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Iran: le donne si tolgono il velo (rischiando 10 anni di carcere)

Le manifestanti contro l'obbligo di indossare l'hijab sono andate incontro a una pesante repressione. Accusate di aver istigato alla corruzione e alla prostituzione, ecco come la autorità iraniane stanno tentando di soffocare le proteste

Una donna manifesta contro il velo

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Sono salite su muretti, su panchine, su palcoscenici improvvisati per la propria protesta: si sono sfilate il velo, lo hanno appiccato a un bastone e, in silenzio, hanno sfidato le autorità dell'Iran. E ora, rischiano fino a dieci anni di carcere, come la polizia ha fatto sapere tramite un comunicato.

L'allarme è stato lanciato anche da Amnesty International. Il governo iraniano sta tentando di soffocare le proteste pacifiche delle donne, come quella del mercoledì bianco, con arresti e processi attraverso i quali esasperare le accuse e i crimini che queste attiviste avrebbero commesso. Una strategia messa in atto per far dilagare la paura e scoraggiare altre manifestanti dal far sentire la propria voce. 

Per creare paura, la magistratura sta esagerando i presunti crimini e sta cercando di imporre pene più pesanti; è contro la legge.

Così ha parlato a Center for human rights in Iran l'importante avvocato per i diritti umani Nasrin Sotoudeh. "L'imposizione di una pressione giudiziaria mette paura e terrore in coloro che vogliono protestare", ha aggiunto.

La protesta come "istigazione alla corruzione"

L'avvocato si è riferita in particolare modo al caso di Narges Hosseini, la manifestante che si è levata l'hijab pubblicamente in un'affollata strada di Teheran. Arrestata, rilasciata sotto cauzione, lo scorso 26 febbraio è comparsa davanti al tribunale: "Quello che Narges ha fatto è stato apparire in pubblico senza velo, è vero. Ma per a corte ha "istigato alla corruzione e alla prostituzione", come se avesse gestito una casa di prostituzione". 

Narges HosseiniHD

"L'azione della mia cliente riguarda l'articolo 638 del codice penale islamico. Ma la corte l'ha illegalmente accusata di aver violato l'articolo 639. Oltretutto, anche l'articolo 638 è incostituzionale perché il diritto di scegliere i propri vestiti è uno dei concetti base della libertà, che la Costituzione rispetta allo stesso modo per le donne che per gli uomini", ha continuato l'avvocato.

Le manifestanti, insomma, non vengono accusate di aver violato l'articolo 638 del codice penale - che punisce con la detenzione (da dieci giorni a due mesi) le donne che si presentano in pubblico prive di hijab, cavandosela poi con il pagamento di una multa.

Contro di loro viene invece impugnato l'articolo 639, che punisce con la reclusione da uno a dieci anni: "A - Chiunque stabilisca o diriga un luogo di immoralità o prostituzione. B - Chiunque faciliti o incoraggi le persone a commettere immoralità o prostituzione". 

L'obbligo del velo e i diritti umani

Secondo il diritto internazionale, la legge che obbliga le donne iraniane a indossare il velo è una grave violazione dei diritti fondamentali dell'individuo, essendo discriminatoria nei confronti delle donne (a cui è esclusivamente rivolto l'obbligo) e non garantendo loro la libertà d'espressione. 

Come se non bastasse, secondo l'attivista e premio Nobel per la Pace nel 2003, Shirin Ebadi, la giurisprudenza sarebbe volutamente vaga sul tema, per lasciare campo libero ai tribunali nello svolgere liberamente la loro azione di repressione: "I codici penali menzionano l'hijab in termini generali, ma non forniscono descrizioni precise su cosa sia", ha dichiarato l'avvocato al CHRI.

Ebadi ha poi denunciato: "Credo che le leggi siano deliberatamente silenziose sull'hijab per lasciare ai tribunali mano libera nel punire le donne nel modo che desiderano".

Shirin EbadiHD

Inoltre, il premio Nobel per la Pace ha voluto sottolineare come non ci sia omogeneità di opinione riguardo al velo nel mondo sciita: "Secondo l'interpretazione della guida suprema e del Consiglio dei guardiani, l'hijab è obbligatorio per le donne. D'altro canto, molti teologi hanno opinioni contrastanti, credono che l'hijab sia una questione volontaria e che lo stato non abbia il diritto di punire le donne per non averlo indossato".

Gli arresti

Secondo Amnesty International, da dicembre le autorità avrebbero arrestato almeno 35 manifestanti. Una cifra che, probabilmente, è ancora più alta, considerando che molte più donne hanno partecipato alle proteste.

Tra questi, la violenza con cui è avvenuto l'arresto di Maryam Shariatmadari è rimbalzata sui social network: il video riprende la polizia mentre la scaraventa da un rialzamento in cemento sul quale la donna stava sventolando il proprio hijab.

Le ferite che le sono state procurate hanno reso necessario un intervento chirurgico. L'attivista è stata spostata nel carcere di  Shahr-e Rey, dove non riceve cure adeguate.

Due gorni dopo il suo arresto, il 24 febbraio, anche un'altra ragazza è stata fermata da agenti in borghese: testimoni oculari assicurano che Hamraz Sadeghi sia stata picchiata e che a causa di una caduta, si sia fratturata il gomito.

Vida Movahed protesta

Tra le donne fermate, ci sono anche Vida Movahed, Azam Jangravi (attualmente libere su cauzione) e Shaparak  Shajarizadeh. Quest'ultima è ancora in prigione, il suo avvocato assicura sia stata picchiata.  

Proprio Vida Movahed, la prima donna a essere arrestata, si teme sia stata condannata a due anni di detenzione.

Shima Babaee, arrestata insieme al marito dopo aver aderito alla campagna dei mercoledì bianchi, è stata accusata di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. 

"L'hijab è mezzo di immunità"

Ad accompagnare questa recrudescenza di violenza, c'è anche la ridicolizzazione della campagna di protesta da parte delle autorità. Amnesty International sottolinea come nelle ultime settimane, i presidenti della procura e del tribunale rivoluzionario di Teheran abbiano definito le manifestanti "deficienti", "infantili", "pervertite", "ingannate", "malvagie", al servizio di "potenze straniere nemiche".

Per il portavoce del potere giudiziario, Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, le attiviste contro l’obbligo del velo stanno "agendo sotto l’influenza di droghe sintetiche" o stanno ricevendo "istruzioni da gruppi del crimine organizzato".

Mentre le donne manifestano, l'Ayatollah sceglieva la giornata internazionale delle donne - in cui sono state bloccate tutte le iniziative e manifestazioni - per ribadire la posizione delle autorità iraniane sull'hijab: "Promuovendo abiti modesti (hijab), l'Islam ha bloccato il percorso che avrebbe portato le donne a uno stile di vita deviante. L'hijab è un mezzo di immunità, non restrizione", ha scritto in un tweet Ali Khamenei.

Ali KhameneiHD

Per la guida suprema, le donne iraniane dovrebbero distinguersi dalla corruzione dei costumi occidentali: "Oggi, secondo il modello occidentale, le caratteristiche più ricercate di una donna implicano la sua capacità di attrarre fisicamente gli uomini e di placarli: l'immagine distintiva (ritratta nella società) della donna occidentale è la sua nudità". 

In ogni caso, per Khamenei, le proteste contro l'obbligo di indossare l'hijab sarebbero "piccole e insignificanti".

Intanto, l'appello di Amnesty International indirizzato a Mohammad Javad Larijani, segretario generale del consiglio iraniano per i diritti umani, ha raggiunto più di 12mila firme. 

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