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Chiamami col tuo nome: Guadagnino e il cast raccontano il film candidato all’Oscar

Nel raccontare il bellissimo Chiamami col tuo nome, Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet hanno parlato di amore, famiglia, premi Oscar e… pesche.

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È dai tempi de La vita è bella di Benigni che il film di un italiano non veniva nominato agli Oscar: ci sono voluti quasi vent’anni, ma poi è arrivato Luca Guadagnino (A Bigger Splash, Io sono l’amore) con la sua splendida storia di amore e crescita vissuta sullo sfondo dorato della placida estate del 1983 “da qualche parte in Nord Italia”, et voilà, un autore italiano riesce a spuntarla su tanti altri nomi internazionali. Insieme ai protagonisti di Chiamami col tuo nome, Armie Hammer e Timothée Chalamet (che proprio ieri ha ricevuto una nomination all’Oscar per questo ruolo), il regista ha incontrato la stampa a Roma per presentare il film, nelle sale italiane dal 25 gennaio.

Ad un anno dal debutto al Sundance Film Festival, Chiamami col tuo nome arriva dunque in patria già carico di onori e con la prospettiva di collezionarne forse qualche altro entro la serata degli Oscar (è candidato anche per la miglior canzone e per la sceneggiatura non originale), e spinto a commentare questo successo, il regista ha dichiarato:

Siamo felici ed orgogliosi, cos'altro possiamo dire?

Riconoscendo che il merito è dovuto al lavoro di squadra di cast e troupe tecnica, Guadagnino ha poi aggiunto: “È stato un percorso, quello di Chiamami con il tuo nome, molto pacato e minimale che ha avuto questo tipo di risultato, e ciò insegna che la passione e l'inaspettato vanno mano nella mano”. Un incoraggiamento, dunque a sognare, a perseguire una passione. Il regista ha infatti rivelato che se anche non pensava davvero ad un esito del genere quando ha lavorato a questo film, il sogno di un Oscar lo accompagna ormai da molto tempo. “Ci penso da quando avevo vent'anni!” ha infatti esclamato sorridendo, rammentando come da giovane mentre si trovava con un amica su un bus per le strade di Roma, scorgendo il Vaticano scherzò:

Non credo che diventerò mai Papa, ma forse una nomination all'Oscar la potrei prendere!

Timothée Chalamet in una scena di Chiamami col tuo nomeHDWarner
Elio (Timothée Chalamet) in Chiamami col tuo nome

Per Chalamet la candidatura da parte dell’Academy è un sogno con il quale il giorno dopo fa ancora fatica a racapezzarsi - nonostante i molteplici premi che la critica gli ha assegnato nei mesi passati - ed il giovane attore fa suo il messaggio del regista, quando dice di interpretare questo tipo di riconoscimento come un incoraggiamento a non mollare (“È rassicurante ricevere dei segnali come questi, è come se ti dicessero che la carriera che hai scelto è quella giusta”) e, mostrando un equilibrio che non ci si aspetterebbe da un talento di soli 22 anni in rapida ascesa (Chalamet quest’anno compare anche in Lady Bird, altro film pluripremiato della stagione), dice che, essendo consapevole di quanto sia imprevedibile la fortuna nella carriera di un attore, a questo punto la sua responsabilità sia quella di “godermi questo momento".

Ma qual è il motivo di un successo del genere? Chiamami col tuo nome è tratto dal libro omonimo André Aciman (2007), che nel mondo ha riscosso notevole successo. La storia è quella di un adolescente (Elio, il ruolo recitato da Chalamet) che trascorre l’estate in Nord Italia, nella villa dei genitori, in un ambiente che trabocca di cultura, dove tutti parlano tre o quattro lingue senza sforzo e nel quale irrompe l’aitante Oliver, uno studente (Armie Hammer) del padre (il professore è interpretato da uno straordinario Michael Stuhlbarg). Elio rimane subito affascinato dal nuovo ospite, e trascorrerà le successive settimane alla scoperta della propria sessualità, del desiderio, dell’amore e delle prime lacrime che questo porta con sé.

Michael Stuhlbarg In una scena di Chiamami col tuo nomeHDWarner
Il professor Perlman (Michael Stuhlbarg) in una scena di Chiamami col tuo nome

Definirlo però un film d’amore gay è riduttivo, e tutti e tre gli artisti presenti alla conferenza hanno tenuto a rimarcarlo: Guadagnino infatti lo vede come “un film sull’alba di una persona che si trasforma in un’altra. Mi piace anche pensare che sia un film sul desiderio, quindi il desiderio non conosce definizioni di genere”. Ma è anche un film sulla famiglia, intesa come gruppo nel quale i membri si migliorano a vicenda, ed è questo concetto che il regista vuole indagare nella sua carriera: Chiamami col tuo nome è il primo passo di una ricerca che Guadagnino vuole continuare.

