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Amena Khan: la prima modella a indossare l'hijab per L'Oréal Paris

Il brand ha scelto per la sua nuova campagna sulla linea dei prodotti per la cura dei capelli, l'ambasciatrice Amena Khan. È la prima donna a indossare il velo islamico.

Amena Khan, la prima ambasciatrice con il velo isalmico

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Per la prima volta L'Oréal Paris Uk ha scelto una testimonial con il velo islamico, la beauty blogger Amena Khan. Questa è una vera e propria rivoluzione in fatto di pubblicità per capelli, perché mai prima d'ora si era vista una modella indossare l'hjiab. Un gesto che, però, non è passato inosservato: il brand ha dimostrato come la moda si stia pian piano aprendo a nuove opportunità nel promuovere un determinato prodotto. La presenza di Amena, fra le ambasciatrici della linea Elvive, è quindi importante perché consente alle donne di fede musulmana di sentirsi finalmente rappresentate.

L'obiettivo di L'Oréal Paris è unire tutte le donne di culture diverse e senza fare distinzioni. Tanto che la notizia dal Regno Unito, dove è stata realizzata la campagna, ha fatto rapidamente il giro di tutto il mondo. La stessa Amena ha pubblicato alcuni post su Instagram, per ringraziare il marchio che l'ha scelta come testimonial. Non solo questo, ma anche per aver compreso che nel 2018 non si possono avere pregiudizi. Nel post, infatti, si legge:

Quando questa lunga giornata (sul set fotografico) è finita, sono salita sul treno verso casa e ho riflettuto sul valore che ha questa campagna.

Ma quanti sono i brand che finora hanno scelto la strada dell'integrazione? "Non molti, a dire il vero", come ha tenuto a precisare Amena in un'intervista che ha rilasciato a Vogue UK. Se da un lato, infatti, la moda sta inserendo nuovi modelli, dall'altro però si percepisce ancora una certa difficoltà nell'abituarsi a nuove forme (che non siano per esempio ritagliate in una taglia 38).

Amena Khan, nuovo volto di L'Oréal ParisHD

A volte per un marchio o una casa di moda è più facile scegliere attrici e attori, invece di modelli conformi alla realtà. Non è il caso di L'Oréal che proprio quest'anno ha voluto allontanarsi dai vecchi standard e dare ad altre persone l'occasione di sentirsi rappresentati da un prodotto destinato al commercio. Così se da una parte abbiamo la pubblicità che vede come testimonial l'icona degli anni '90, Winona Ryder, dall'altra la beauty blogger Amena Khan. Due bellezze diverse, ma proprio per questo esprimono la loro unicità. E sempre a Vogue UK, Amena ha dichiarato:

C'è da chiedersi perché si presume che le donne che non mostrano i capelli, non si prendano cura di essi. Questa mentalità ci spoglia della nostra autonomia e del nostro senso di indipendenza.

Chi lo ha detto, infatti, che chi indossa il velo islamico non si prenda cura di sé e dei suoi capelli? Bisogna sfatare certi miti e concentrarsi più sull'essenza, come ha fatto L'Oréal Paris. Tanto che la stessa beauty blogger ha sottolineato come:

Hanno accettato un velo in una campagna per capelli, perché ciò che stanno realmente valutando sono le voci che abbiamo.

In generale, infatti, si ha una mentalità che, sempre per Amena, "ci priva della nostra autonomia e del nostro senso di indipendenza". La moda, perciò, deve abituarsi all'idea che le donne stiano cercando di ottenere maggiore considerazione e rispetto nella società. In un momento in cui il presidente Donald Trump ha voluto diffondere messaggi islamofobi e ha ostacolato il lavoro e la dignità delle donne, alcuni marchi hanno cercato invece la via della tolleranza e integrazione, come Mattel (che ha creato la prima Barbie con il velo islamico) e Nike (che ha scelto come testimonial la pattinatrice Zahra Lari). È importante, perciò, che le donne musulmane abbiano maggiore visibilità e considerazione.

La beauty blogger con il velo islamicoHD

Come infatti ha aggiunto Amena: "I capelli sono un'estensione della mia femminilità, esprimono ciò che sono. Anche se li mostro solo nella mia vita familiare, per i miei cari e per me quando mi guardo allo specchio". La modella ha precisato che anche se non porta i capelli scoperti in pubblico, questo non vuol dire che non se ne prenda cura.

E allora basta con i pregiudizi e avanti a una strategia dell'inclusione, per fare in modo che le donne non si sentano più in difficoltà. Neppure se questa dovesse dipendere dal loro aspetto esteriore.

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