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David2018: le donne e #metoo, anche in Italia

Sul red carpet dei David di Donatello 2018, abbiamo intervistato le celebrities presenti sul tema #metoo, anche in Italia. Ecco le dichiarazioni di Giovanna Mezzogiorno, Isabella Ragonese, Roberto Bolle e Alessandro Borghi.

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Pochi mesi fa Hollywood e il mondo del cinema sono stati scossi dallo scandalo delle molestie sessuali. Dalla scia delle denunce contro il produttore Harvey Weinstein è nato negli Stati Uniti il movimento MeToo ("Anche Io"), che ha mobilitato in tutto il mondo migliaia di uomini e donne per creare a tutti gli effetti un cambiamento, non solo nel mondo dell'entertainment.

In Italia, parallelamente agli Stati Uniti, è nato un movimento simile denominato "Dissenso Comune", frutto di un manifesto, una lettera aperta, firmata da più di centoventi fra registe, attrici, produttrice e donne che lavorano sia nel mondo dello spettacolo che in quello della comunicazione. 

Negli Stati Uniti cerimonie come gli Oscars e i Golden Globes sono state utilizzate per diffondere questo messaggio, una cassa di risonanza così forte da arrivare in tutto il mondo, e non rimanere circoscritta ad un solo ambito. 

Per questo motivo sul red carpet dei David di Donatello abbiamo intervistato registi, attori e attrici e abbiamo chiesto loro come cerimonie del genere possano essere utili per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'argomento, e quali siano gli step successivi da compiere in tal senso. 

Nel documento ufficiale, questo passaggio è fondamentale:

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. 

Speriamo che anche in Italia, come negli Stati Uniti, questa mobilitazione sociale sia utile a cambiare l'attuale stato delle cose.

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