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Joaquin Phoenix a Berlino: il divo bello e dannato che odia la stampa

Ruvido, sfuggente e provocatorio, Joaquin Phoenix ha dato spettacolo a Berlino sottraendosi alle domande dei giornalisti con evidente disagio.

Un primo piano di Joaquin Phoenix

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Facciamocene una ragione. Difficilmente sentiremo un discorso compiuto da Joaquin Phoenix in pubblico. Il suo incredibile talento, che gli permette di calarsi in ruoli complessi e rischiosi, si volatilizza davanti a una platea, specie se composta da giornalisti a un festival come quello di Berlino. Sollecitato a parlare, Joaquin inizia a balbettare, sudare, lanciare frecciate o pronunciare frasi sconnesse. Questo nella migliore delle ipotesi. In passato lo abbiamo visto alzarsi e mollare su due piedi gli astanti.

Al festival del cinema di Berlino, dove è intervenuto per presentare Don't Worry, He Won't Get Far on Foot, biopic diretto da Gus Van Sant, non è andata molto meglio. Dopo un'iniziale parvenza di normalità, l'attore ha usato l'ironia come scudo, ma poi, visibilmente a disagio, ha appoggiato la testa sulla mano come per dormire voltandosi di spalle. Lo stesso Phoenix ha ammesso apertamente di avere un problema con i media e ha confessato:

Gus mi ha detto che durante le interviste non è necessario rispondere alla domanda, basta dire ciò che si vuole. Lui lo ha fatto ed è stato incredibile. Devo imparare come si fa.

Il sorriso di Joaquin Phoenix alla Berlinale

Don't Worry, He Won't Get Far on Foot racconta la storia di John Callahan, fumettista di Portland alcolizzato che a 21 anni finisce in sedia a rotelle in seguito a un incidente d'auto. La paralisi sconvolgerà la sua esistenza, ma dall'incidente scaturiranno eventi positivi: la consacrazione pubblica come fumettista, una nuova relazione sentimentale e la sobrietà. Il film ha fornito l'occasione per una reunion tra Joaquin Phoenix e Gus Van Sant 25 anni dopo Da morire.

Ogni film sembra diverso anche quando lavori con qualcuno che conosci bene, ma ci sono alcune qualità di Gus che persistono nel tempo.Ti fa sentire a tuo agio, è stato il set meno stressante in cui abbia mai lavorato.

Joaquin Phoenix fornisce ancora una volta una notevole performance mimetica, complicata stavolta dall'impegno fisico per interpretare John Callahan prima e dopo l'incidente. Subendo una trasformazione fisica, nei movimenti e nella voce. Phoenix esita a rivelare il proprio metodo di lavoro per entrare nel personaggio e liquida chi prova a indagare liquidandolo bruscamente.

Mi sono preparato nel solito modo. Non so perché mi dia così fastidio dirvelo. Ho letto il libro tante volte, Gus mi ha mostrato ore di materiali video di John che mi sono stati utili per vedere come cambiavano i suoi movimenti.

Joaquin Phoenix sonnecchia a BerlinoHD

Ma è quando gli viene chiesta una riflessione sui silenzi del suo personaggio, che Joaquin dà il meglio di sé prima di chiudersi in un mutismo e sonnecchiare a fianco dell'accondiscendente Gus Van Sant.

Questa suona come una bella domanda da festival e vorrei avere una risposta altrettanto bella. Che valore ha il silenzio? Come lo utilizzi? Non vi sto prendendo in giro, sto prendendo in giro me stesso. Non sto a riflettere sul silenzio, non mi è mai servito, ma ci starò più attento per il prossimo lavoro.

Tanto talentuoso quanto difficile, Joaquin Phoenix non lascia alcuno spiraglio alla conversazione e non prova neanche a nascondere il profondo fastidio che sembra provare. Enigmatico e sfuggente, si lascia andare solo quando gli viene chiesto se ha qualcosa di cui essere grato.

Di solito quando vado ai festival, faccio le foto, faccio le interviste e basta. Odio i festival. L'altra sera Gus Van Sant è stato ospite di Berlinale Talents e sono andato con lui. Ho visto tutti questi giovani cineasti curiosi del processo che lo ascoltavano e per la prima volta ho apprezzato un festival. Strano, sono così vecchio ed è la prima volta che scopro cosa sia un festival per la gente, così sono grato per questa esperienza.

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