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Helen Mirren ci racconta la sua Vedova Winchester

Elegante e solare, Helen Mirren ha incontrato la stampa a Roma per presentare il suo ultimo film, La vedova Winchester, e ci ha parlato di fantasmi, condizione femminile, violenza armata e di quanto ami la gente “pazza”.

Helen Mirren su un terrazzo di Roma

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Helen Mirren ha incantato la stampa nella conferenza di promozione del film La vedova Winchester, una produzione australiana di due giovani registi emergenti, i fratelli Spierig (Saw: Legacy), ispirata a fatti realmente accaduti. Il film prende spunto infatti dalla vicenda di Sarah Pardee Winchester, vedova del famoso produttore di armi William Wirt Winchester, che nel 1938 comprò (su consiglio di una medium) una fattoria di 8 stanze a San José, in California, per trasformarla nel corso di 38 anni di lavori ininterrotti (giorno e notte, tutto l’anno) in una magione labirintica e immensa. Il motivo? Permettere che gli spiriti delle persone uccise dalle armi Winchester potessero trovare pace nelle stanze che la donna costruiva per loro. Il film, che arriverà in sala il prossimo 22 febbraio, sarà distribuito anche in versione originale sottotitolata: un’encomiabile quanto rara iniziativa per un film horror, giustificata dalla presenza della Mirren, della cui performance integrale si vuole permettere una piena fruizione.

Non è un horror, ma un film sui fantasmi. Ed il genere umano racconta storie di fantasmi da migliaia di anni.

L'attrice Helen Mirren nei panni della  vedova WinchesterHDEagle Pictures
Helen Mirren ne La vedova Winchester

Questa la distinzione rimarcata dalla diva che - per sua stessa ammissione - non ama il genere horror. L’attrice ha infatti scelto di partecipare al progetto attirata dalla figura di questa donna misteriosa, incredibilmente ricca, che visse da reclusa per moltissimi anni e fu circondata da leggende: quella che spiega l’incessante abbattimento e ricostruzione di nuove stanze della casa con la necessità di tenere a bada gli spiriti ed espiare il proprio senso di colpa è solo una, certamente la più suggestiva. Non che Helen Mirren creda davvero ai fantasmi:"Non credo agli spiriti, o almeno non lo farò finché non ne vedrò uno". Semmai, continua, “credo nel potere dell’immaginazione umana. Credo nel credere. E penso che capiamo ancora pochissimo del funzionamento della mente, dell’immaginazione, di cosa sia lo spiritualismo, cosa sia l’anima”. Altra ragione che l’ha convinta ad accettare la parte è stata la possibilità di lavorare con i fratelli Spierig, dei registi giovani e pieni di “un’energia che non si trova in genere sui set di cineasti affermati”.

La residenza Winchester nel film La vedova WinchesterHDEagle Pictures
I cantieri in perenne attività della residenza Winchester

Ciò che nel film colpisce subito è la famosa Winchester Mistery House, vera protagonista della pellicola, una struttura enorme priva di logica apparente: ci sono scale che non portano a nulla, finestre che non hanno senso, un ascensore che scorre in orizzontale. E sebbene la pellicola ne esalti l’atmosfera inquietante, la Mirren, che ha trascorso alcuni giorni di riprese nella vera Winchester House, ritiene che l’edificio sia intrinsecamente “dolce e straordinario”.

Sarah Winchester era una donna minuta, e la costruzione sembra una casa delle bambole che va avanti all’infinito.

