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Le eroine dei cartoni animati degli anni '80

L'onore di Oscar, la forza di volontà di Maya, la leggerezza di Pollon, l'altruismo di Candy: sono solo alcune caratteristiche delle protagoniste degli anime anni '80 che ci hanno influenzate e rese le donne che siamo oggi.

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Niente può far sentire vecchi come iniziare un discorso con "ai miei tempi…", ma in che altro modo corredare l'affermazione “I cartone animati dei miei tempi erano i migliori?” In questo caso, parliamo degli anni '80. Per alcune di noi le eroine ispirate agli shojo manga, i fumetti per ragazze giapponesi, sono stati veri role model (modelli di riferimento) dall’infanzia all’adolescenza fino all'età adulta. Da Lady Oscar abbiamo imparato l'onore, da Candy l'altruismo, da Licia l'umiltà, da Lamù la malizia, da Maya la volontà di lottare per i propri sogni e così via. Alcune ci hanno donato insegnamenti più futili (Pollon a essere deliziosamente svampite, Ransie a come corteggiare la prima cotta), altre ci hanno indirizzato verso grandi verità (Creamy che adoriamo la moda, Nanà che si può essere carine anche con le caviglie grosse). Ecco le eroine indimenticabili dei cartoni animati degli anni '80 (che, molto probabilmente, non avranno mai eguali).

Lady Oscar

Oscar François de Jarjayes era - come ci ricorda la leggendaria sigla firmata dai Cavalieri del re con la strofa “il suo padre voleva un maschietto” - la figura finzionale di un ufficiale donna parigina degli anni precedenti la rivoluzione francese, cresciuta come un uomo. Oscar è alta, androgina, bellissima, forte e coraggiosa. Suona divinamente il piano (nel manga originale di Riyoko Ikeda, il violino), tira di scherma eccellentemente, e trascorre la sua adolescenza fino all'età adulta a fianco della regina Maria Antonietta. Di questa impara ad apprezzare la natura innocente e sincera, per quanto frivola e capricciosa. La serie animata ci soffre due modelli femminili contrapposti, ma quella che conquista è Oscar, power girl che ci ha insegnato come le donne possano essere tutto quello che vogliono e come valgono quanto gli uomini. Oscar ci ha insegnato il senso dell'onore e l'importanza di vivere - e morire - per i propri principi (ricordiamoci che è una nobile che si schiera con i poveri di Parigi). Paladina dell’essere se stesse e di una femminilità non ostentata ma inestricabile ("una rosa sarà sempre una rosa, non potrà mai essere un lillà"), è anche la metà di una delle prime storie d'amore ad averci fatta sognare, quella a lungo agognata tra lei e il fedele André.

Candy Candy

Personaggio dei manga di Yumiko Igarashi è l'eroina una epica telenovela dei buoni sentimenti. Orfanella cresciuta nella Casa di Pony, Candy verrà adottata ma si ritroverà circondata da ragazzini cattivi (come dimenticare l'orrenda Iriza e il pavido Neal), ma anche da figure benevole – l’angelico Anthony, che ci ha iniziate all’amore per gli uomini in kilt – e ambigue – il seducente, tormentato e ribelle aspirante attore Terence, il quale ci ha iniziato alla passione per i bei tenebrosi. La ragazzina con i codini biondi e le lentiggini è la portavoce di tutti i ragazzini sfigati, poveri e dickensiani che si sono fatti valere su quelli ricchi, stupidi e viziati. Positiva e allegra, Candy è una paladina dell'altruismo (durante la prima guerra mondiale diventa addirittura infermiera) e del farsi-da-soli, nonché la prima ad aver insegnato quanto è dura, in amore, scegliere tra il bravo ragazzo e il bad boy.

Lamù la ragazza dello spazio

Protagonista di un manga per ragazzi (shonen), Urusei Yatsura, è un’eroina dei cartoni animati giapponesi che ci ha insegnato molto. Principalmente, quanto ci piacciono i bikini tigrati, ma non solo. Lamù è un’aliena procace e con graziose corna in testa, con il potere di emanare scosse elettriche potentissime. È la figlia di un re e per questo ha la tipica arroganza della principessa fino a quando non si innamora follemente della sfigatissimo Ataru. Ataru è un liceale insignificante, stupido, marpione e vessato da tutti (lo disprezza anche la sua frustratissima famiglia), ma Lamù lo ama ciecamente dal momento in cui lui riesce, fortunosamente, a vincere la sfida indetta tra umani contro Oni che li vede protagonisti. Lamù si installerà a casa di Ataru rovinandogli ulteriormente la vita, stalkerandolo e soprannominandolo “Tesoruccio” e soffocandolo con la sua gelosia, di solito manigestata con dolorose scosse elettriche che non sono tuttavia un deterrente valido alle tendenze fedifraghe di Ataru. La serie è disseminata di personaggi assurdi ed esilaranti (dall’insopportabile fratellino di lei, alla forzuta e nevrastenica ex ragazza di lui) ma la protagonista resta lei, l’irrestibile Lamù che ci ha istruito su come alla fine sono sempre le donne a comandare - e non solo in amore – nonché su quanto le donne un po' pazze e nevrotiche siano le più sexy.

