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La vedova Winchester: Helen Mirren non redime l’abuso di cliché

Avreste mai pensato che una questione delicata come la violenza armata potesse diventare il soggetto di un horror?

Una scena del film La vedova WInchester con Helen Mirren

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La Winchester Mystery House è una famosa attrazione della California: l’enorme magione che oggi sorge sulla strada principale di San Jose è infatti conosciuta come la casa più infestata di spiriti del mondo. L’ambientazione perfetta per un film horror o meglio, come tiene a precisare la sua protagonista Helen Mirren, un film di fantasmi. Se poi ci aggiungiamo l’affascinante figura della sua creatrice, l’ereditiera Sarah Pardee Winchester la cui vicenda è da sempre ammantata di mistero, le premesse per un buon film ci sono tutte. Peccato però che il risultato finale sia piuttosto deludente.

Sarah Snook in una scena de La vedova WinchesterHDEagle Pictures
Marion (Sarah Snook)

Ambientato nel 1906, La vedova Winchester ci racconta la storia della vedova del titolo scegliendo la più suggestiva delle dicerie (poi divenute leggende metropolitane) che circondavano la donna nei lunghi anni trascorsi in quell’eccentrica magione. Dopo la morte del marito, l’industriale delle armi William Wirt Manchester, e della giovanissima figlia, Sarah ereditò un’enorme fortuna che spese nel cantiere della Winchester House, attivo giorno e notte per oltre 38 anni, per trasformare quella che originariamente era una semplice fattoria di 8 stanze in una magione labirintica di camere spettrali, dalla quale l’ereditiera non usciva quasi mai. Helen Mirren dunque interpreta questa donna volitiva, convinta di essere perseguitata dalle anime di tutte le persone uccise dai fucili prodotti dall’azienda di famiglia, le quali le indicano le circostanze della propria morte affinché lei le ricrei in ogni nuova stanza, permettendo così agli spiriti di tornare nel mondo dei vivi per risolvere i loro problemi in sospeso. Quando i soci minoritari della Winchester Repeating Arms Company decidono che è il caso di estromettere la vedova dal consiglio d’amministrazione, uno scettico psichiatra (Jason Clarke) viene inviato nella tenuta per valutare lo stato mentale dell’enigmatica donna, e lì il dottore scoprirà che la sua ossessione non è poi così folle. Nella casa vivono infatti anche la nuora di Sarah, Marion (Sarah Snook) ed il nipote Henry (Finn Scicluna-O’Prey), e quando quest’ultimo viene preso di mira da uno spirito particolarmente maligno, tutti gli abitanti della dimora si trovano a dover fronteggiare un nemico molto pericoloso.

Helen Mirren e Jason Clarke in una scena de La vedova WinchesterHDEagle Pictures
Il dottor Eric Price (Jason Clarke) segue la vedova Winchester (Helen Mirren)

Come annunciato, le premesse per un film interessante ci sarebbero tutte: la casa è infinitamente affascinante, ed i due registi Michael e Peter Spierig fanno ampiamente scorrere la telecamera tra i corridoi labirintici, sotto a porte che danno sul nulla, su per scale che non portano da nessuna parte, mentre staff di servizio ed operai lavorano incessantemente. Purtroppo, però, dopo aver allestito la scena, il film si sviluppa in maniera prevedibile, nel continuo tentativo di far saltare lo spettatore sulla sedia ricorrendo all’ampio arsenale di clichés del genere che tanti anni di cinema hanno reso pressoché innocui. Così abbiamo cigolii, folate di vento che muovono tende e spengono candele, volti spaventosi (che nel trucco ricordano tanto la piccola Regan de L’esorcista) che appaiono all’improvviso, assi che scricchiolano, spaventi che vengono da sotto al letto e - non poteva mancare - il canto di un bambino. Anche la fotografia è pedissequamente cupa, le coperte di velluto sul letto dove dormono il piccolo Henry con la madre sono di velluto scurissimo, il cielo sopra la casa è sempre plumbeo.

La residenza WinchesterHDEagle Pictures
I cantieri notturni alla Winchester House

Vorremmo poter dire che l’approfondimento dei personaggi o qualche tematica di sottofondo siano almeno abbastanza sviluppati da compensare tutto ciò, ma non è così. Da una parte, gli attori fanno tutti del loro meglio: Helen Mirren porta compassione e calore alla sua vedova reclusa, Jason Clarke ha una fortissima presenza fisica sulla scena, e Sarah Snook dipinge benissimo la figura della donna leale e materna che pur di salvare il figlio è disposta a vincere le sue stesse paure. Ma poiché il ritmo del film è scandito perlopiù dalla ricerca del soprassalto che dicevamo prima, la sceneggiatura non concede molti spazi in cui i personaggi possano davvero dialogare ed acquisire più spessore. Quanto al fatto che, di fondo, il motivo di tutte le stravaganze della vedova e di tutti gli orrori riportati dagli spiriti nella dimora risieda nella violenza armata, che è una questione politica attuale e delicatissima, qui però trattata con inevitabile superficialità, fa scadere il tutto nel banale. Magari parlare in maniera originale ed interessante della paura e del potere che ha sull’immaginazione è un compito difficile (infatti è liquidato in poche battute tra il dottore, Marion, e quel fantasma che sta nella serra), ma quando si ha a disposizione un set del genere, non dare vita alla casa quasi fosse un personaggio essa stessa sembra un crimine. Dopotutto, è nella struttura “priva di logica apparente” eppure disseminata di idee geniali, che Sarah Winchester ha riversato tutta la sua straripante creatività… o - per chi ci crede - lo hanno fatto proprio gli spiriti, il che rende la mancata occasione ancora più deludente.

Insomma, se cercate un film per passare una serata con qualche brivido, senza pretendere il capolavoro intelligente che rimane con voi dopo la visione, La vedova Winchester fa per voi.

Voto4/10

Il film ha uno sviluppo prevedibile, nel continuo tentativo di far saltare lo spettatore sulla sedia ricorrendo all’ampio arsenale di clichés del genere che tanti anni di cinema hanno reso innocui.

Angelica Vianello

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