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I film più belli di sempre che non hanno ricevuto candidature agli Oscar

Il 4 marzo ci sarà la lunga notte degli Oscar: in attesa di conoscere vincitori e vinti, ricordiamo i tanti, bellissimi film che non sono mai stati candidati dai miopi membri degli Academy Awards.

Una immagine di Jack Nicholson in Shining

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La 90ª edizione degli Oscar si avvicina: il 4 marzo a Los Angeles l’infinita parata di stelle del cinema solcherà il tappeto rosso del Dolby Theatre in trepida attesa di conoscere chi porterà a casa l’ambito riconoscimento. Mai come quest’anno, tra titoli di razza come The Post di Steven Spielberg, l’epico Dunkirk di Christopher Nolan e la grandiosa ricostruzione storica di L’ora più buia (Joe Wright) si trovano veri e propri capolavori: lo struggente The Shape of Water (Guillermo del Toro) il femminile e brillante Lady Bird (Greta Gerwig) l’intricato e cerebrale Il filo nascosto (Paul Thomas Anderson) la sorprendente rivelazione di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Martin McDonagh) con Frances McDormand senza dimenticare il poetico racconto del regista italiano Luca Guadagnino che con Chiamami col tuo nome ha avuto ben 4 nomination.

Sì, il 2018 è decisamente un’ottima annata ma i membri dell’Academy, nell’arco del tempo, hanno fatto qualche errore di valutazione premiando film scialbi e dimenticabili ignorando veri e propri classici. Ecco un elenco di pellicole strepitose che non hanno mai ricevuto una nomination agli Oscar ma sono oramai pietre miliari della settima arte, un perfetto esempio di come la dorata statuetta sia stata spesso miope e poco lungimirante.

10 - Viaggio a Tokio

Yasujirō Ozu è il regista e sceneggiatore giapponese (1903 – 1963) più amato dagli studenti di cinematografia per la sua carica simbolica e la grazia stilistica delle sue opere. Viaggio a Tokio, privo di nomination come altre opere del regista, può essere considerato il suo film più riuscito e racconta l’avventura poetica e malinconica di due vecchi coniugi, Shūkichi e Tomi Hirayama che, dalla profonda provincia, vanno a trovare i figli che abitano nella grande metropoli.

La loro frenetica quotidianità e la mancanza di attenzioni disorienta i genitori, inaspettatamente accolti e affettuosamente accuditi dalla nuora del secondogenito, rimasta vedova, che sarà anche l’unica a fermarsi dopo il funerale di Tomi, che aveva accusato un malore proprio durante il viaggio di ritorno.

Wim Wenders ha dedicato a Ozu un documentario, Tokio – Ga (1985)

9 - Tempi moderni

Chi non conosce Charlie Chaplin? La maschera di Charlot, il trionfo della satira politica con lo strepitoso sbeffeggio di Hitler in Il grande dittatore e un talento comico esplosivo, hanno reso questo attore e regista longevo (1888 – 1977) un’effige del cinema muto e di quello moderno. A lui sono andati due Oscar onorari nel 1929 e nel 1972, tardivo e ipocrita risarcimento alle mancate nomination di molti suoi film, a cominciare dal magnifico Tempi moderni (1936) in cui ritroviamo Charlot, durante la grande crisi economica americana tra bulloni e catena di montaggio di una fabbrica in cui lavora senza sosta come operaio.

Il sovradosaggio lavorativo produce allucinazioni tanto da doversi ricoverare in una clinica per esaurimento nervoso. Dopo la guarigione, si trova invischiato in eventi più grandi di lui, dalla tentata di fuga di alcuni galeotti fino all’agrodolce avventura in un grande magazzino con una simpatica ladruncola per poi approdare in uno spettacolo di varietà. Un racconto comico che sottende una puntuale e incredibilmente efficace denuncia di una società disumanizzata e priva di possibilità per il mondo degli ultimi.

8 – Susanna!

Mettete insieme Katharine Hepburn e Cary Grant nei ruoli di una bella, bizzarra e scombinata ereditiera e un paleontologo timido e puntiglioso, fateli flirtare e litigare tramite dialoghi a dir poco brillanti, immergeteli in avventure strampalate e nonsense e tutto questo esplosivo cocktail di comicità lasciatelo dirigere a Mister Howard Hawks. Il risultato è Bringing Up Baby – Susanna!

Nonostante la tiepida accoglienza del pubblico e nessuna nomination agli Oscar, Susanna! è diventato nel tempo, il paradigma delle commedie brillanti del cinema classico e fonte d’ispirazione anche per i registi contemporanei.

