ora vive in fondo al mare. Ed è proprio il mondo sottomarino a sorprendere, soprattutto considerando che Miyazaki ama far librare in aria i suoi personaggi ad ogni occasione possibile.

La semplicità dell’arco narrativo però è bilanciata da tematiche complesse,come il rapporto tra genitore e figlio e nuovamente quello tra umani e natura che sono esplorati sempre con grande sensibilità ed una fervida immaginazione.

La città incantata (2001)

'Magico' è una parola che si usa spesso per film che parlano di fantasia ed infanzia. Ma questo la merita davvero.

Peter Bradshaw commenta così il film che è valso un Oscar (come miglior lungometraggio animato) ed un Orso d’Oro a Berlino a Miyazaki.

La storia richiama nella premessa Alice nel paese delle meraviglie, ma poi sviluppa un mondo immaginario totalmente proprio, dove la fantasia davvero non ha freni. La protagonista è Chihiro, che insieme ai suoi genitori finisce per caso in un luogo fantastico che più che una città incantata è effettivamente una realtà alternativa rettada leggi diverse della nostra: in essa, il padre e la madre di Chihiro vengono trasformati in maiali, mentre la bambina si trova a girovagare dapprima affascinata da tutto ciò che vede, finché non è costretta a crescere e confrontarsi con degli spiriti malevoli che abitano quel mondo.

La città incantata è un posto dove dimenticare il proprio nome significa arrendersi al controllo degli altri, dove gli spiriti dei fiumi inquinati ti danno cibo disgustoso da far mangiare ai tuoi nemici, e dove ogni cosa non è quella che sembra. Difficile descrivere la ricchezza di questo universo narrativo, al contempo bellissimo ed inquietante, disegnato e composto magistralmente: bisogna lasciarsi trasportare e vivere l’avventura di crescita di Chihiro, seguirla mentre cerca la sua libertà a scapito dei genitori, per poi capire che ciò che vuole non è esattamente quello.

Il castello errante di Howl (2004)

Il castello errante di Howl segue la logica di un sogno: dietro ogni porta si nascondono realtà multiple, una più sbalorditiva dell'altra.

Il pensiero del critico David Ansen è un po' quello di chiunque abbia amato questo film.

Dei lavori di Miyazaki, questo è il titolo che molti ritengono più vicino (se non contaminato) all’animazione occidentale, soprattutto quella di casa Disney. Liberamente ispirato all’omonimo libro dell’autrice inglese Diana Wynne Jones, ha un look steampunk accattivante e che ricorda un altro titolo del maestro, Il castello nel cielo (di cui vi diremo tra poco).

Da un punto di vista visivo è stupefacente, e anche la storia non può non conquistare gli spettatori: Sophie è una giovane modista che cade vittima di un incantesimo per cui assume le sembianze di una donna anziana, ed è in questa forma che conosce e s'innamora del bellissimo mago Howl, l’unico in grado di liberarla dal sortilegio. Howl vive in un castello capace di spostarsi da un luogo all’altro, alimentato da uno spirito del fuoco, Calcifer (un grande favorito tra i fan dell’autore).

Il film è ambientato durante una guerra che gli stessi personaggi definiscono “idiota” e che porta distruzione in ogni dove. Miyazaki lo ha pensato come reazione all’impopolare coinvolgimento del Giappone nella guerra in Iraq, ma non si riduce ad esso: Howl è un inno all’amore vero che guarda oltre le apparenze, e le sue radici "occidentali" sviluppate con gusto orientale e colorate da quell'ambivalenza nel tratteggiare personaggi e situazioni distintiva della poetica di Miyazaki,  fanno di questo film il migliore per chi voglia cominciare ad avvicinarsi all’animazione del regista giapponese.

Kiki - Consegne a domicilio (1989)

Il pubblico apprezzerà il tono gentile di affermazione femminile nel ritratto di varie generazioni di donne che aiutano gli altri a tirare fuori il meglio di sé.

Kiki è il film creato subito dopo Totoro, ovvero quello che aveva reso il suo ideatore famoso in tutto il mondo.

Impossibile cercare di replicare con qualcosa di altrettanto rivoluzionario, ed infatti Miyazaki scelse di dedicarsi ad una delicata storia di crescita arricchita dall'elemento della magia. In realtà il maestro non avrebbe dovuto nemmeno dirigerlo, perché quando iniziò la produzione era ancora impegnato con Totoro, ma non fu soddisfatto dal lavoro del collega Sunao Katabuchi, e appena fu libero prese le redini, creando qualcosa di inquivocabilmente suo. 

Ambientato in un’Europa immaginaria, racconta la storia della tredicenne Kiki, una giovane apprendista strega che deve vivere per un anno da sola prima di poter continuare con la sua preparazione. Aiutata dal gatto parlante Jiji, mette su un servizio di consegna a domicilio per una panetteria, facendo amicizia con un ragazzino del posto appassionato di aviazione, ma presto è colta dalla depressione e comincia a perdere i suoi poteri.

Il film dunque racconta il percorso di una giovane che deve imparare a credere in se stessa e superare le sue insicurezze, e - in minor misura, ma sempre molto più che in qualsiasi film per bambini occidentale- comincia ad esplorare la propria sessualitài.

Porco Rosso (1992)

Nei mondi magici di Miyazaki, i personaggi femminili sono spesso più intelligenti, coraggiosi ed intraprendenti delle loro controparti maschili.

Jeannette Catsoulis sottolinea una caratteristica di tutti i film di Miyazaki: le donne sono al centro di tutto, ed è vero anche qui, nonostante il protagonista sia uomo (o meglio, maiale).

