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Intervista a Jonathan Redavid, nel cast del film The Greatest Showman

Il performer e attore italiano Jonathan Redavid, appena visto nel film The Greatest Showman, ci parla della sua carriera e dell'amore per la danza.

Jonathan Redavid in un servizio fotografico

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Uno dei film più belli visti ultimamente al cinema è sicuramente The Greatest Showman di Michael Gracey, che racconta la storia della nascita del circo di P.T Barnum. Nel cast Hugh Jackman, Zac Efron, Rebecca Ferguson, Michelle Williams, Zendaya e l'italiano Jonathan Redavid. Quest'ultimo interpreta Frank Lentini, chiamato anche The Three-Legged Man”, ovvero uno showman e circense italiano naturalizzato statunitense nato con tre gambe e realmente esistito nella Sicilia del 1890. Un ruolo che è stato curato dal regista insieme allo stesso artista, che ha lavorato molto su gestualità e look, affrontando anche la difficoltà di indossare una protesi di oltre 8 kg.

Jonathan Redavid non è solo un attore, ma anche coreografo, creativo e performer. La danza ha sempre fatto parte della sua vita e l'ha portato a lasciare la natia Milano per volare fino a Los Angeles, dove ha lavorato con pop-star del calibro di Jennifer Lopez, Christina Aguilera, Selena Gomez, Katy Perry, Nicki Minaj, Ricky Martin e Justin Bieber.

 Jonathan Redavid e il cast di The Greatest ShowmanHD

Ecco l'intervista che ci ha rilasciato.

Quella con The Greatest Showman era la tua prima volta in un film come attore-performer?
Ho recitato in diversi film e serie televisive italiane sin da quando ero piccolo, poi ho smesso poco dopo per intraprendere la carriera di ballerino. Ma se parliamo di un film di questo calibro, si è la prima volta che interpreto un ruolo. Un performer deve essere anche un attore, pronto a mettere quella maschera ed interpretare un carattere sul palco o davanti a una camera. Un’altra bella esperienza che porto con me è stata nel 2010 quando ho avuto la possibilità anche di co-coreografare insieme a Luca Tommassini e ballare in una scena del film The Tourist con Johnny Depp e Angelina Jolie.

Com’è nata la tua passione per la danza? 
Il merito lo devo ai miei genitori. In tenera età, sono i genitori che devono percepire le doti del proprio bambino. Con la scusa che ero anche molto vivace, mi hanno fatto provare un innumerevole quantità di sport, dal pattinaggio a rotelle e sul ghiaccio allo sci, nuoto, judo, pallavolo etc. insieme a mia sorella Sheila. Però la prima scelta è stata sempre la danza per me, amavo ascoltare la musica e guidava il mio corpo fino a diventare una cosa sola con essa fin da quando iniziai a muovere primi passi.

Avevo 5 anni quando mi iscrissero con mia sorella nella scuola di ballo Benny’s Band a Corsico (in provincia di Milano). Un anno dopo cominciai a gareggiare a livello nazionale e da lì iniziò il mio percorso e quello che poi è diventato il mio lavoro.

Una foto di backstage di The Greatest Showman con Jonathan Redavid e Zac EfronHD

Hai un mito? C’è un musical che ti ha fatto sognare?
È difficile avere una persona sola e così importante e d’influenza nella tua vita e stimolazione artistica. Ma posso dire che fin da quando ero piccolo invece che i cartoni animati, io guardavo solo Michael Jackson, ero e sono tutt’ora un fan vero. Rimanevo incollato ore ed ore ad osservarlo e ripetere quei passi fino allo sfinimento.

Quando diventai un pochino più grande capii perché amavo MJ, lui era l’insieme di tutti i miti che anche io ho sempre ammirato e preso d’ispirazione nella mia formazione: da Charlie Chaplin, Jack Cole, Bob Fosse, Gwen Verdon, Gene Kelly, Marcel Marceau ai Nicholas Brothers, Elvis, James Brown e perfino Busby Berkley assorbiti, trasformati e rivisitati in un’unicità di talento che non credo esisterà più nel mondo pop.