Jenny la tennista, Hilary e Mimì

Sono alcune tra le eroine sportive dei cartoni animati anni ‘80 destinate a diventare campionesse nelle rispettive discipline: Hilary, dolce e volenterosa ragazzina che si cimenta con ottimi risultati nella ginnastica, alla debole – almeno all’inizio, poi spaccherà i muri con le palline – tennista Jenny, fino alla masochista campionessa di pallavolo Mimì (come rimuovere dalla mente l’improponibile occhi di ciclone, ovvero il servizio devastante messo a punto dopo allenamenti suicidi con catene ai polsi e simili?). Sono diverse ma accomunate da uno spirito di sacrificio iperbolico. Tutte incarnano l’incommensurabile e inossidabile volontà e dedizione dei giapponesi, che ci ha contagiate durante l’infanzia come un virus inestirpabile. Emblematici i due estremi: Mimì, che per amore della pallavolo quasi muore di tetano, e Jenny, che all’inizio della serie incarna la totale mancanza di carattere ma che viene trasformata dal suo allenatore in una macchina da guerra. Tutte, in ogni caso, sono personaggi femminili che ci hanno insegnato a non arrenderci mai.


Il grande sogno di Maya

Anche la piccola Maya di Il grande sogno di Maya fa parte delle eroine della forza di volontà indistruttibile, delle ragazzine altrimenti anonime ma talentuose e animate da una voglia di emergere inestinguibile. Maya non vuole solo diventare una grande attrice, vuole essere la più grande, l’unica a poter interpretare la Dea scarlatta nell’omonima opera teatrale i cui diritti sono detenuti dall’anziana e severissima Signora Tsukikage. Maya è l’ennesima ragazzina anonima e di bassa estrazione sociale che si impone per dedizione e bravura. La sua rivale, Ayumi, è – ovviamente – bella, bionda, ricca e altezzosa (una versione adolescenziale della Madama Butterfly di Jenny la tennista), ma rispetto ad altri antagonisti dei cartoni si contraddistingue per non essere una vile villain. Tratto dal manga Glass no kamen (la maschera di vetro) di Suzue Miuchi, uno dei più longevi (va avanti da quattro decenni) mai esistiti, è anche la storia d’amore tra Maya, la “ragazzina”, e l’adulto arrogante manager Masumi Ayami, follemente innamorato di lei (ma, visto la differenza d’età a l’astio che lei nutre inizialmente nei suoi confronti, la corteggia anonimamente dietro al nome del fantomatico “ammiratore delle rose scarlatte”). La loro relazione, nel proseguo a fumetti, sarà leggendaria. Il messaggio da role model di Maya è, naturalmente, lo stesso portato avanti dalle eroine sportive, ovvero “persegui i tuoi sogni con tutte le tue forze” (possibilmente mantenendo l’equilibrio mentale e senza rischiare a vita).


Creamy, Magica Emi e le altre maghette

Chiamate familiarmente majokko in giapponese, sono solo alcune delle “maghette” che hanno infestato il piccolo schermo negli anni ’80. Sono bambine che hanno la capacità di trasformarsi magicamente in ragazzine: la vivace Yu, che ha ricevuto dall’alieno Pino Pino una bacchetta magica in grado di trasformarla nella cantante teenager Creamy Mami; l’intraprendente May, che in modo analogo ottiene il potere di diventare l'illusionista (anche se in realtà i suoi trucchi sono vera magia) Emi e le altre, come Evelyn e Sandy. In particolare, l’irresistibile idol Creamy (il cui nome trae ispirazione dal negozietto di crepes dei genitori) è una vera e propria icona dell’infanzia degli spettatori anni 80: a lei spetta il primato di aver raccontato la prima cotta per l’amichetto più grande, di averci fatto credere nella magia e sognare di essere star, nonché la prima a inculcarci il senso della moda (merito dei suoi cambi d’abito da far impallidire le nostre Barbie più stilose).

