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Germania: guerra legale alle offese su tutti i social

La Germania combatte l'hate speech con una nuova legge: dal 1 gennaio 2018 i social rischiano 50 milioni di euro di multa in caso di mancata rimozione delle offese.

Legge contro hate speech

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Dal 1 gennaio 2018 è entrata in vigore la normativa tedesca che colpisce l'hate speech in rete. La Germania ha deciso di punire i social con multe fino a 50 milioni di euro. La sanzione viene comminata se il social non rimuove entro 24 ore il contenuto diffamatorio oggetto di denuncia. La legge concede ai grandi colossi web un lasso di tempo compreso tra 24 ore e una settimana per l'analisi e la rimozione dei contenuti. I tempi diversi dipendono ovviamente dal tipo di messaggio oggetto della segnalazione. 

La legge è nata a seguito della raccolta di una serie di dati relativi alle denunce effettuate dagli utenti. Secondo il report governativo, Facebook e Twitter non avevano rispettato i tempi di rimozione di 24 ore nel 70% dei casi segnalati. Facebook, per esempio, aveva rimosso solo il 39% dei contenuti esaminati. A causa della nuova norma, i social hanno già nominato un responsabile interno, anche perché 50 addetti del Ministero della Giustizia si occuperanno di vigilare sul rispetto delle disposizioni.

Purtroppo, sono le donne le principali vittime dell'odio in rete. A livello europeo una donna su 10 è stata vittima di cyberviolenza. La Germania dunque ha compiuto un passo importante per combattere l'hate speech contro gli utenti web e contro le donne in particolare. In Italia la situazione non è diversa e si registrano tanti casi di hate speech contro le donne, come dimostrano i dati raccolti dall'Osservatorio Italiano sui Diritti.

Odio in rete contro le donne

Ricordi sicuramente il caso di Laura Boldrini o la segnalazione dell'informatica Arianna Drago contro i gruppi Facebook che inneggiavano allo stupro utilizzando foto rubate dai profili di ignare ragazze. E come non citare il caso di Francesca Barra, vittima di un feroce odio social dopo l'annuncio della sua relazione con Claudio Santamaria. Nel suo caso, i messaggi di odio provenivano addirittura da un funzionario della Regione Basilicata, che la Barra ha subito denunciato pubblicamente.

L'Italia dovrebbe dunque correre ai ripari per tutelare i tanti utenti social. Solo Facebook conta 28 milioni di profili attivi nella nostra nazione. Certo, l'applicazione della nuova legge tedesca ha portato anche a qualche caso controverso. In questi giorni, per esempio, è stato sospeso l'account Twitter del Titanic, un giornale satirico di Colonia. La sospensione è avvenuta dopo la pubblicazione di un post che ironizzava sulle critiche mosse alla polizia di Colonia da una rappresentate del partito di estrema destra Alternative für Deutschland. L'account è stato ripristinato, ma la sospensione ha provocato un acceso dibattito sulla libertà di espressione. Siamo però solo nella prima fase di applicazione della norma e sicuramente i tedeschi dovranno aggiustare il tiro. Intanto in Germania, le donne potranno denunciare più facilmente commenti offensivi e messaggi di odio e ottenerne la rimozione entro 24 ore!

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