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Roberta Bruzzone: ‘Condividere troppo di noi sui social media può trasformarci in prede’

In occasione del lancio della nuova serie di contenuti originali Audible, Professione Profiler, abbiamo intervistato la nota criminologa Roberta Bruzzone.

La criminologa Roberta Bruzzone

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Lo scorso 8 marzo è stata lanciata a Tempo di libri, fiera internazionale dell’editoria che ha aperto le sue porte a Milano, la nuova serie di contenuti originali Audible, società Amazon leader nell’audio entertainment, realizzati in collaborazione con la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone.

Il fil rouge di Professione Profiler, questo è il titolo dei contenuti creati da Roberta Bruzzone, è il crimine ai tempi dei social. Oltre ad analizzare alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana, infatti, la Bruzzone ha prestato le sue competenze e la sua voce per la creazione di inediti contenuti audio che svelano l’identikit dei profili criminali che si nascondono in rete e in particolar modo nei social network, accompagnando l’ascoltatore lungo un vero e proprio racconto di criminal profiling. 

La copertina di Professione ProfilerAudible

In occasione del lancio di Professione Profiler, serie composta da 20 episodi originali della durata di 30 minuti circa ciascuno, abbiamo intervistato proprio Roberta Bruzzone che, tra le altre cose, ci ha dato alcuni utili consigli su come riconoscere un probabile predatore - sia nella vita reale che virtuale -, e su come approcciarci ai social in maniera sana, senza rischiare di divenire vittime.

Quando e come è nato il suo interesse per la criminologia?
Ho iniziato a essere interessata a questo tipo di ambito molto precocemente, ho sempre e solo seguito questo tipo di strada: fin da quando ero piccola avevo ben chiaro che mi sarei occupata di investigazioni, poi strada facendo ho costruito una figura professionale trasversale sia attingendo alla psicologia e alla criminologia che, in seguito, all’aspetto più investigativo. Mi occupo di criminologia investigativa, un settore che - in qualche modo - posso ritenere di aver creato o quantomeno introdotto nella realtà italiana.

Ha mai sentito, da donna, il peso della discriminazione in un settore come il suo che, purtroppo, è ancora prettamente maschile?
Francamente non ho sentito su di me il peso della discriminazione ma credo di aver anche delle caratteristiche un po’ particolari: sono una donna decisamente determinata quindi l’aspetto della discriminazione non posso dire di averlo patito. L’unica forma di discriminazione che ho conosciuto durante la mia strada professionale è quella che io stessa opero nei confronti dei miei colleghi, al di là dell’appartenenza di genere, tra persone che sanno fare bene questo lavoro e quelle che è decisamente meglio che cambino strada.

Nella serie per Audible Professione Profiler lei analizza alcuni casi tristemente noti di cronaca nera italiana, dall’omicidio di Yara Gambirasio al delitto di Perugia. Quale tra questi le è rimasto dentro?
È difficile fare una classifica perché sono tutte vicende giudiziarie complesse e straordinariamente dolorose quindi, almeno tra i casi che tratto in questa serie, l’omicidio di Sarah Scazzi è quello che mi ha colpito maggiormente anche in quanto ho avuto io direttamente un ruolo tecnico all’interno della vicenda che è stata decisamente complessa e difficile da dipanare.

Lei è particolarmente esperta nelle tecniche di analisi, valutazione e diagnosi di abuso nell’ambito della violenza sulle donne: in Italia a che punto stiamo? I recenti movimenti #Metoo e #Quellavoltache, secondo lei, hanno aumentato o aumenteranno le denunce? 
Sono 20 anni che mi occupo di violenza sulle donne e omicidi che riguardano specificatamente questa tipologia di vittime e in Italia c’è ancora moltissimo da fare. Ben vengano iniziative di vario genere ma la realtà è che tutti i giorni si sentono storie di questo tipo e chi, come me, deve convincere quotidianamente le vittime a denunciare ha serie difficoltà perché in questa fase la fiducia delle donne nei confronti delle istituzioni che dovrebbero proteggerle è al minimo storico. I fatti di recente cronaca nera, inoltre, certo non spronano chi vive un certo tipo di condizioni a rivolgersi alle forze dell’ordine o alla magistratura con fiducia perché abbiamo visto poi quale può essere l’epilogo se qualcuno prende sottogamba certe realtà. Ancora adesso sottovalutare questi scenari è il vero problema che abbiamo da affrontare.

In Professione Profiler ha inserito anche contenuti audio che svelano l’identikit dei profili criminali che si nascondono in rete…
Sì ho voluto inserire profili criminali di soggetti che si nascondono nei social media ma anche di “predatori” che vivono tra noi. Ho dispensato parecchi consigli pratici perché Professione Profiler è una serie che nasce proprio con l’obiettivo di fare in modo chi lo ascolta acquisisca alcuni strumenti tipici del Profiler, così da poter aiutare per persone a disinnescare delle situazioni potenzialmente rischiose nel più breve tempo possibile.

Come fa una donna a riconoscere un predatore, "cyber" o “reale”?
Per riconoscere un potenziale predatore, a prescindere che si tratti di un uomo o una donna, bisogna fare attenzione ad un aspetto in particolare del carattere della persona che abbiamo di fronte e questo è la propensione al controllo dell’altro. Questo è un aspetto che, se viene sfidato, può trasformare chi è propenso al controllo in un predatore.

Invece i più giovani, che amano i social e su questi raccontano ogni emozione e condividono quasi tutti i momenti della propria giornata, a cosa devono stare attenti? 
Il consiglio che do ai più giovani è quello di navigare con entusiasmo ed interesse ma di farsi accompagnare in questa navigazione e nell’attività social media, nella vita di relazione social perché questo tipo di scenario si è rivelato foriero di peggiori conseguenze.

I social media sono una finestra aperta sulle persone, dai gusti alle fragilità, informazioni decisamente succose per un predatore. Per questo dovremmo evitare di condividere sui social le nostre paure e i nostri sentimenti più negativi: sono pezzi della nostra mente e della nostra anima che possono trasformarci facilmente in prede.

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