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Sports illustrated abbraccia #MeToo ma non mancano le polemiche

Anche Sports Illustrated ha voluto rendere omaggio alla campagna capillare #MeToo, nata sulla scia dello scandalo Weinstein: ecco qual è stata l'idea.

Una modella per Me Too di Sports Illustrated

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La campagna #MeToo, nata in seguito alle molestie venute a galla in seguito al caso Weinstein, ha suscitato parecchio clamore e numerose adesioni. L'ultimo a voler rendere omaggio al concetto è stato Sports Illustrated, che tramite il numero speciale Swimsuit Issue ha celebrato il tema presentando una serie di donne di ogni età vestite solo delle scritte che rappresentano i messaggi della campagna.

La celebre rivista che tratta di abbigliamento sportivo di alto livello ha ideato il progetto In Her Own Words e lo ha espresso nello speciale sui costumi luxury.

Le donne nelle foto, impresse in bianco e nero, sono senza abiti o lingerie o costumi da bagno. Le protagoniste degli scatti sono vestite semplicemente di concetti o aggettivi che le rappresentano: verità, mamma, creativa, umana e così via. A partecipare sono state in molte, tra cui Paulina Porizkova, Sailor Brinkley Cook e Robyn Lawley, che hanno posato senza veli con le parole che per loro sono importanti scritte sulla pelle con un pennarello nero.

Il team che ha lavorato al progetto era costituito da sole donne, coordinate dal fotografo Taylor Ballantyne. L'editore MJ Day ha rivelato a Vanity Fair che il messaggio sotteso esprime l'importanza, per una donna, di essere ciò che vuole (vestita o in costume) senza che nessuno si sogni di giudicarla o molestarla.

Si tratta di permettere alle donne di esistere nel mondo senza essere molestate o giudicate a prescindere da come piace loro presentarsi.

Day ha aggiunto che, dalle madri alle filantrope, dalle laureate ad Harvard alle casalinghe, tutte le donne possono e devono indossare costumi senza sentirsi "sessualizzate". In ogni caso, anche questo numero della rivista conterrà costumi, spiagge e outfit beachwear per non venire meno ai contenuti pubblicati abitualmente per il proprio target.

La polemica

Ovviamente l'iniziativa ha seminato qualche perplessità. Il movimento #MeToo sta raccogliendo adepti ovunque e, per quanto il simbolo sia validissimo e sia più importante a prescindere delle singole intenzioni o individualità, qualcuno sta cavalcando l'onda in modo a volte non coerentissimo. C'è chi, come riporta Daily Dot, ha accusato Sports Illustrated di ipocrisia e di essersi fatto "autogol" promuovendo un messaggio simile su un magazine che ha sempre esposto donne "oggettificate" per compiacere il piacere maschile.

Qualcuno su Twitter si è chiesto se abbia davvero senso una campagna del genere. Gli uomini che acquistano la rivista sono più concentrati sui problemi delle donne o sulle donne che sono oggettivamente nude?

Sports Illustrated sta dirottando un movimento sociale sui profitti. Quando la masturbazione di un uomo che contribuisce e rinforza lo status di seconda classe delle donne afferma di essere parte della soluzione, io questa cosa la chiamo una ca***ta. #MeToo.

Secondo voi uno scopo nobile predomina sulle possibili criticità della sua attuazione? In altre parole: anche Sports Illustrated può permettersi di celebrare #MeToo?

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Chiunque può promuovere la campagna #MeToo, a prescindere dalla coerenza?

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