Anche Timothée Chalamet non ama dare un’etichetta di genere al film, anzi ha raccontato di aver di recente scoperto una chiave di lettura del tutto nuova parlando con un regista di una scena in particolare, quella del monologo del padre verso la fine: “Avevo dedotto che quella scena parlasse di come affrontare l’amore, come rapportarsi con i propri istinti e vivere la propria sessualità, e lui invece mi ha detto che ha a che fare con il dolore, soprattutto in quella scena. Parla di come affrontare il dolore”. Il monologo in questione è davvero un momento molto intenso, anche nel libro, e non sorprende che il giovane attore lo citi come il preferito: “La scorsa settimana ho ritrovato la mia copia originale del libro, l’avevo acquistata cinque anni fa, quando avevo sentito parlare per la prima volta di questo film, e sono stato felice di vedere che la parte del libro che avevo sottolineato di più erano proprio tutte le battute del padre”, ha ricordato, continuando poi: “E ciò che ho voluto far mio, di quella scena, è l’idea che quando stiamo soffrendo nella vita, quando abbiamo il cuore spezzato o siamo arrabbiati o tristi… significa che stiamo vivendo nel modo giusto. Aggiungere un ulteriore strato di sofferenza e stress è inutile ed inopportuno. Quello è il momento più toccante dell’intera storia e credo che quella sia una delle parti più importanti e commoventi della storia”.

Timothée Chalamet e Armie Hammer in una scena di Chiamami col tuo nomeHDWarner
Elio (Timothée Chalamet) e Oliver (Armie Hammer) in una scena di Chiamami col tuo nome

In quelle battute pronunciate dal Professor Perlman (Stuhlbarg) è dunque racchiuso uno dei tratti più amati da lettori e spettatori: l’apertura mentale di un genitore che non pone limiti al figlio, anzi lo esorta a vivere le proprie emozioni con tutto il coraggio e la libertà di cui è capace. Una famiglia dalle vedute così ampie sembra utopica a molti, ma non a Luca Guadagnino, che al riguardo ha commentato:

Secondo me l'utopia è la pratica del possibile, quindi sì, una famiglia così esiste.

Per lui infatti, nell’epoca in cui è ambientato il film i genitori erano stati protagonisti della rivoluzione dei costumi del decennio precedente, ovvero l’ultima generazione capace di trasmettere la propria apertura mentale ed emotiva anche ai figli. Si capisce dunque perché Chiamami col tuo nome risplenda di questa naturalezza: il languore di un amore vissuto lontano dagli occhi di tutti, fatto di irresistibile tenerezza, di desiderio vibrante e mai volgare, di sorrisi complici e tanta curiosità, sono tutti risvolti dell’idea che l’amore può e deve essere vissuto senza restrizioni. Questo è l’insegnamento che il protagonista Timothée Chalamet ha tratto dal tempo trascorso nei panni di Elio. “La cosa che mi fa più sorridere quando penso a me stesso rispetto al personaggio nel film - e credo che sia l'esperienza che abbiano tante persone che al cinema hanno versato qualche lacrima -, è che non ho mai avuto una storia così appassionata, che nasce con una data di scadenza. Quindi se ho appreso qualcosa, è stato come interpretare e capire le persone che vivono amori così intensi, a prescindere dal fatto che sia amore omosessuale, eterosessuale o… amore per le pesche”. Ha aggiunto, facendo riferimento ad una scena particolarmente sensuale del film, in cui proprio una pesca fa la sua indelebile apparizione, e che è uno dei momenti cui Chalamet stesso tiene di più.

Il regista Luca Guadagnino sul set di Chiamami col tuo nomeHDWarner
Il regista Luca Guadagnino sul set di Chiamami col tuo nome

La naturalezza dei contenuti è rispecchiata anche nella forma: ha infatti raccontato Armie Hammer che Guadagnino “ha un incredibile, bellissimo equilibrio”, e che la scelta di girare tutto con una sola telecamera, una lente ampia da 35mm, permetteva loro di muoversi per gli ambienti “come se fosse uno spettacolo teatrale, o come nella vita reale: ci muovevamo da una stanza all'altra ed interagivano con gli oggetti... Potremmo fare tutto quello che ci sentivamo di fare”. Guadagnino dunque preferisce discutere della scena e poi lasciare molta liberà agli attori, decidendo di intervenire con tocco leggero solo quando vede che ciò che fanno non funziona. “Allora si avvicinava in maniera sempre tutt’altro che invasiva, chiedendoti domande come ‘Dove sei? Tu non sei qui! Ho bisogno di te qui’. Poche semplici domande che ti riportavano al centro della scena.

La concorrenza agli Oscar è spietata quest'anno, ma se Chiamami col tuo nome riuscisse a portare a casa qualche statuetta, sarebbe pienamente meritata. 

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