7 – Jules e Jim

Se che con I 400 colpi (1960) ed Effetto Notte (1973) François Truffaut ha almeno potuto vedere da vicino la dorata statuetta, uno dei suoi film più intensi e poetici, Jules e Jim, è stato inspiegabilmente ignorato dai membri dell’Academy.

Il tragico triangolo amoroso più apprezzato dai cinefili non solo racconta l’amore in un’ottica moderna e anticonvenzionale ma è un meraviglioso ritratto di donna volitiva, controcorrente e libera, splendidamente interpretata da una superba Jeanne Moreau.

6 – Il disprezzo

Jean-Luc Godard, uno dei registi simbolo della Nouvelle Vague, non è mai stato amato dai canoni hollywoodiani. Pellicole leggendarie come Fino all’ultimo respiro (1960) La donna è donna (1961) e Il disprezzo (1963) non hanno mai avuto una nomination agli Oscar, al contrario del suo collega François Truffaut. Con il solito inspiegabile ritardo, Godard ha ricevuto un Oscar onorario nel 2011 che non basta a colmare la miopia dei selezionatori. Il disprezzo è un’opera al nero, un viaggio malinconico e pessimista intorno al rapporto uomo - donna, il matrimonio e le diverse pulsioni che spingono il maschile e femminile a cercarsi, amarsi e poi allontanarsi, tra pene inflitte, giochi di potere e nichilismo. Un autentico gioiello in cui brilla per bellezza e intensità Brigitte Bardot accanto a due mostri sacri del cinema come Jack Palance nel ruolo di un brutale, misogino e cinico produttore che tanto si avvicina ai recenti fatti di cronaca hollywoodiani e Michel Piccoli in quello di uno sceneggiatore disincantato, marito poco attento della bionda Marianna di Francia.

Ironia della sorte, il regista tra i più premiati e apprezzati della storia degli Academy Awards, Quentin Tarantino, ha battezzato “Band Apart” la sua compagnia di produzione cinematografica, fondata con altri artisti, in onore di Bande à part, uno dei classici della filmografia di Godard.

5 – L’uomo che amava le donne

Il film più sofisticato e ironico di François Truffaut L’uomo che amava le donne (1977) non ha avuto nessuna nomination e pensare che nel 1977, anno della sua uscita, il vincitore per il miglior film è stato Rocky (John G. Avildsen)! Il protagonista di questa perfetta esplorazione nelle problematiche amorose di un uomo amato che non è in grado di amare è Bertrand Morene (Charles Denner) ingegnere e seduttore seriale di donne che mescola sentimenti intensi a traumi infantili non elaborati che riguardano la figura della madre, promiscua e allo stesso tempo severa con il proprio figlio. Nonostante tutto, saranno ancora una volta le donne a salvarlo anche dopo la sua improvvisa dipartita.

Tra le interpreti, Brigitte Fossay, nota per aver interpretato la madre dell’adolescente Vic in Il tempo delle mele e la leggendaria ballerina Leslie Caron (Un americano a Parigi).

4 - La 25ª ora

Spike Lee nel 2003 dirige uno splendido trio d’attori - Edward Norton, Barry Pepper, Philip Seymour Hoffman - in un film che, forse più di altri, ha analizzato in modo lucido e disincantato il mondo e la città di New York dopo l’11 settembre ma questo non è bastato ad ottenere una seppur meritata nomination. Il cuore della storia, uno spacciatore prossimo ad entrare in prigione per una soffiata anonima, forse di uno dei suoi collaboratori, è il lungo addio del protagonista Monty (Norton) alla sua complessa, contraddittoria e molto remunerativa vita. Tra un giro nei locali più cool della grande mela insieme ai suoi due migliori amici, il timido insegnante Jacob (Hoffman) e il disincantato broker Frank (Pepper) Monty riflette tra le luci di una città oramai cambiata, arrabbiata e impaurita di fronte a uno degli attacchi terroristici più spaventosi della storia contemporanea.

Prima di attraversare la soglia del penitenziario, pur tentato di prendersi un’ora in più di quelle oramai concesse, in un moto d’orgoglio e responsabilità affronta le conseguenze delle sue azioni. Edward Norton qui è al suo meglio e, con uno strabiliante monologo che vale tutto il film, avrebbe potuto gareggiare con onore con i candidati del 2003 come il vincitore Adrien Brody (Il Pianista), Michael Caine, Jack Nicholson e l’onnipresente Daniel Day-Lewis.

