Stai leggendo: Censura alla Manchester Art Gallery: la galleria rimuove le ninfe

Prossimo articolo: Amanti dell’arte, ecco le applicazioni che non potete perdervi

Letto: {{progress}}

Censura alla Manchester Art Gallery: la galleria rimuove le ninfe

Il quadro preraffaellita Ila e le ninfe è stato rimosso, perché secondo i curatori della galleria veicola messaggi in contrasto con la campagna MeToo. Una scelta che ha scatenato un acceso dibattito.

Il quadro Ila e le ninfe

1 condivisione 0 commenti

La Manchester Art Gallery ha da poco compiuto una scelta che sembra aprire un nuovo dilemma morale: il museo infatti ha rimosso l’opera Ila e le ninfe, perché ritenuta esempio di una visione negativa del corpo della donna (sembra inoltre che anche le cartoline in vendita al negozio della galleria siano sparite!). La scelta ha dato via a un acceso dibattito, promosso in realtà dal museo stesso, che nello spazio lasciato vuoto dal quadro ha invitato i visitatori a esprimere la propria opinione su questa scelta, sia online sia lasciando un proprio messaggio sulla parete ormai spoglia. In poco tempo, al posto del quadro sono apparsi diversi post-it, quasi tutti contrari alla scelta.

Il pubblico, infatti, si è schierato dalla parte dell’opera e del suo autore, John William Waterhouse, artista britannico appartenente alla corrente artistica dei preraffaelliti. Su Twitter sono apparsi messaggi contrari alla scelta, che accusano la galleria di censura, fascismo e di esser loro, in realtà, a veicolare un messaggio sbagliato, secondo il quale le donne dovrebbero vergognarsi della propria fisicità. Secondo altri, i curatori starebbero usando il loro ruolo in maniera sbagliata, esercitando arbitrariamente il loro potere e arrogandosi il diritto di dire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato esporre.

C’è poi chi ha deciso di dare una lettura ironica alla faccenda, proponendo una versione rivista e corretta del quadro, di modo che non risultasse più offensivo al pubblico femminile:

A questi messaggi ha risposto la curatrice, Clare Gannaway, che ha sottolineato come l’intento della MAG non sia censurare, ma dar vita a un dibattito intorno all’attualità dell’arte e alla linea che il pubblico vuole che la galleria segua. La stessa ha continuato dicendo che, in seguito al crescente dibattito che si è creato intorno alla campagna #MeToo, è come se le si fossero aperti gli occhi: il dipinto era infatti esposto in una sala della galleria chiamata “In Pursuit of Beauty”, dove sono presenti altre tele che mostrano nudi femminili come oggetti passivi di contemplazione e bellezza. La cosa, secondo la curatrice, crea imbarazzo in un momento storico in cui si presta molta attenzione a veicolare il giusto messaggio rispetto alla fisicità femminile. Quindi, probabilmente, il quadro tornerà esposto, ma in un contesto meno fraintendibile.

Insomma, una questione che si può leggere in molti modi, ma che sembra destinata a far discutere. E forse era proprio questo l’intento della galleria, che ha sollevato e aperto il dibattito. Qualunque sia la verità, non possiamo non chiedere anche a voi la vostra opinione in merito: lasciateci un commento e condividete con noi la vostra riflessione sul tema!

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.