Michael è un esempio per molti artisti, ma per me è sempre stato l’esempio di una persona che ha fatto la differenza perchè era la differenza, era unico. Se parliamo di musical sono cresciuto con essi e a casa mia a Milano ho ancora una collezione infinita, molti ancora su cassette video: da Les Girls, Hallelujah, An American in Paris, The Pajama Game, The Gold Diggers, Dames, Footlight Parade e tantissimi altri hanno influenzato la mia carriera come ballerino e coreografo da sempre.

Com’è stato passare dalla tua natia Milano a Hollywood?
Il mio è stato un percorso meraviglioso che consiglio e rifarei ancora oggi. Ma se guardo indietro mi vengono ancora i brividi per le notti insonne passate a dormire su un divano per più di un anno pensando se avessi fatto la scelta giusta dopo aver lasciato tutti famiglia e affetti. Cominciai a mangiare riso, fagioli e olive e ritornai a inventarmi per qualsiasi tipo di lavoro per cercare di stare a LA e cercare la mia opportunità.

Lavoravo da anni in Italia quando decisi di trasferirmi in America, ero già proprietario di una casa a Milano ma mi feci la promessa di ricominciare da zero senza toccare i miei risparmi sul mio conto italiano ed influenzare il mio mantenimento a LA. Ho vissuto emozioni intense ed opposte anche nel giro di 24 ore, dalla piena solitudine alla piena gratitudine, dovendo affrontare me stesso nel motivarmi quotidianamente da solo senza scoraggiarmi mai.

Hai lavorato con grandi nomi della musica, chi di loro ti ha insegnato cosa?
Ho avuto l’opportunità di vivere con molti artisti giorno e notte, sia on stage che back stage e osservarli anche nella loro vita quotidiana.  Sono stato fortunato ad incontrare tutte belle anime. Alcuni artisti hanno decisamente una personalità più forte come Jennifer Lopez, Pink e Pharrell Williams, molti altri magari più fragili e vulnerabili ma incredibilmente talentosi come una Christina Aguilera, dove la performance e il palco diventa la valvola di sfogo e di gloria.
 
Ho lavorato anche con molti artisti non del campo musicale, per esempio di Hugh Jackman in The Greatest Showman posso dire che lui è un esempio di bellezza interiore e di genuinità assoluta, una persona meravigliosa, che conosce il suo talento ma lo mette in secondo piano per dare più valore ai rapporti interpersonali e affettivi. Mi sono trovato con lui e lo apprezzo moltissimo, perché nella mia vita ho sempre pensato nello stesso modo cioè ad essere semplici, naturali, positivi e dare tanto amore per tutti. Poi quando bisogna mettere in pratica la professionalità e il proprio talento è straordinario e memorabile uscirne vincitori al momento giusto. 

Jonathan Redavid e Hugh Jackman sul set di The Greatest ShowmanHD

Hai collaborato anche con Laura Pausini in veste di coreografo, rifaresti questa esperienza? E se si con quale pop-star italiana?
Ogni singola esperienza ha avuto il suo grande valore nella mia vita privata e professionale. Laura Pausini è una di quelle, Laura è una degli artisti più significativi nella storia della musica italiana nel mondo, per me è stato un privilegio e una vera fortuna aver potuto collaborare e sperimentare ancora di più per il suo tour.  È stata una crescita interessante per me come artista e creativo.

Laura è una persona straordinaria oltre che farmi rimanere a bocca aperta ad ogni prova o performance per le sue straordinarie doti canore. Sono grato per questa esperienza e sono sempre aperto a valutare nuove possibilità. Mi riempie l’anima poter creare quindi non vedo il perché non si possa preparare qualcosa di magico anche con un artista italiano che talvolta potrebbe essere d’esempio per una nuova idea per un artista americano. 

Su FoxLife inizierà presto la 2a edizione di Dance Dance Dance. La guarderai?
Sicuramente qualche episodio non me lo farò scappare, mi piace molto il format e penso sia ai giorni nostri uno dei tv show più interessanti e d’intrattenimento. Sono felicissimo che il programma stia avendo un enorme successo e un forte impatto sul pubblico italiano. 

