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‘In una società frammentata, canto Eterno’: intervista a Giovanni Caccamo

Dopo aver vinto a Sanremo fra le Nuove Proposte ed essersi classificato terzo in duetto tra i Campioni, Giovanni Caccamo torna al Festival e canta un sentimento Eterno. ‘Per inondare di positività e luce le case degli italiani’. La nostra intervista.

Giovanni Caccamo per Sanremo 2018

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Si intitola Eterno il brano inedito con il quale Giovanni Caccamo è in gara, per la terza volta in carriera, al Festival di Sanremo. Siciliano classe 1990, l’artista ben conosce il palco del teatro Ariston che lo ha visto vincere nel 2015 fra le Nuove Proposte con Ritornerò da te e arrivare terzo nel 2016 con Via da qui insieme a Deborah Iurato.

Per questo motivo l’edizione 2018 ha comunque il profumo del debutto, quello tra i Campioni in versione solista, oltre al sapore di un nuovo album, Eterno, in uscita il 9 febbraio per Sugar. Il disco raccoglie otto tracce, di cui sette inediti e una cover per comporre quello che Caccamo definisce come il progetto discografico più autobiografico.

Anche per questo, ci spiega l’artista, in copertina compare proprio un suo primissimo piano: sguardo intenso e sorriso accennato, quasi a ricordare certa iconografia cristica su tavola del XV secolo. Così, nella dimensione senza tempo di un ritratto, il personaggio lascia spazio alla persona e alla sua storia raccontata attraverso testi firmati dallo stesso interprete.

A pochi giorni dalla partenza per la riviera ligure, incontriamo Giovanni Caccamo negli uffici della sua casa discografica. Garbato e cordiale, ci ha raccontato si sé, del nuovo album, del brano che porta a Sanremo e del suo rapporto con la televisione.

Giovanni, allora, come procede la vigilia sanremese?
[Suona subito il cellulare, ndr] Ecco, appunto, ti risponde lui: sono così i giorni prima di Sanremo!

Questa è la tua terza volta in gara ma è la prima fra i Campioni in solitaria: cambia l’approccio all’esperienza del palco dell’Ariston?
Secondo me cambia in base a tante cose. Sicuramente in base alle fasi della propria vita: la prima volta il terrore è stata la parola chiave perché hai sempre visto il Festival dall’esterno e hai sempre sognato di poter cantare lì. Poi la gara tra i giovani è spietata, quindi è tutto molto tormentato.

La seconda volta è stata, invece, un’esperienza diversa perché in duetto riesci a creare un’empatia con l’altra persona ed è stata un’esperienza nuova per me. Infine, questa volta più che ansia sento entusiasmo.

Ho una grande voglia di salire sul palco e l’immagine che ho è quella di un idrante di vernice luminosa che passi attraverso la telecamera per inondare di positività e luce le case degli italiani.
Questo è quello che vorrei riuscire a fare.

Come è stato l’incontro con l’Orchestra e soprattutto con Arisa con cui duetti nella serata del venerdì?
Arisa è una compagna di viaggio splendida. Il mio obiettivo a Sanremo, più che quello delle classifiche e della gara, è riuscire a colpire il cuore delle persone con un messaggio vero e semplice che è il mio. Arisa è un’artista che è riuscita a farlo, almeno con me, quando ha cantato la notte; mi ricordo ancora il momento in cui salì sul palco e io rimasi stregato da quest’artista che interpretava il brano in uno modo pazzesco. Quale migliore compagnia di viaggio potevo avere?

In questi anni hai avuto alcune esperienze tv: sei stato presentatore dello Zecchino d’Oro e ira sei tutor in un talent: è cambiato il tuo rapporto con la televisione?
Diciamo che l’esperienza di Amici più che conduzione è una sorta di relazione, di confronto e scambio con i ragazzi. Una volta alla settimana li incontro e sono a loro disposizione per chiacchierare; questo è un qualcosa che faccio già nella mia vita quotidiana, dopo i concerti quando ci sono ragazzi che si fermano per lasciarmi il loro CD o chiedermi consigli.

Quindi in quel ruolo sono proprio io; invece l’esperienza dello Zecchino d’Oro, anche se sembra apparentemente lontana da un percorso cantautorale canonico, invece per me è stata uno spunto per poter mettere in discussione ciò che sono anche artisticamente.

Incontrare storie nuove può tradursi in canzone, perché per chi scrive è importante trovare stimoli e fare nuove esperienze, mettersi in gioco, contaminarsi.

Eterno è il titolo del brano che porti al Festival e così si intitola il tuo nuovo album: ce ne parli?
Quest’album nasce dal fatto che sono follemente innamorato e la mia vita, dalla perdita di mio papà, quindi la sofferenza, la malattia e la speranza, si è trasformata in una esistenza luminosa, bella, di cui sono fiero. Il titolo iniziale del pezzo doveva essere L’amore può salvare perché ha salvato me.

In un mondo che frammenta sempre di più le relazioni io canto Eterno perché credo che possano esistere legami che resistono nel tempo, amori eterni, che si tratti di rapporti di amicizia, genitoriali o di relazione.

