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Mudimbi a Sanremo con il rap de ‘Il mago’ tra fanciullezza e ironia

Da un’officina al palco di Sanremo. Di punti di partenza Mudimbi ne ha conosciuti più d’uno e il 2018 promette un nuovo viaggio. Che inizia con Il mago e l’album Michel. Abbiamo incontrato il rapper che invita a guardare il lato positivo delle cose.

Mudimbi a Sanremo 2018 con Il mago Magliocchetti

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“Voglio licenziarmi per fare musica”: questo ha detto – e si è detto – Michel Mudimbi, in arte semplicemente Mudimbi, ormai svariati anni fa. Dopo aver lavorato come meccanico in un’officina che la sera lasciava il posto a un palco, per il giovane rapper di San Benedetto del Tronto non c’è stato più margine per fare altro. La musica è diventata il fulcro della vita.

La scelta di mollare il lavoro, certo, non deve essere stata facile, soprattutto perché accompagnata da una certa insicurezza verso se stesso e le proprie capacità. Se oggi gli artisti del rap sfoderano con arroganza le loro convinzioni o, in altri casi, si fanno portavoce di un male esistenziale che più cupo non potrebbe essere, Mudimbi non appartiene né all’uno né all’altro genere.

Il suo biglietto da visita nel mondo musicale mainstream Mudimbi lo sfodera al Festival di Sanremo 2018 dove, in gara fra le Nuove Proposte, canta Il mago. Disponibile negli store digitali e già suonato in radio, il pezzo suona come una coloratissima lettera di incoraggiamento per affrontare i disagi della vita con il sorriso sulle labbra. Anche quando non sembra esserci nulla che vada nel verso giusto.

Mudimbi il mago cover singolo

Scritto dallo stesso Mudimbi con Andrea Bonomo, il brano è divertito e divertente, con una carica di positività confortante che, come succede con la magia, porta nella realtà un tocco di favola. È con questo pezzo che l’artista ci introduce all’album Michel (Warner Music), in uscita venerdì 9 febbraio giorno in cui il singolo viene anche pubblicato in versione vinile 45 giri limitata e numerata.

Madre italiana e padre congolese, con cui però non ha mai avuto rapporti, Mudimbi ha incrociato presto la via della musica nella forma del rap. “La relazione più tormentata della mia vita: ad anni alterni mollavo e poi ricominciavo, non ero mai troppo convinto delle mie capacità”. Nonostante tutto, le sette note sono sempre lì, panacea di ogni male, anche quello d’amore.

Ero stufo di sacrificare la felicità in nome della responsabilità. Bisogna fare quello che ci fa stare bene perché la prima responsabilità è proprio nei confronti della nostra felicità.

E così, tra una riparazione in officina e una festa serale, Mudimbi dice definitivamente addio ai motori e sceglie la musica, in cui riversa con schiettezza e ironia la propria filosofia di vita. Dal primo successo in radio giunto per caso all’esordio con una major, il percorso del rapper è proceduto passo dopo passo, come in una costruzione certosina.

Nuove Proposte Sanremo 2018 MUDIMBIHD

In Michel, Mudimbi ha messo tutto se stesso e lo dimostra fin dalla copertina. “Non potevo scegliere una cover diversa: è una mia foto da bambino. Non mostra un personaggio, ma il me stesso più spontaneo e onesto: quello dell’infanzia”. 

Partiamo proprio da qui: la musica ti accompagna da sempre. Sanremo, per te, rappresenta più un punto di partenza o di arrivo?
Sicuramente lo vedo come un nuovo punto di partenza, anche per l’esposizione mediatica che comporta, nel bene e nel male. So che devo fare bene: una parola fuori posto torna indietro come un boomerang [sorride, ndr.].

Si può dire che il tuo percorso artistico sia iniziato effettivamente quando hai lasciato il lavoro da meccanico?
Beh, io ogni tanto riparto. In generale mi rifiuto di pensare a me come a uno che è arrivato, mi sento sempre in gavetta. Così un primo punto di partenza è stato lasciare il lavoro, poi c’è stata la firma con Warner e ora Sanremo.