Pollon combinaguai

Eroina mitologica dei cartoni animati che ci ha fatto ridere a crepapelle. Pollon non è la classica orfanella sfigata, è nientemeno che la figlia del dio del sole Apollo. Ma nell'Olimpo che fa da sfondo a questa serie le cose non sono come ce le hanno insegnate a scuola (per chi le ricorda, in molti rammentano i miti greci solo grazie a Pollon e a Xena principessa guerriera): Marte è un ubriacone irresponsabile e gli dei sono gran pasticcioni (dal fedifrago nonno Zeus alla nonna dominatrice Era, fino alla sgraziato e imbranatissimo dio dell'amore Eros). Pollon ha davanti a sé un'infinita esistenza immortale per decidere chi e cosa diventare. Piccola e formosa (a differenza delle eroine esili e androgine dell’animazione nipponica), Pollon è una signorina ottimista e intraprendente che non ha ancora trovato la sua strada: è destinata a diventare una dea, ma di che cosa? Nonostante l'equivoca filastrocca “Sembra talco ma non è, serve a darti l'allegria”, Pollon è il stato il modello ideale per tutte coloro private alla nascita della fortuna di avere avuto subito chiaro cosa fare del proprio futuro e pertanto in cerca della propria strada.

Ransie la strega

Qui si parla di streghe vere. A differenza di Creamy ed Emi, Ransie, la rossa Bia e la sua antagonista emo Noa non hanno ricevuto bacchette magiche: non sono ragazzine normali che hanno ricevuto in dono poteri, per loro il soprannaturale è una condizione intrinseca. La magia è di casa nei cartoni per ragazze anni '80 – ricordate l’angelo dei fiori Lulù, Lallabel, Sally e il suo specchio magico, la menzionata Bia? - ma nel caso di Ransie è una questione di famiglia. Lei non è una strega, bensì un mutaforma (le basta mordere il malcapitato di cui vuole assumere le sembianze) figlia di un vampiro bonaccione e una lupa mannara di scarsa pazienza. La sua amorevole e squinternata famiglia tollera il suo amore folle per il bell'umano Paul, compagno di scuola bellino e serioso per il quale lei e la rivale Lisa (ricca e viziata ma perseguitata dalla sfortuna tanto quanto Ransie, nonostante il supporto costante dell'ingombrante padre mafioso). Ransie la strega è uno dei cartoni animati più esilaranti del decennio, vero e proprio compendio di tutte le figuracce possibili e immaginabili che si possono collezionare quando alle prese con la prima cotta. Ransie è stata la santa protettrice delle imbranate innamorate che ha insegnato a un’intera generazione a vivere i piccoli drammi con leggerezza.

Georgie

Patrona delle gatte morte ma altresì protagonista della più epica delle soap a cartoni animati, Georgie, altra eroina di manga firmati Igarashi, è la figlia di un nobile inglese deportato nelle colonie penali australiane a metà dell’Ottocento e adottata da una famiglia locale. Adorata dal patrigno e disprezzata dalla matrigna (a ragione, la bambina crescendo porterà alla rovina la famiglia), Georgie diventerà pietra della discordia tra i due fratelli – il maschio alfa Abel e il più debole Arthur – entrambi innamorati di lei. Lei ripagherà entrambi innamorandosi del nobilotto biondo, fragile e tisico di turno (Lowell). Iettatrice per eccellenza, per una serie di eventi scatenati dal suo amore per Lowell, farà finire in prigionia i fratelli adottivi. Autentico sceneggiato dai toni scabrosi – nel manga Arhur viene schiavizzato da un novello DeSade, mentre Georgie seduce il fratello durante la prigionia e ne rimane incinta – vanta una versione animata più edulcorata (ma non tropo casta). Tuttavia, l’insegnamento che ci ha lasciato Georgie è lo stesso: niente ha più potere che il fascino seduttivo di una donna.

Kiss Me Licia

In un giorno di pioggia il piccolo Andrea e il gatto Giuliano incontrano Licia per caso. Licia è l'anonima e decisamente sciatta figlia del proprietario di un ristorantino che fa polpette (in originale okonomiyaki). La sua esistenza dimessa e discreta viene stravolta dalla conoscenza del fratello del piccolo Giuliano, il carismatico leader della band rock Beehive dai capelli bicolore, Mirko. L’amicizia – e l’amore – con lui e il resto del gruppo renderà la vita della teenager molto più movimentata, insegnando a lei - e a tutte quelle ragazzine che si sono sentite della nullità nell’infanzia e nella prima adolescenza  - di poter essere interessanti e speciali nella proprio semplicità. Anche se questo non impedisce di tifare per l'antagonista di Licia, Marika, appariscente e prepotente ma tremendamente sfortunata in amore. Siamo libere di scegliere con chi identificarci...

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