Stai leggendo: Oscar 2018: tutto quello che c’è da sapere su La forma dell’acqua

Letto: {{progress}}

Oscar 2018: tutto quello che c’è da sapere su La forma dell’acqua

La forma dell’acqua di Guillermo del Toro ha trionfato durante la notte degli Oscar: ecco tutti i segreti e le curiosità sul film.

Artwork per il film The Shape of Water

6 condivisioni 0 commenti

La storia d’amore fantasy tra un mostro marino ed una bidella muta di Guillermo del Toro, uno dei film favoriti agli Oscar 2018, ai quali si è presentato forte di 13 nominations e moltissimi premi raccolti fin dal suo debutto a Venezia, dove ha vinto il Leone d’Oro. Alla fine ha portato a casa 4 statuette - Oscar per il migliori film, miglior regia (a Del Toro), colonna sonora (ad Alexander Desplat) e Scenografia (a Paul D Austerberry). Di tutti i titoli celebrati alla 90ma edizione degli Academy Awards, era quello più promettente. Nonostante questo, ha ricevuto critiche per il modo in cui dipinge le persone con disabilità? Ecco alcune curiosità che forse ancora non conoscevate sul film.

Le accuse di plagio

Sono due le opere che del Toro è stato accusato di aver plagiato: un cortometraggio danese del 2015 ed uno spettacolo teatrale del 1969. Sia il regista che la Fox Searchlight negano veementemente la veridicità di queste dichiarazioni. Le somiglianze, in effetti, esistono, ma mentre nel primo caso un dialogo costruttivo tra la Netherlands Film Academy e del Toro ha portato i primi a dichiarare che i due lavori non sono legati in alcun modo, nel caso dello spettacolo teatrale è stata avviata una causa in giudizio. Il corto danese si intitola The Space between Us, ed è stato realizzato da uno studente di cinema dei Paesi Bassi, Marc S. Nollkaemper. Dura 13 minuti e racconta la storia di una donna che si innamora di una creatura marina in una struttura di ricerca.

Lo spettacolo teatrale, invece, fu scritto dal premio Pulitzer Paul Zindel, si intitola Let Me Hear You Whisper, e ne fu tratto un film per la TV nel 1990 con Jean Stapleton. Entrambi raccontano la storia di una donna delle pulizie che lavora in un laboratorio e si affeziona ad un un delfino destinato ad essere ucciso per studiarne il cervello. Zindel è morto nel 2003, ed è stato dunque il figlio David a criticare aspramente gli studios che hanno dato il via libera alla realizzazione di un film che “in maniera così ovvia è derivato dal lavoro di mio padre senza che nessuno lo riconoscesse e venisse da noi a chiedere i diritti”. Il giovane Zindel ha anche affermato di non aver nessun risentimento verso del Toro in particolare, ed anzi ritiene che il suo film sia buono, ma continua a credere che debba molto al lavoro del padre.

Ma non è tutto, anche un regista francese, Jean-Pierre Jeunet, ha dichiarato ad una rivista nazionale che una scena del film di del Toro è molto simile ad una contenuta nel suo film del 1991, Delicatessen: in entrambe ci sono un uomo ed una donna seduti insieme (su un divano in un caso e su un letto nell’altro), esibendosi in una coreografia mentre un televisore sullo sfondo emette musica d’altri tempi. Nel film più recente, i due attori danzano solo con le gambe, mentre nella pellicola francese solo con la parte superiore del corpo. 

Doug Jones in La forma dell'acquaFox Searchlight
Doug Jones è L'Uomo Anfibio in La forma dell'acqua

Nel raccontare come il soggetto di La forma dell’acqua è stato creato, del Toro ha sempre parlato della sua voglia di omaggiare Il mostro della laguna nera del 1954, e che l’unico modo per inserirlo in una storia d’amore fosse imprigionarlo in una struttura e metterlo a contatto con una donna che vi lavorasse. Il regista ha anche direttamente negato di aver mai saputo dell’esistenza dello spettacolo teatrale di Zindel, né che qualcuno dei suoi collaboratori per il film glielo avesse mai menzionato. Il tempismo della citazione in giudizio fa storcere il naso a molti: non è inusuale che i film favoriti agli Oscar vengano messi a scrutinio in questo modo proprio nelle settimane prima del grande evento; inoltre, la carriera immacolata (da un punto di vista di plagi) di del Toro è un dato a favore. Difficile, quindi, che le accuse possano davvero incidere sulle chance del film a portare a casa qualche Academy Award.

