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Recensione de La montagna del padre, esordio di Phillip Lewis

Un romanzo sul difficile rapporto che si instaura fra le proprie origini e la piega che prende la vita durante il suo scorrere. Una villa tetra, un paesino di montagna e il complesso rapporto di un padre e un figlio: questo è La montagna del Padre.

La montagna del padre

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L’esordio letterario di Phillip Lewis è un romanzo coinvolgente, intenso, dove riflessioni profonde e narrazione proseguono di pari passo. In un’alternanza di rifiuto della propria storia e richiamo delle origini, seguiamo la crescita di Henry in un continuo altalenarsi di flash back, ricordi e riferimenti letterari.

Edito Bompiani, questo libro di quasi 400 pagine vi condurrà in nel paesino di Old Buckram, dove le montagne tengono lontano il resto del mondo, da cui è facile voler fuggire, ma dove è difficile ritornare.

La montagna del padre

È la storia di due uomini a intrecciarsi, padre e figlio che compiono in apparenza gli stessi passi, ma se uno dei due saprà ridiscendere dalla montagna, l’altro non le sopravvivrà, schiacciato dalle tragedie della propria vita. Il piccolo Henry racconta in prima persona la sua infanzia a Old Buckram, stesso paese dove il padre era cresciuto, per poi andarsene appena poteva. Animo letterario con grandi ambizioni di scrittore, il padre di Henry aveva sempre sofferto il contesto chiuso dove nessuno sembrava capirlo. È la malattia della madre a riportarlo a casa, in quel paese natale che aveva giurato di abbandonare per sempre. Insieme alla giovane moglie incinta compra una casa dall’oscuro passato: incastonata sul crinale della montagna la tetra villa in ferro e vetro sembra un avvoltoio, ma la grande biblioteca e il pianoforte aiutano la famiglia a crescere, immersa nella musica e nella lettura. Quando però la tragedia irrompe nelle loro vite, tutto cambia. C’è chi non regge al dolore, chi si chiude in se stesso e chi, come Henry e come suo padre prima di lui, decide di andarsene.

La tristezza che pensai di provare quella mattina e nei giorni seguenti non era di certo il dolore solitario che alla fine s’impadronisce di voi e vi si attacca come un cappotto pesante nei giorni troppo tranquilli dopo un funerale, quando anche la ragione comprende che la persona morta non tornerà mai più e il mondo è cambiato per sempre rispetto a prima.

Dopo anni di università, passati in bilico tra il desiderio di dimenticare e una forza che sembra richiamarlo a casa, Henry ritorna alla villa avvoltoio, ormai abbandonata anche dalla sua famiglia. Qui non potrà non confrontarsi con il suo passato e il suo complesso rapporto con il padre, ma anche con l’uomo che è lui stesso diventato.

La montagna del padre è un libro intenso, che regala una storia coinvolgente accompagnata da frasi profonde sullo scorrere del tempo e il peso delle nostre vite. Un romanzo che unisce un profondo amore per la lettura a una riflessione sulle nostre origini, che per quanto possano sembrarci estranee alla persona che siamo, prima o poi, ci richiamano indietro, obbligandoci a fare i conti con noi stessi.

Un esordio letterario a cui, speriamo, faranno presto seguito altri romanzi della stessa intensità.

Voto9/10

Un libro intenso, che attraverso il rapporto tra padre e figlio affronta il tema dell'appartenenze e del rapporto con le proprie origini.

Emanuela Brumana

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