Porco Rosso si inserisce nel gruppo di film più strani di Miyazaki. Racconta la storia di Marco/Porco Rosso, un pilota di guerra trasformato da un incantesimo in un maiale antropomorfo.

È un protagonista cinico, che ricorda i divi d'altri tempi e vive un po’ da lupo solitario, trovando pace dal passato che lo perseguita solo nell'assoluta libertà del volo, ma poi finisce per diventare un eroe attraverso una serie di avventure ed il contatto con una giovane innocente ingegnere donna di cui finisce per innamorarsi. Sarà proprio lei, geniale e determinata, a riportare umanità in lui.

Ambientato in Italia, tra un’isola dell’Adriatico e Milano, è il più specifico nei riferimenti a luoghi ed eventi storici: il protagonista infatti aveva combattuto in guerra, disertando invece di servire i fascisti, per poi procacciarsi da vivere come cacciatore di taglie. Questo non significa che manchi la componente fantastica e visionaria degli altri film di Miyazaki, ed i temi trattati sono sempre edificanti: in questo caso, il lungo percorso per riappropriarsi della propria anima e dell’identità che il disgusto per la guerra aveva stravolto e fatto dimenticare.

Laputa - Castello nel cielo (1986)

... un luogo deserto e magnifico, con robot giganti di metallo, pesci pelosi che nuotano in una città sommersa, giardini lussureggianti ed un labirinto sotterraneo fatto di misteriosi cubi neri.

Così veniva descritto nel 1989 il castello del titolo nel New York Time, che è l'elemento più affascinante di questo film. Laputa è il terzo lungometraggio mai realizzato da Miyazaki, ed il primo della sua compagnia Studio Ghibli (fondata nel 1985). Si tratta di una delle vicende più spensierate, che racconta la storia di Sheeta,una ragazzina che possiede un amuleto magico grazie al quale può fluttuare in aria, e per il quale è inseguita da  malvagi agenti governativi e pirati del cielo.

Mentre è in fuga da loro s'imbatte in Pazu, un giovane orfano che lavora nelle miniere ed è intenzionato ad esplorare i cieli alla ricerca della perduta città volante di Laputa (il nome è un omaggio a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift), che suo padre una volta aveva trovato. I due partono insieme all’avventura e trovano il luogo fantastico, scoprendolo più magico e spaventoso di quanto immaginassero.

Oltre al dinamismo dell'avventura che racconta, il film spinge a riflettere sulla politicizzazione dei progressi tecnologici e sul costo umano implicato in ogni ricerca del potere a sfondo militare. 

Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979)

Con Il castello di Cagliostro, Hayao Miyazaki provò di saper dirigere un lungometraggio e trasporre un manga in un film d'azione emozionante.

Il primo lavoro come regista di Hayao Miyazaki fu infatti una storia di Lupin. Non esisteva ancora lo Studio Ghibli e questo progetto rientra infatti nel franchise dei film di Lupin, o meglio, il Lupin III (il nipote del ladro gentiluomo Arsenio) nato dalla matita di Monkey Punch.

Il castello di Cagliostro è legato alla serie TV anime all’interno della quale lo stesso Miyazaki aveva diretto alcuni episodi, e racconta di Lupin e Daisuke Jigen che, reduci da una rapina a Monte Carlo, si ritrovano in mano un malloppo fatto di banconote false, che li porta sulle tracce del sinistro Conte Cagliostro e la sua promessa, la principessa Clarisse.

Tra mille colpi di scena e pericoli scampati sul filo del rasoio, è il film dove l’impronta del maestro è meno visibile in quanto a narrazione, ambientazione e tematiche, ma in cui è già ravvisabile il suo stile, che trova maggiore libertà nei dettagli minori, negli scenari, componendo la visione di un'Europa grandiosa e romantica. 

Si alza il vento (2013)

Nel film un personaggio dice, mentre guarda le nuvole che corrono nel cielo: 'Gli aeroplani sono sogni meravigliosi'. Anche i film di Miyazaki lo sono.

Così Sheila O'Malley salutava l'uscita del film che, secondo quanto annunciato dal regista, rimarrà il suo ultimo.

Una dichiarazione che finora, a differenza delle due occasioni precedenti in cui aveva dichiarato il ritiro dalle scene, pare non sia stata definitivamente smentita - il prossimo progetto in cui viene citato come regista, dal titolo Kimitachi wa dô ikiru ka, ha ancora solo lo status di notizia, con uscita ipotetica nel 2021.

In Si alza il vento ritroviamo tanti temi e dettagli tipici della sua poetica e del suo stile applicati però ad una storia più lineare, ovvero la biografia di Jiro Horikoshi, un vero progettista di aeroplani cui si devono i Mitsubishi A6M Zero impiegati dai giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le critiche ricevute da chi ritiene che idealizzi la figura di una guerrafondaio responsabile di aver costruito macchine letali, molti vi hanno letto invece una celebrazione del potere infinito dell’immaginazione, un inno al’idea del volo, da sempre espressa con poesia nella filmografia di Miyazaki, e nuovamente dipinta come un’attività tentatrice, un’esperienza piena di meraviglia capace di sbalordire, e che trova il culmine proprio nelle sequenze in cui gli aerei si librano in aria. Oltre ad una tenera rappresentazione della storia d'amore tra Jiro e  Nahoko, in Si alza il vento è impossibile poi non scorgere una profonda e toccante riflessione del regista sulla propria vita artistica, ed è lì che risiede il suo maggior pregio.

Quale dei film di Hayao Miyazaki è il vostro preferito?

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