Questo progetto porta anche una novità nella produzione curata da Taketo Gohara: come mai questa scelta?
Ho scelto lui perché è un produttore che io già amavo follemente e che adesso ho avuto al mio fianco. La cosa che mi ha sempre colpito di lui è il suo essere camaleontico: riesce sempre a cogliere l’essenza dell’artista e a enfatizzarla. È riuscito a capire che l’embrione piano e voce di questo album era lo scheletro principale su cui poi aggiungere l’orchestra, laddove necessario. Questo ha veramente dato la veste perfetta a un album che per me è veramente importante.

Giovanni Caccamo Eterno

L’amore per la prima volta è al centro di un tuo disco: che tipo di sentimento indaghi?
Questo album è un cofanetto, anche nel senso fisico del termine. Infatti è una scatola in cui ho cercato di racchiudere la mia anima, cioè chi sono. L’amore è sicuramente la tematica principale, affrontata sotto più punti di vista; per esempio, c’è l’amore genitoriale in Altrove ma c’è anche il brano La sua figura che è la prima cover che decido di incidere. Si tratta di un pezzo splendido di Giuni Russo che parla dell’amore per Dio, quindi di una forma più spirituale del sentimento amoroso.

Che rapporto hai con la fede e spiritualità?
Io ho una grande spiritualità, a modo mio, cioè aldilà del rito in sé. Sono molto affascinato da tutti i luoghi che possono dare la possibilità di entrare in contatto con se stessi. Quindi, amo molto le chiese e ogni volta che vado a fare un concerto in una città e vedo una chiesa io mi ci intrufolo. È un luogo che mi consente di riflettere, di stare in silenzio; e la stessa cosa è per me la natura. Spesso, quando riesco a staccare un paio di giorni, vado in montagna o al mare, in posti incontaminati: il contatto con la natura mi dà una forte stabilità e serenità.

Penso che in un mondo che ostenta sempre di più sofferenze, negatività e buio la chiave per mandare via tutto questo nero sia l’amore.

A questo proposito, nel cofanetto c’è qualcosa che ci riporta alla natura, vero?
All’interno di questa scatola che è il disco, c’è una cosa bizzarra: un sacchetto con dei semi di zinnia, un fiore molto colorato. Il messaggio che voglio mandare è che per far durare una relazione in eterno bisogna coltivarla. Quindi, prendete per mano una persona a cui tenete e coltivate i semi di Caccamo; prendetevi cura del germoglio e poi della pianta per cercare di non farla morire.

Giovanni Caccamo EternoHDAlessandro Treves

In Eterno non ci sono duetti: una scelta?
Secondo me i duetti nascono per caso, perché si crea la situazione. Questa volta il duetto sarà televisivo con Arisa, ma parlando della mia anima, senza nessun tipo di filtro, penso che l’unico che possa raccontarla veramente dal minuto uno all’ultimo sia io. Quindi non ho sentito il bisogno di coinvolgere altre persone, o meglio non mi è proprio venuto in mente di duettare con un altro artista.

Anche la copertina, effettivamente, mette in chiaro l’essenza del progetto, cioè tu stesso...
L’idea del primissimo piano sulla copertina è venuta a Caterina Caselli. È stata lei a dirmi “Cosa c’è del tuo corpo che rimarrà invariato per sempre?” Gli occhi sono una parte del nostro corpo che ti riporta una dimensione di eterno e quindi i protagonisti non potevamo che essere i miei occhi, non c’è nessun outfit, solo il mio viso. Come a dire che ci metto la faccia, ecco.

Quale look, invece, hai scelto per l’Ariston?
Mi veste Tod’s mentre gli accessori sono di Montblanc, con cui  ho una collaborazione che da anni. È un brand che crede nella mia musica. Sarò meno formale rispetto alle scorse volt, più rilassato ma assolutamente pulito.

Mi piacerebbe molto che una volta salito sul palco l’attenzione fosse subito rivolta verso il pezzo e che non ci fossero distrazioni.

Salutiamoci con una considerazione che mi sorge proprio da quello che mi hai raccontato. Nella società liquida usare una parola come eterno è una bella responsabilità, quanto coraggio serve?
Secondo me i due fattori che ci fregano sono da un lato la paura e dall’altro la pigrizia nel rincorrere dei sogni. Per raggiungere i propri sogni non bisogna temere di fare, di mettersi in gioco, di mettersi in discussione; e poi non bisogna essere pigri. Bisogna rimboccarsi le maniche e vedere ogni ostacolo come un’occasione per potersi migliorare. Questo vale allo stesso modo nelle relazioni.

Nell’amore, il momento in cui il primo litigio è il motivo per cui tagliamo la relazione e passiamo al prossimo o alla prossima – cosa un tempo impensabile – deve essere, invece, il momento in cui deve scattare la porzione di amore più grande.

La difficoltà deve essere il punto in cui ci si rimbocca le maniche e si mette da parte l’io per capire perché c’è stato un attrito.
In una società che è sempre più egoriferita dobbiamo fare più spazio al “noi”.

Eterno è stato registrato agli Abbey Road Studios di Londra con la London Session Orchestra; la produzione è firmata dal giapponese Taketo Gohara (già al fianco di Vinicio Capossela) e gli arrangiamenti sono di Stefano Nanni, fidato collaboratore del Maestro Luciano Pavarotti. Di seguito la tracklist:

  1. Puoi fidarti di me
  2. Eterno
  3. Bisogno di tutto
  4. Quanto ti ho desiderato
  5. Il mio bene per te
  6. Se partissimo domani
  7. La sua figura
  8. Altrove

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