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L’autrice di Handmaid’s Tale criticata per le sue opinioni sul femminismo

A seguito della sua disamina sul femminismo e sul movimento #MeToo contenuta in una lettera aperta, Margaret Atwood è stata oggetto di pesanti critiche.

L'autrice Margaret Atwood

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Margaret Atwood, l’autrice di molte poesie, libri e romanzi tra cui Il racconto dell’ancella da cui è stata tratta la serie TV The Handmaid’s Tale, ha scritto una lettera aperta in cui discute di Buone e Cattive Femministe (catalogando se stessa tra le seconde) ed esprime una certa preoccupazione per il movimento #MeToo. “È il sintomo di un sistema legale che non funziona. Troppo frequentemente le donne ed altre vittime di abusi sessuali non riuscivano ad ottenere attenzione da parte delle istituzioni - inclusi i sistemi aziendali - quindi hanno usato un nuovo mezzo: internet. Le stelle sono cadute dal cielo. Ha avuto un grande impatto, ed è servito come sveglia per tutto il mondo. Ma poi?”. La Atwood continua auspicando che ci sia una ricostruzione dei sistemi, compreso quello legale, che non funzionano, altrimenti “cadranno molte altre stelle, e anche tanti asteroidi”. E se l’ordinamento normativo dovesse essere rimpiazzato, si chiede, cosa prenderà il suo posto? “Chi saranno i nuovi detentori del potere?”.

Racconto dell'ancella libro

Nel pezzo pubblicato dal quotidiano canadese l’autrice ha spiegato il motivo per cui l’anno scorso ha firmato una petizione in cui si chiede un giusto processo per un professore della University of British Columbia accusato di molestie sessuali, azione che le è valsa pubblica stigmatizzazione. È per questo che la Atwood apre la lettera chiedendo se forse lei, al contrario delle persone che si sentono in diritto di accusarla per questa scelta, sia una cattiva femminista. “Ed ora pare che stia conducendo una Guerra Contro le Donne, da cattiva femminista misogina, favoreggiatrice dello stupro quale sono”; e prosegue ragionando su cosa, allora, renda una persona una 'buona femminista': nessuno è perfetto, noi donne non siamo angeli infallibili (altrimenti a cosa servirebbe la legge?), né siamo bambine (altrimenti saremmo di nuovo nell’Ottocento), allora perché tanta rabbia contro qualcuno che sostiene la causa di un uomo giudicato colpevole senza processo dal datore di lavoro, dunque ostracizzato, prima ancora che un giudice pronunciasse il verdetto (un giudice donna, che ha assolto il professore).

La reazione a questa lettera è stata immediata: l’autrice è stata accusata di non avere idea del momento storico in cui vive, ed incapace di comprendere il significato del movimento #MeToo. Ad esempio una donna ha scritto “La Atwood non ha la più pallida idea di cosa significhi avere a che fare con le molestie sessuali alla UBC, oppure confrontarsi col muro di silenzio delle amministrazioni e delle istituzioni, anche mentre si cerca di cambiare le cose. Chiedetemi come faccio a saperlo”

Un uomo invece ha detto: “Vorrei che Margaret Atwood tornasse a scrivere romanzi distopici su un mondo misogino piuttosto che, come dire, crearne uno”.

Ma la scrittrice ha avuto anche sostegno in rete, da parte di persone che plaudono al suo desiderio di voler combattere per l’ideale di innocenza fino a prova contraria, gente che, come lei, ha paura dell’instaurarsi di un clima di caccia alle streghe (altra espressione che la Atwood ha dovuto spiegare nella lettera).

Alla fine, la Atwood ha espresso la sua opinione su tutta la faccenda tramite un tweet ad alto tasso di sarcasmo, nel quale dichiara la decisione di allontanarsi dai social media per un po’: “Mi prendo una pausa dall’essere La Suprema Divinità, onnisciente, onnipotente, e responsabile di tutti i mali. Mi spiace di aver deluso il mondo intero riguardo la parità dei sessi. Magari smetto di provarci? Ci rivediamo. (Forse nella prossima incarnazione)”.

Speriamo che l’opinionismo sfrenato e gli utenti di internet dal grilletto facile capiscano che questo importantissimo momento storico, sociale e culturale non deve essere travolto dalle ondate di fanatismo, ma possa anzi essere l’inizio di un nuovo ordine di cose. Ordine, appunto, non follia epuratrice.

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