Un controverso ritratto della disabilità

Un pezzo apparso sul sito americano di Huffington Post riporta il saggio di un’autrice e redattrice legalmente cieca e sorda, Elsa Sjunneson-Henry, la quale ha trovato molto da ridire sul film. La donna era molto ansiosa di vedere un film del genere in cui la protagonista ha una disabilità.

Volevo uscire dal cinema pensando ‘Sì! Ho visto una protagonista disabile super attiva e tosta’. Ma non è stato così.

Sally Hawkins in una scena di La forma dell'acuqaHDFox Searchlight
Sally Hawkins nel film

Il disappunto della scrittrice sta nel fatto che l’unico essere con cui la protagonista si identifica, l’unico che la comprenda e possa stare con lei è una creatura, e così, nonostante l’intenzione di del Toro fosse quella di dipingere una relazione in cui il mostro veda oltre le abilità fisiche di Elisa (la protagonista, interpretata da Sally Hawkins), la Sjunneson-Henry ha letto la dinamica come capace di far sentire le persone disabili come “meno che umane”.

Da una parte ho sempre saputo nel profondo che le persone senza disabilità mi vedono come inferiore, come non completa. Ed è per questo che ho sempre odiato il fatto che in un medium come questo film siamo desiderabili solo per quelli che non conoscono alternative.

Va anche detto che in molti però sottolineano i tratti positivi del film, come ad esempio il fatto che il vero mostro della storia non sia l’uomo anfibio ma un essere umano (interpretato da Michael Shannon), ed anzi, la creatura marina - attenzione agli spoiler! - si rivela essere un dio. 

La creatura doveva avere un bel lato B

Quando del Toro stava creando il suo uomo anfibio, lo ha immaginato attraente, e per arrivare al risultato finale ci sono voluti due anni. Il capo del reparto artistico Mike Hill ha spiegato: 

Guillermo mi ha preso da parte e mi ha detto: ‘Dagli un’anima’.

Sally Hawkins e Doug Jones nella locandina di La forma dell'acquaHDFox Searchlight
Elisa e l'Uomo Anfibio

Ma il regista ha anche specificato che era fondamentale che la creatura avesse “un bel sedere”. Ed ecco che ora possiamo ammirare un uomo anfibio con fianchi stretti, spalle ampie, occhi molto grandi ed espressivi, labbra “baciabili”, la mascella scolpita e la fossetta sul mento. Se non fosse per le squame e le branchie, sarebbe un modello.

Le difficoltà nelle riprese

Guillermo del Toro è uno dei registi che hanno preso parte alla Director Roundtable organizzata ogni anno dall’Hollywood Reporter, ed in quell’occasione ha raccontato molti dettagli del film, rivelando che un sacco di cose sono andate storte, ed in un certo frangente lo stesso regista ha visto la morte in faccia. Infatti, dopo che Michael Shannon aveva parcheggiato la sua macchina durante una ripresa, ma senza frenarla per bene, e quindi la vettura “ha continuato ad andare, Michael corre per fermarla, la macchina trascina Michael mentre piove forte, Michael la lascia andare, la macchina colpisce il primo blocco, lo distrugge - una pioggia di scintille - va verso il secondo blocco, dritta contro la stazione video, e tutti che gridano ‘Scappa!’”, ha raccontato del Toro.

Non ho mai corso nella vita, non so cosa sia, quindi pensavo ‘Sto per morire’.

La macchina alla fine si è fermata senza distruggere l’intero set, e non è stata nemmeno l’unica disavventura. Guillermo del Toro infatti ha detto: “64 giorni su 65 di riprese sono stati pieni di difficoltà”.

