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La forma dell’acqua: la storia d’amore e mostri di Guillermo Del Toro

Guillermo Del Toro torna al cinema con il trionfo gotico-fantasy La forma dell’acqua, l’indimenticabile e sensuale storia d’amore tra una principessa muta ed un mostro anfibio.

Una scena di la forma dell'acqua con Sally Hawkins

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La forma dell’acqua è forse il film più ambizioso di Guillermo Del Toro, e questo dice molto di un cineasta la cui cifra stilistica è il grottesco. Nel film vincitore (per citare solo i riconoscimenti più noti) del Leone d’Oro a Venezia e di 2 Golden Globes, e nominato a 13 premi Oscar, il regista messicano racconta una storia che immediatamente evoca la trama de La bella e la bestia: Elisa Esposito (Sally Hawkins) è la principessa senza voce che lavora come donna delle pulizie in una struttura governativa della Baltimora dei primi anni ‘60, e si innamora di una creatura anfibia (Doug Jones) tenuta in cattività da un funzionario scaltro e spietato (Michael Shannon), affinché un pavido scienziato (Michael Stuhlbarg) possa studiarla. Con l’aiuto del suo squattrinato amico di casa (Richard Jenkins) e l’insostituibile collega Zelda (Octavia Spencer), Elisa tenterà di tutto per aiutare lo sventurato prigioniero.

Doug Jones e Sally Hawkins in una scena dentro ad un cinema nel film La forma dell'acquaHD20th Century Fox
Il mostro ed Elisa nel cinema sotto casa di lei

Del Toro riesce ad impregnare di sé ogni istante di questa storia d’amore tra il gotico ed fantasy, che non teme di esplorare la sensualità, riversando la sua cinefilia in mille citazioni: dalla creatura anfibia, che ricorda da vicino Il mostro della laguna nera di Jack Arnold (1954), ma anche il Frankenstein di James Whale; al set dell’abitazione di Elisa, un appartamento squallido posizionato proprio sopra ad un vecchio e malandato cinema, alla nostalgica scena di danza che è un omaggio alla Hollywood degli anni d’oro meravigliosamente in bilico tra l’elegante ed il ridicolo. Nel mezzo di questi e molti altri tributi al cinema che ha da sempre nutrito la fervida mente del regista, però, Del Toro trova una voce tutta sua, che trascende il grottesco ed il ridicolo trasformando in una poesia sublime, che permea ogni momento come i toni verdi e blu che il mostro della palude e la teca in cui è imprigionato riverberano in ciascun ambiente, anche quando lui non c’è.

Michael Shannon in una scena de La forma dell'acquaHD20th Century Fox
Michael Shannon è l'inquietante Richard Strickland

Altrettanto immersive sono le scenografie, che ricostruiscono l’atmosfera degli anni ‘60 fin nei minimi dettagli, eppure si fa fatica a credere che la vicenda sia ambientata davvero sul nostro pianeta: è più come se fosse una dimensione alternativa, dove la magia di un amore come quello è possibile, e due amanti possono riempire una stanza d’acqua e nuotarvi solo grazie a qualche asciugamano poggiato contro gli stipiti della porta, e… no il resto lo lasciamo voi.

Quello che vi basterà sapere è che il cast regala performance incredibili, e la regia di Del Toro è una delizia. Questa è forse la migliore interpretazione di Sally Hawkins, che riesce a comunicare tutta la delicatezza e la sensualità del suo personaggio semplicemente con gesti, passi di danza ed espressioni che arrivano dritte al cuore; Shannon è perfettamente a suo agio nell’ennesimo ruolo dell’antagonista fiabesco dagli scatti e desideri brutalmente reali; Jenkins minuzioso nelle commoventi insicurezze del suo personaggio che viene respinto dal mondo; Stuhlbarg ancora una volta capace di scomparire nel suo personaggio e dimostrare di essere uno dei migliori attori in circolazione; e poi c’è Octavia Spencer, che si trova di nuovo nei panni di una donna empatica, leale e risoluta, e capace di grandissima dolcezza: non è un ruolo nuovo per lei, ma se questa è la peggior critica che le si possa fare, ci accontentiamo senza problemi.

Sally Hawkins e Octavia Spencer in una scena de La forma dell'acquaHD20th Century Fox
Elisa (Sally Hawkins) e Zelda (Octavia Spencer)

Rubando tra i segreti dei grandi del passato, su tutti il regista di intensi melodrammi familiari venati di cinismo, Douglas Sirk (apertamente citato come fonte d’ispirazione da Del Toro), il cineasta messicano ci fa evadere in una dimensione senza tempo in cui la sospensione dell’incredulità è forma d’arte, e per due ore ci fa - quasi letteralmente - immergere in una storia d’amore che non ha precedenti.

Il film è in sala il 14 febbraio.

Voto9/10

Performance incredibili - forse la migliore interpretazione di Sally Hawkins -, deliziosa regia di Del Toro per questa storia d'amore destinata a diventare un cult.

Angelica Vianello

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