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Gus Kenworthy, l'eroe olimpico che ha salvato dei cuccioli da un allevamento in Corea

Lo sciatore olimpico Gus Kenworthy ha convinto il gestore di un allevamento di cani in Corea del Sud a chiudere la sua attività, salvando i cuccioli da un terribile destino.

L'atleta olimpico Gus Kenworthy ed i suoi cani

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Gus Kenworthy, 26 anni, è uno sciatore statunitense di freestyle che ha partecipato alle Olimpiadi invernali di PyeongChang, e grazie alla visibilità derivata proprio dai giochi olimpici è riuscito ad accendere i riflettori sulle terribili condizioni in cui vivono e vengono allevati cani in Corea del Sud. Collaborando infatti con la Humane Society International, l’atleta è stato in grado di convincere un allevatore a chiudere la propria attività, liberando così 90 cani, che sono stati portati negli Stati Uniti ed in Canada.

New Olympics. Same me.

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Uno dei fortunati cuccioli,però, è rimasto proprio con Gus, che non ha voluto lasciarlo andare e l’ha prontamente battezzato Beemo. In un post su Instagram, lo sciatore ha scritto:

Non è compito mio imporre gli ideali occidentali ai locali. Però il modo in cui questi animali vengono trattati è completamente disumano e la cultura non dovrebbe mai essere la scusa che giustifica la crudeltà.

Non è la prima volta che Kenworthy compie un gesto simile: già durante le Olimpiadi di quattro anni fa a Soci aveva salvato cinque cani randagi che vagavano per la città. I cuccioli salvati in Corea, però, erano destinati ad una fine ben precisa. La carne di cane è un cibo conosciuto come Gaegogi, e costituisce una tradizione antica in Corea, dove è un ingrediente fondamentale di una ricetta ritenuta in grado di ripristinare la virilità. C’è però da sottolineare che si tratta di una pratica controversa già all’interno della stessa nazione, e spesso criticata perché contraria a norme sanitarie e soprattutto ai diritti degli animali.

This morning Matt and I had a heart-wrenching visit to one of the 17,000 dog farms here in South Korea. Across the country there are 2.5 million dogs being raised for food in some of the most disturbing conditions imaginable. Yes, there is an argument to be made that eating dogs is a part of Korean culture. And, while don't personally agree with it, I do agree that it's not my place to impose western ideals on the people here. The way these animals are being treated, however, is completely inhumane and culture should never be a scapegoat for cruelty. I was told that the dogs on this particular farm were kept in "good conditions" by comparison to other farms. The dogs here are malnourished and physically abused, crammed into tiny wire-floored pens, and exposed to the freezing winter elements and scorching summer conditions. When it comes time to put one down it is done so in front of the other dogs by means of electrocution sometimes taking up to 20 agonizing minutes. Despite the beliefs of some, these dogs are no different from the ones we call pets back home. Some of them were even pets at one time and were stolen or found and sold into the dog meat trade. Luckily, this particular farm (thanks to the hard work of the Humane Society International and the cooperation of a farmer who's seen the error of his ways) is being permanently shut down and all 90 of the dogs here will be brought to the US and Canada where they'll find their fur-ever homes. I adopted the sweet baby in the first pic (we named her Beemo) and she'll be coming to the US to live with me as soon as she's through with her vaccinations in a short couple of weeks. I cannot wait to give her the best life possible! There are still millions of dogs here in need of help though (like the Great Pyrenees in the 2nd pic who was truly the sweetest dog ever). I'm hoping to use this visit as an opportunity to raise awareness to the inhumanity of the dog meat trade and the plight of dogs everywhere, including back home in the US where millions of dogs are in need of loving homes! Go to @hsiglobal's page to see how you can help. #dogsarefriendsnotfood #adoptdontshop ❤️🐶

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La Corea del Sud ha adottato la sua prima normativa di protezione animali nel maggio del 1991, ma non ha mai espressamente proibito la macellazione di cani, limitandosi a vietare l’uccisione degli animali in modo brutale. Eppure, a differenza della carne dei bovini, suini o polli, quella di cane non rientra nella definizione di bestiame nella legge sul bestiame del 1962. Questo significa che non esiste regolamentazione per quanto riguarda la macellazione di cani, il che purtroppo si traduce nell’uccisione di questi animali in modi davvero crudeli, tra cui elettrocuzione, strangolamento e talvolta - pare - anche il pestaggio.

I sostenitore del Gaegogi credono che la carne dovrebbe essere regolata come qualsiasi altra per assicurare che sia preparata in modo umano e rispettoso delle norme sanitarie. Altri invece ritengono che debba essere bandita in toto. Fortunatamente, pare che sia una pratica in declino in Corea del Sud: un sondaggio del 2007 condotto dal Ministero dell’Agricoltura aveva rivelato, infatti, che il 59% dei coreani al di sotto dei 30 anni non avrebbe mai mangiato un cane. In una cultura come la nostra sembra una stima ancora lontana dall’essere promettente, e non possiamo far altro che sperare che davvero questa pratica arrivi presto ad essere relegata al passato.

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