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Voldemort: Origins of the Heir, quando la fanfiction diventa film

Dalla sua pubblicazione su YouTube lo scorso 13 gennaio, il film interamente realizzato da fan sta raccogliendo un enorme successo.

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Voldemort: Origins of the Heir è un breve film che si colloca nell’universo di Harry Potter, ma è interamente realizzato da fan italiani, presentandosi dunque come non un prodotto ufficiale, ma che ha comunque ottenuto il benestare Warner, inizialmente rifiutato dagli studios stessi. I volenterosi ammiratori di Potter sono riusciti nell’impresa - insieme al produttore Stefano Prestia - grazie un budget di 15mila euro raccolti grazie ad una campagna di crowdfunding su Kickstarter. Un progetto ambizioso, che ha voluto elevare la fanfiction scritta da Gianmaria Pezzato (anche regista) a mediometraggio di 52 minuti, recitato da attori italiani e doppiato in inglese per avere maggior appeal internazionale. Un esperimento accolto con entusiasmo dagli ammiratori del Wizarding World nato con Harry Potter, tanto da aver già superato gli 11 milioni di visualizzazioni su YouTube. 

Voldemort nel film Voldemort: Origins of The HeirHDTryangle Pictures
Tom Riddle (Stefano Rossi), in una scena del film

Come suggerisce il titolo, si tratta di una origin story di Voldemort - la nemesi di Harry Potter - che integra le informazioni disseminate nei libri di J. K. Rowling, cui a detta di Pezzato non era stata resa giustizia nei film. L’ex alunna di Hogwarts Grisha McLaggen (Maddalena Orcali) viene catturata mentre cerca di recuperare un oggetto negli uffici degli Auror (una sorta di spie del mondo  magico) russi, e subito sottoposta ad interrogatorio dal Generale Macarov (Alessio Dalla Costa), il quale, con l’aiuto del Veritaserum (la pozione che funziona come siero della verità) le carpisce la storia di Tom Riddle (Stefano Rossi), dai tempi in cui frequentava Hogwarts fino a quando è diventato l’Oscuro Signore. Scopriamo così che negli stessi anni in cui il giovane erede di Serpeverde seguiva lezioni di magia, ad Hogwarts erano convenientemente presenti anche i discendenti degli altri tre fondatori della scuola, il tassorosso Lazarus Smith (Andrea Bonfanti), il corvonero Wiglaf Sigurdsson II (Andrea Baglio) e la stessa McLaggen (Aurora Moroni), erede di Godric Grifondoro. Tutti giovani di bell’aspetto, magari un po’ maturi per la parte, ma non è lì che si annidano i problemi del film.

Se infatti non si può far altro che ammirare gli effetti speciali usati per ogni incantesimo nonché la cura delle scenografie e della colonna sonora, purtroppo il resto lascia a desiderare, a partire dalla traccia audio del film: le parole fuori sincrono o difficilmente conciliabili con la recitazione degli attori anche quando li vediamo pronunciare le battute direttamente in inglese, nonché i suoni di scena preregistrati che stridono per diacronia o per volume con le immagini mostrate sono difetti che rendono faticoso immergersi nella storia. Gli attori poi soffrono un po’ di un problema che è comune a tanti interpreti nostrani anche ben più famosi: l’eccessiva teatralità, che di fronte alla telecamera, specie quando questa stringe ripetutamente - e talvolta inutilmente - sui volti e sugli occhi dei personaggi, è ridondante. 

Una immagine promozionale di Voldemort: Origins of the HeirHDTryangle Pictures
I quattro eredi dei fondatori di Hogwarts in Voldemort: Origins of the Heir

Nel complesso però l’iniziativa è in sé talmente ammirevole, con la passione per il far cinema ad ogni costo che sa dimostrare, l’amore ed il rispetto per il materiale originale cui attinge (lo scambio tra Riddle ed Hepzibah Smith è notevole), che ci sentiamo di perdonare quei problemi tecnici, ma non possiamo fare altrettanto per la freddezza del film. Questi 52 minuti sono cupi, e quei pochi momenti di cameratismo nella Stanza delle Necessità o in giro per il parco di Hogwarts non riescono a comunicare davvero il calore dell’amicizia e dell’affetto che lega i protagonisti delle storie della Rowling.

Insomma: buon esordio, ma c’è ancora tanta strada da fare. Ci auguriamo che questo non faccia desistere né Pezzato ed i suoi collaboratori, né altri eventuali aspiranti filmmakers dal tentare ancora. Dopotutto è la stessa Rowling che aveva saputo esaltare il potere dell’immaginazione, anche quando nasce da un - parziale, in questo caso- fallimento.

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