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Blogger musulmana rifiuta un premio per protesta contro Gal Gadot

Amani Al-Khatahtbeh è una blogger di origini palestinesi molto nota sul web come MuslimGirl. Premiata da Revlon, ha deciso di rifiutare il riconoscimento che le era stato assegnato. Il motivo? Non stima la brand ambassador Gal Gadot, prod IDF.

La blogger MuslimGirl e Gal Gadot

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Gal Gadot grazie a Wonder Woman è diventata una vera e propria icona per le ragazze di tutto il mondo, o quasi. Sta facendo molto discutere il caso di Amani Al-Khatahtbeh, blogger statunitense di origini palestinesi che sul suo blog, MuslimGirl, ogni giorno redige contenuti pensati appositamente per il pubblico femminile musulmano. Seguitissima anche su Instagram - ha più di 70mila follower - è stata scelta da Revlon per un importante riconoscimento. La nota azienda di cosmetici, infatti, aveva intenzione di premiarla con il Changemaker Award per il suo libro MuslimGirl: A Coming of Age.

Tuttavia, la 26enne ha fatto sapere di non volere il premio. Il problema sarebbe proprio Gal Gadot, che Revlon ha scelto di recente come brand ambassador.

MuslimGirl ha motivato così su Instagram la propria decisione: "Non posso accettare questo premio da Revlon con Gal Gadot come ambasciatrice. Il suo sostegno alle forze di difesa israeliane in Palestina va contro i miei valori e i valori di MuslimGirl.com". La blogger ha anche ricordato il recente caso di un'attivista 16enne palestinese, Ahed Tamimi, arrestata dall'esercito di Israele: "Non posso accettare questo premio e celebrare Gal Gadot dopo che le forze israeliane hanno imprigionato una ragazza di 16 anni il mese scorso, Ahed Tamimi, un'attivista che è ancora in carcere", ha continuato.

This is why I couldn't accept @revlon's Changemaker Award celebrating their new #liveboldy campaign featuring @gal_gadot. It means so much to me when @muslimgirl's work is recognized and elevated in spaces from which we've been traditionally excluded. But that's what makes it even more important at this moment to elevate and stand up for ALL women and girls. This shouldn't have to be said, but we can't accept role models that support the oppression of women and girls in other parts of the world. Especially after we just celebrated MLK Jr. and as we approach the one year anniversary of the Women's March, we all have an URGENT obligation to talk back, speak our truths, and insist on the right side of history. The personal is political — yes, even, and ESPECIALLY, when it comes to beauty — and I don't know about you, but my feminism is inclusive of ALL women and nothing less. That's what being a changemaker means to me.

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In virtù del suo impegno femminista, Amani Al-Khatahtbeh ha quindi deciso di boicottare Revlon e Gal Gadot, che prima di intraprendere la carriera d'attrice ha prestato per due anni servizio militare in Israele.

Il mio femminismo è inclusivo. Bisogna elevare e difendere tutte le donne del mondo. Questo è ciò che significa essere una persona che cambia davvero le cose per me.

Non è la prima volta che, in tempi recenti, i tesi rapporti tra Palestina e Israele interferiscono in qualche modo con lo showbiz. La polemica si è fatta molto accesa dopo l’annuncio di Donald Trump su Gerusalemme capitale di Israele, decisione che ha scatenato reazioni violente a Gaza.

Per esempio, la cantante Lorde ha annunciato nei giorni scorsi di aver deciso di cancellare un concerto a Tel Aviv in programma per il prossimo 5 giugno. Dopo aver letto sui social diversi commenti negativi e aver ricevuto notevoli pressioni, la cantante ha pensato che annullare la tappa in Israele fosse la cosa migliore da fare per non essere equivocata. "Esibendoti a Tel Aviv sembrerà che tu dia il tuo supporto alla politica di Israele", le avevano scritto su Twitter e Instagram.

La cantante LordeHDLorde.com

Il concerto, quindi, non si farà. Lorde, però, è attualmente oggetto di critiche da parte della comunità ebraica di Israele, che la accusa addirittura di antisemitismo.

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