Una casa che è dunque pura espressione della donna che l’ha progettata e curata fino alla morte: come essa, anche la singolare vedova è una figura ammantata di mistero, e la Mirren ha dovuto scavare a fondo per poter studiare il personaggio, trovandosi di fronte ad un enigma irrisolvibile. “Un po’ come la regina Vittoria dopo la morte del marito, anche Sarah si ritirò dalla vita in società, vivendo in lutto perpetuo per questo non si sa molto di lei”, e quest’aura di mistero ha affascinato l’attrice, che si è trovata a pensare molto alla vera donna dietro il personaggio. Ad esempio, contemplando due vetrate istoriate che anche il film mostra, ha riconosciuto le citazioni di due opere tra le meno conosciute di Shakespeare, Troilo e Cressida ed il Riccardo II (“sono un’attrice shakespeariana, ovviamente le conosco”), senza però capire il perché della scelta di quelle parole in particolare: “Se ne percepisce un significato profondo, senza riuscire davvero a coglierlo. È molto frustrante, ed intensamente misterioso”.

L'attore Jason Clarke in una scena di La vedova WinchesterHDEagle Pictues
Jason Clarke è il dottor Eric Price ne La vedova Winchester

Nonostante la Mirren riconosca apertamente che il film non abbia alcuna pretesa ad “essere un’opera intellettuale” ed anzi sia manifestamente “puro intrattenimento, del genere che vuole farti saltare sulla sedia”, è innegabile che qui e là si accenni anche ad un tema delicato e molto attuale: la violenza armata. Interrogata al riguardo, l’attrice premio Oscar ha dichiarato: “Noi puntiamo il dito all’America, dove certamente la cultura delle armi è profondamente radicata, e non riesco ad immaginare che possa mai finire. Ma siamo tutti responsabili. Il Regno Unito, la Cina, la Russia, la Germania, la Francia, l’Italia… sono tutti paesi che producono e vendono armi ai paesi in via di sviluppo, ai signori della guerra, ai governi instabili; e lo fanno per una sola ragione: il denaro”. Sono riflessioni che l’attrice ha ponderato anche durante le riprese, e che hanno confermato in lei una convinzione particolare:

Le anime delle persone uccise da atti di violenza armata rimangono con noi, e dobbiamo convivere con la responsabilità della loro morte.

Sarah Snook e Finn Scicluna-O'Prey in una scena de La vedova WinchesterHDEagle Pictures
Marion (Sarah Snook) e Henry (Finn Scicluna-O'Prey) ne La vedova Winchester

Uno dei personaggi principali del film, ovvero lo psichiatra interpretato da Jason Clarke, afferma ad un certo punto che “‘Pazzo’ è una parola pericolosa”, e quando Helen Mirren si è trovata commentare questa battuta, ha detto: “A me piace la parola ‘pazzo’. Mi piacciono le persone matte, che si vestono e si comportano in modo stravagante. La pazzia è ciò che fa girare il mondo". Ed ha proseguito: “Mi spaventano di più quelli che non sono pazzi, ma calcolatori, manipolatori e pericolosi”. Una dichiarazione della cui genericità si scusa, ma con la quale è difficile essere in disaccordo, un po’ come la risposta all’ultima domanda che le è stata rivolta, quando si è trovata a commentare un video diventato virale qualche tempo fa e risalente al 1975, nel quale il noto presentatore inglese Michael Parkinson le rivolgeva domande estremamente sessiste, insinuando che i suoi “attributi fisici” fossero in parte la ragione del suo successo: "Ciò che mi chiederei non è cosa sia cambiato per noi donne, ma perché ci sia voluto tanto. E non so spiegarmelo. L’unica spiegazione che posso darmi è che un cambiamento del genere è possibile solo quando anche la cultura subisce una trasformazione, e la cultura impiega molto a cambiare. Ci vuole almeno un generazione. Detto ciò, ritengo che sia anche necessario adottare una prospettiva più ampia: guardiamo a dove erano le donne prima della Prima Guerra Mondiale, e dove sono ora. È un cambiamento enorme”. E continua dicendo che la rivoluzione in atto era pronta a scatenarsi da tempo, forse anche più di un secolo.

Questo è un momento vulcanico, che stava ribollendo sotto la “crosta” della cultura da molto tempo. Adesso c’è stata l’eruzione, e chiunque si veda minacciato dal magma farebbe bene a scostarsi.

Una donna davvero formidabile, non trovate?

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