Al Festival porti la canzone Il mago: ce la racconti?
Il mago è un promemoria a me stesso con cui cerco di tenere chiaro un focus: nonostante le piccole e grandi sfide di ogni giorno possano rovinare il quotidiano, possiamo fare a meno di soffermarcisi per concentrarci invece sulle cose positive. Poi, nella canzone, c’è anche la parte in cui la butto più personale, quando nella terza strofa parlo di me ragazzino nel rapporto con mia madre.

Fin da bambino, anche quando mi confrontavo con i miei amici, non ho mai guadato a me stesso come a un ragazzino cui mancasse qualcosa, nonostante sia cresciuto senza padre.

E perché questo titolo, Il mago?
Sembra che per essere in questo stato mentale di cui canto ci voglia una magia! Non è cosi e faccio ironia su questo: non ci vuole una forza della natura per fare una cosa tanto semplice. Credo che per godersi le poche cose buone della vita la magia non serva.

Come mai hai scelto proprio questo pezzo per Sanremo che spesso fa rima con canzone d’amore?
Non sarei stato capace di scrivere qualcosa di diverso. Non vengo dal mondo delle canzoni d’amore e se avessi eventualmente portato al Festival un brano d’amore non sarei risultato autentico.

Nel tuo album, Michel, oltre a Il mago c’è un secondo inedito dal titolo Amemì: come è nato?
È nato da una chiacchierata con Andrea Bonomo. La canzone è un modo per guardare alla routine della mia vita, sorridendo sugli aspetti che possono sembrare noiosi; sono dei cliché che strappano un sorriso. Magari anche per disperazione, eh... Tengo molto a questo pezzo e sono contento  di aver coinvolto un coro di bambini sul ritornello.

A proposito di bambini, mi pare che in tutta la tua musica ci sia un’anima fanciullesca che emerga: è così?
Sì, ed è una parte fondamentale. Sono convinto che quello che bisogna fare, o tentare di fare, è cercare di tornare indietro a quando eravamo bambini. Da adulti, abbiamo tanti modi di vedere il mondo che sono determinati dai paletti che ci hanno messo in testa, sono convenzioni. Per questo punto molto all’età dell’innocenza perché è il momento in cui dici le cose perché le sentì col cuore. E solo così arrivi in maniera spontanea.

Molti ti hanno già paragonato a Stromae: come vivi questo confronto?
Devo dire che Stromae non mi ha influenzato perché ho scritto l’album prima di diventarne un fan, ma diversi addetti ai lavori mi hanno fatto notare elementi in comune. Penso che per il futuro prenderò qualcosa da questo artista: quando c’è qualcosa da imparare, ben venga.

Per quale dei Campioni in gara a Sanremo fai il tifo?
Non ne ho la più pallida idea delle loro canzoni! Finora alle prove arrivo, mi esibisco e riparto. Però se dovessi dire un nome direi Nina Zilli perché abbiamo lo stesso fonico!

E dei tuoi colleghi fra le Nuove Proposte chi ti piace?
Tra i giovani mi piace davvero tanto Mirkoeilcane, anche come persona. Abbiamo instaurato un bel rapporto e mi fa piacere sentirlo.

Sul palco come ti vedremo?
Non sono uno molto sobrio e scenicamente vogliamo far arrivare tanta energia, anche a livello visivo e di palco. Non sarà un Carnevale di Rio ma neanche i Carmina Burana.

Michel: la tracklist dell’album di Mudimbi

Le canzoni di Michel scivolano via con una piacevolezza d’ascolto che intende far sorridere, ballare e insieme riflettere sui chiaroscuri. Così, le vicende umane parodisticamente elencate e i neologismi più bizzarri vanno a braccetto con uno spirito fanciullesco che perseverare nonostante certe disillusioni.

Ecco la tracklist dell’album, dal 9 febbraio:

  1. Il mago
  2. Donne
  3. Risatatà
  4. Giostre
  5. Amemì
  6. Empatia
  7. Tipi da club
  8. Scimmia
  9. Chi
  10. Sba
  11. Amnesia
  12. Tachicardia
  13. Schifo
  14. Tutto

Insomma, il rap di Mudimbi è mix musicale che tocca il reggae, la dance, la techno e la dub che fanno da sfondo alle parole per raccontare la vita anche nei suoi risvolti più duri ma senza mai prenderla troppo sul serio.

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