3 – Shining

Oggi appare quasi come un’eresia ma Shining (1981) non solo non ha ricevuto nessuna nomination ma sembra che abbia fatto storcere il naso anche a Stephen King, che in un primo momento lo avrebbe giudicato un film troppo cerebrale, criticando la performance di Jack Nicholson e Shelley Duvall. Certo, il film di Stanley Kubrick ha fin dall’inizio incontrato difficoltà durante le riprese per il leggendario perfezionismo del regista e per i comportamenti spesso incontrollabili di Nicholson, all’epoca seriale consumatore di droga come racconta il protagonista di S is for Stanley, documentario di Alex Infascelli che raccoglie le preziose memorie del collaboratore e factotum di Kubrick . A peggiorare il quadro, la candidatura come peggior regista ai Razzie Awards – i goliardici anti Oscar – in sfortunata compagnia con Brian De Palma (Vestito per uccidere) e William Friedkin (Cruising), premio poi assegnato a Robert Greenwald (Xanadu).

La storia di Jack Torrance (Nicholson) e la sua famiglia, rinchiusi nel labirintico Overlook Hotel tra visioni terrificanti, follia e luccicanza è diventata una delle pellicole horror più amate al mondo in cui la tecnica e il genio incomparabile di Kubrick ha raggiunto risultati a dir poco straordinari. Per onorare i 40 anni dall’uscita dell’omonimo libro, Shining è tornato sul grande schermo nel 2017 per Halloween, in tutta la sua strepitosa, terrificante bellezza

2 - Il grande Lebowski

In concorso al Festival di Berlino nel 1998 ma nessuna nomination per il cult dei fratelli Joel e Ethan Coen, Il Grande Lebowski è il film tra i più amati e citati del cinema e un fenomeno culturale di epiche dimensioni tanto da annoverare persino un proprio festival, il Lebowski Fest di Louisville. Jeff Bridges è Drugo Lebowski, un pigro uomo di mezza età molto alternativo, amante della marijuana, del cocktail White Russian e accanito giocatore di bowling insieme agli amici Walter (John Goodman) e Donny (Steve Buscemi). La sua vita scorre tranquilla fino a quando due loschi figuri al soldo del re del porno (Ben Gazzara) lo scambiano per un’altra persona e gli intimano di pagare un debito che in realtà appartiene al suo omonimo, un miliardario in sedia a rotelle.

Una serie continua di disavventure, rapimenti, rese dei conti e bugie, tutti i protagonisti tranne uno si ritroveranno di nuovo al bowling, per il grande finale.

1 - In the Mood for Love

Una delle storie più struggenti e romantiche di tutti i tempi, tra perfezione stilistica, simbolismo e un montaggio che gioca a sottrarre ed evocare piuttosto che mostrare i contorni definiti della storia. A Hong Kong, nel 1962, una segretaria e un giornalista, vicini di casa, scoprono che il loro coniugi sono amanti. I sentimenti in gioco sono tanti, compreso un’attrazione inesorabile tra i due, che non sfocia in una relazione fisica ma si sublima attraverso i silenzi, ai gesti quotidiani e le non scelte dei protagonisti.

Definito all’unanimità un capolavoro d’estetica e di analisi chirurgica dei sentimenti, il regista di culto della Nouvelle Vague cinese, Wong Kar-Wai, forse perché si avvicina al gusto di un certo cinema europeo – Antonioni in primis - con In The Mood for Love non ha ricevuto alcuna nomination agli Oscar ma è stato premiato al Festival di Cannes del 2000 con il Grand Prix tecnico e per la migliore interpretazione maschile, quella del protagonista e attore feticcio, Tony Leung Chiu-Wai.

Bonus: C’era una volta in America

Un vero e proprio concentrato di arte cinematografica, il più amato e celebre film di Sergio Leone non ha ricevuto una sola nomination – come tutti i film del grande regista - nemmeno quella per la colonna sonora di Ennio Morricone o per i due attori protagonisti: un Robert De Niro in stato di grazia e James Woods. La storia è nota: Noodles (De Niro) e Max (James Woods) sono due ragazzi di strada che vivono nel popolare quartiere ebraico di New York dei primi anni ’20, uniti da una profonda amicizia e una precoce carriera nel crimine. Durante una guerra tra bande, Noodles viene portato in prigione per aver accoltellato un rivale e, uscito dopo 12 anni, trova ad aspettarlo Max che ha intanto creato un piccolo impero nel commercio clandestino di alcolici in pieno proibizionismo. La loro pericolosa vita porterà i due amici a una sempre più vistosa frattura e al più infame dei delitti, il tradimento.

La poetica ballata sull’amicizia, la fiducia perduta, fantasmi del passato, amori dolorosi e la violenza insita nell’uomo raccontata attraverso un montaggio temporale progressivo di rara efficacia e un finale tra i più belli ed enigmatici della settima arte.

Appuntamento con la lunga notte degli Oscar, dunque, ora consapevoli che chi non riuscirà ad afferrare la buffa statuetta, potrà comunque fare parte della storia del cinema come questi autentici capolavori. 

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