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Recensione dell’ultimo libro di Audur Ava Olafsdottir, Hotel Silence

Un romanzo intento e delicato, che racconta la rinascita di un uomo e di un’intera popolazione sopravvissuta alla guerra, perché forse niente è impossibile da aggiustare.

Hotel Silence

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Arriva in Italia con il titolo Hotel Silence il quinto romanzo di Audur Ava Olafsdottir, autrice islandese famosa per il romanzo Rosa Candida, uscito nel 2012. Edito Einaudi, Hotel Silence è stato eletto dai librai islandesi libro dell’anno e noi lo abbiamo letto per voi.

Hotel Silence

Il libro racconta la storia di Jonas Ebeneser, un uomo di 49 anni che, dopo esser passato attraverso una brutta fase della propria vita, ne riemergo sconsolato, disilluso e più solo che mai. Le sue certezze sono andate in frantumi e la vita che pensava di essersi costruito non c’è più. Così matura l’idea di farla finita, ma questo pensiero estremo, ha diverse conseguenze pratiche a cui pensare: non può lasciare che sia la figlia a trovare il suo corpo e così decide di partire alla volta di un Paese appena uscito dalla guerra civile, dove potersi suicidare senza arrecare danno alle persone che ama.

Un bagaglio minimo, niente vestiti di ricambio, ma con sé l’inseparabile cassetta degli attrezzi portata per fissare al soffitto il gancio a cui impiccarsi: Jonas parte senza dire niente a nessuno, con l’idea che la notizia della sua morte giungerà a casa prima che ci si sia accorti della sua assenza, ma qualcosa nei suoi piani cambia. Jonas, da sempre bravo a riparare gli oggetti, si trova pian piano ad aiutare i gestori dell’hotel a rimettere in funzione la struttura e così scopre che, così come un vecchio mobile che sembrava destinato alla distruzione può esser riparato e tornare a nuova vita, così anche lui forse ha ancora qualcosa di buono da fare su questa terra. Inoltre, il confronto dei suoi drammi con quelli di chi ha perso tutto per via della guerra lo lascia senza parole, ma più di tutto a sconvolgere i piani di Jonas è la forza di questo popolo, passato attraverso morte e distruzione che ha però trovato la forza di ricominciare.

La mia infelicità nel migliore dei casi è un'idiozia, quando rovine e polvere si aprono davanti agli occhi fuori dalla finestra.

Un libro, Hotel Silence, dove serpeggia, sotto le vicende dei personaggi, una riflessione sul corpo e le sue cicatrici: a volta visibili altre nascoste, ognuno di noi ha le sue cicatrici, ma guardarle non deve essere costante ricordo del dolore passato, al contrario deve essere la spinta a trovare in noi la forza di guarire, proprio come istintivamente fa il nostro corpo quando rimargina la ferita.

Hotel Silence è un libro che accompagna il lettore attraverso le macerie, portandolo fuori da un labirinto di distruzione con un messaggio positivo ma non scontato, proprio per via della sofferenza che ci ha narrato nel corso della vicenda. Una lettura mai pensate, ma comunque intensa e delicata, in grado anche di strappare qua e là un sorriso.

Voto9/10

Un libro che narra la rinascita che segue la sofferenza e la distruzione, siano esse di un Paese, una casa, un corpo o un'anima. Un libro intenso ma di facile lettura.

Emanuela Brumana

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