La sfida della musica subacquea

Il compositore premio Oscar (per The Grand Budapest Hotel) Alexandre Desplat (che ha curato anche le colonne sonore di Harry Potter e i doni della morte, Twilight: New Moon, The Queen e molto altro) ha dovuto escogitare un modo per creare musica che facesse pensare alle atmosfere subacquee costantemente richiamate nel film, e ci è riuscito utilizzando 12 flauti.

Sono un flautista, quindi so quale resa possono avere in termini di corposità e suono e sfumature e morbidezza. Non c’è una tromba né qualsiasi strumento rumoroso. È tutto molto delicato, come se fossimo sott’acqua.

La colonna sonora di Desplat è stata nominata agli Oscar ed ha già vinto il Golden Globe ed il Bafta.

Del Toro come Frankenstein

Guillermo del Toro aveva solo 6 anni quando vide il suo primo film sui mostri, ed era il classico Frankenstein del 1931. Spesso ha raccontato di essere stato sopraffatto da un senso di identificazione con quella creatura sofferente. Durante la crescita, del Toro ha combattuto con i demoni della propria infanzia e terribili sogni lucidi, tanto che, ha detto: “Non c’era differenza tra il sogno e la realtà”. Il cineasta credeva che i mostri si mescolassero al concetto di Cristo della nonna. Nel toccante discorso d’accettazione per il Leone d’Oro a Venezia, il regista ha parlato di questo suo amore per i mostri, ed in effetti proprio quello strano eroe che lo aveva colpito per primo è stato una delle ispirazioni per l’uomo anfibio de La forma dell’acqua.

Doug Jones, il mostro preferito di del Toro

Doug Jones è l’attore che presta il suo corpo all’Uomo Anfibio del film, che segna la collaborazione numero 6 con il regista messicano. Jones infatti era sia L’Uomo Pallido che il Fauno ne Il labirinto del fauno, ma anche Abe Sapien nei due film di Hellboy, ed è apparso anche in Crimson Peak e Mimic, il primo film in inglese di del Toro. L’incontro tra i due è stato provvidenziale per entrambi: del Toro ama il corpo di questo attore, che ha definito “un’armatura di ferro piena di senso d’umorismo” che lui può plasmare per qualsiasi ruolo, e Jones ha trovato nel regista la realizzazione professionale che gli ha permesso di accettarsi, dopo una vita in cui si era sempre sentito davvero mostruoso.

Solo a 40 anni ho accettato pienamente la persona alta, sottile e allampanata che sono. Dio mi ha creato come sono per una ragione specifica, e credo che sia vero per ciascuno di noi.

Doug Jones e Guillermo del Toro al Vulture Festival LAHDGetty
Doug Jones insieme a Guillermodel Toro

Inevitabile che dunque l’artista messicano si rivolgesse al suo attore feticcio per il film che segna, ad ora, il punto più alto della sua estetica, e poco male che il costume dell’Uomo Anfibio fosse così stretto da richiedere l’aiuto di tre persone per essere indossato, o che per tutto il tempo in cui Jones lo vestiva non potesse nemmeno andare al bagno (“un’apertura di qualsiasi tipo avrebbe rovinato l’aspetto del costume”).

La voce dell’Uomo Anfibio

Essendo una creatura fantastica metà uomo e metà pesce, per trovare la voce dell’Uomo Anfibio il regista ed i suoi collaboratori hanno dovuto creare un originale mix di suoni. Per prima cosa, hanno chiesto a Doug Jones di emettere suoni da... sirenetto. Presto, però, si sono resi conto di aver bisogno di qualcosa di più strutturato, che avesse la parvenza di un linguaggio e fosse capace di comunicare emozioni. Così Nelson Ferreira e Nathan Robitaille (entrambi nominati all’Oscar per il missaggio sonoro del film) hanno usato anche le proprie voci combinate con i versi di alcuni mammiferi marini. Ma non era ancora sufficiente, ed è lì che è intervenuto Guillermo del Toro: il regista si ammala sempre durante la fase di post-produzione, e la distorsione della voce provocata dalla polmonite accentua il tono roco abituale unita al suono forte e “fluido” della sua respirazione si sono rivelati l’ingrediente mancante per la voce del protagonista anfibio.

Secondo voi il film si porterà a casa qualche Oscar?

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.