Tra l'altro il già citato Luca Tommassini sarà tra i giudici...
Luca, oltre che ad essere una delle persone a me più care, ha avuto un fortissimo valore nel mio percorso professionale. Siamo amici da dieci anni e ci sentiamo spesso come di recente. Lui creduto in me fin da quando ero molto giovane coinvolgendomi come performer e coreografo nei suoi lavori e produzioni tra tour, pubblicità, teatro e programmi televisivi per molti anni. Abbiamo vissuto insieme l’esperienza X Factor dal suo debutto fino a qualche anno fa. Sarò per sempre grato per il percorso che ho avuto affiancando Luca, per tutte le possibilità di crescita, per le risate, insegnamenti e gran metodo di lavoro che ancora oggi molte volte uso per le mie esperienze in America. Ci sarà per sempre un grazie indelebile nei confronti di Luca Tommassini.

Cosa pensi invece di un altro giudice, Daniel Ezralow?
Non lo conosco personalmente, avrei avuto il piacere di spendere qualche parola in più ma non non ci siamo mai incrociati nei nostri percorsi professionali. Lo conosco bene per i suoi lavori e lo rispetto molto. Mi ha fatto estremamente piacere aver visto dal vivo qualche suo lavoro di archivi originali, penso sia una di quelle persone che ha rivoluzionato il concetto dell’arte del movimento, che separatamente si può chiamare danza.

Quindi anche se non lo conosco di persona ho sempre apprezzato il suo lavoro. Sono entusiasta all'idea vedere Luca e Daniel affiancarsi nella giuria di questa seconda edizione di Dance Dance Dance, sicuramente sarà un vera sfida e motivazione per i concorrenti di quest’anno. In bocca al lupo a tutti.

Secondo te la danza può evolvere grazie alle innovazioni tecnologiche?
Assolutamente sì, Tutto quello che esiste si evolve: la natura, gli animali, le emozioni, l’uomo e tutto quello che ha creato. Per me l’evoluzione deve sempre avere un buon gusto o un uso di valore aggiunto.

Mi spiego meglio, molte volte la vera e propria evoluzione è tornare alla fonte originale senza filtri o personalizzarla affinché diventi un’esperienza unica. È sempre esaltante vedere nuove sperimentazioni e provare a portare l’arte performativa sempre ad un livello superiore in parallelo con la tecnologia specialmente ai giorni nostri che si è creato quasi tutto.

Per questo per me la parola innovazione è significato di qualcosa di nuovo, di scoperta d’invenzione che non si è mai visto. Credo che si possano creare cose meravigliose come “arte povera” anche senza la tecnologia ma potendo essere addirittura più all’avanguardia della tecnologia. Il trucco sta nella composizione e significato. Sono una persona che apprezza molto la tecnologia ma se essenziale di valore artistico aggiunto ed evolutivo.

Domande di rito: prossimi progetti e sogni nel cassetto? 
Credo molto in questo nuovo anno, sono felice e ancora pieno di sogni come il primo giorno che sono arrivato a LA anche se ora sono ben diversi, perché come dicevo prima fortunatamente l’essere umano è in evoluzione. Ho sempre raccontato emozioni dietro un movimento, dietro a un’espressione, dietro a delle persone che eseguivano le mie coreografie.

Ma poche volte sono stato pienamente appagato ed estremamente felice e soddisfatto di quello che le persone potevano vedere dietro quel messaggio perché molte volte a decidere le immagini non ero io. Quindi in quel caso quel messaggio, quell’emozione o semplicemente il gusto estetico cambiava o nei peggiori dei casi svaniva e rimaneva l’energia di una performance fine a se stessa.

Seguo la fotografia da più di 10 anni e adoro aver avuto quella possibilità di raccontare un significato anche dietro un’immagine. Oggi nel cassetto c’è quel sogno che si chiama regia. Sono ancora più cosciente che il significato di tutto questo sia ricominciare un’altra volta un nuovo percorso chi lo sa forse completamente da capo o quasi. Ma sono sempre curioso di scoprire cosa mi riserverà il futuro se metto la mia energia positiva lì fuori.

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