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The Post: la conferenza di Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks

Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks hanno presentato a Milano il film The Post. Ecco le loro dichiarazioni, tra libertà di stampa e diritti delle donne.

Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks

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È un film elegante, emozionante e soprattutto importante The Post di Steven Spielberg, con protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks.

I due interpretano rispettivamente Katharine Graham e Ben Bradlee, editore e direttore - rispettivamente - del Washington Post che nel 1971 presero la coraggiosa decisione di continuare il lavoro iniziato dai colleghi del New York Times e di pubblicare i Pentagon Papers.

Quest'ultimi erano dei documenti riservati che dimostravano come il Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson avesse mentito sulla guerra in Vietnam sia al Congresso che agli americani. Una verità che il suo successore Richard Nixon tentò di non far emergere, con qualunque mezzo, ricorrendo persino alla Corte Suprema.

A tal proposito il Steven Spielberg, a Milano per presentare il film (che uscirà nelle sale il 1° febbraio) spiega:

Quanto commesso da Nixon fu inaudito, anche perché non bisogna dimenticare che la libertà di stampa consente ai giornalisti di essere guardiani della democrazia.

Il regista ha poi sottolineato quanto i media americani abbiano sostenuto The Post, dato che ogni giorno si trovano costretti a respingere gli attacchi sia del potere che della disinformazione.

A piacere, dice, è stata anche la rappresentazione di Katharine Graham, che ha faticato e non poco per fare emergere la sua voce in un mondo dominato dagli uomini.

Interviene quindi Meryl Streep:

All'epoca le redazioni erano composte principalmente da uomini bianchi, le uniche donne presenti erano segretarie. Katharine a un certo punto ha deciso di sfidare Nixon ed è entrata nella storia.

Ricorda poi che fu anche la prima leader donna ad entrare nella Fortune 500 (lista annuale della rivista Fortune che classifica le 500 maggiori imprese societarie statunitensi misurate sulla base del loro fatturato) e che vince il Premio Pulitzer con la sua autobiografia.

Una scena del film The Post

A darle sicuramente una spinta fu il direttore Ben Bradlee, che nel film viene anche definito pirata. E Tom Hanks non ha una visione molto diversa di lui:

Era un passionale e impazziva all'idea New York Post potesse avere prima di lui una storia grossa come questa. Però non ha mai dimenticato che Katharine fosse il suo capo.

Gli fa eco Spielberg dicendo che è proprio grazie al suo mix di competizione, presunzione e fame di notizie che il Washington Post è diventato uno dei quotidiani principali degli Stati Uniti.

Meryl Streep aggiunge che Katherine ha imparato il coraggio proprio da lui, ma ancora prima dal giornalista Daniel Ellsberg che, dopo aver visto quanto succedeva realmente in Vietnam, decise di sfidare la legge contro lo spionaggio e di trafugare i documenti chiamati poi, per l'appunto, Pentagon Papers.

A proposito di coraggio l'attrice ammette:

Noi non lo insegniamo abbastanza alle nostre ragazze, dovremo iniziare a farlo.

E dato il suo forte impegno sul fronte dei diritti delle donne scattano spontanee le domande a proposito della situazione post-scandali sessuali. Lei confessa che non sa come mai ci sia voluto così tanto tempo prima che tutto ciò emergesse, però è certa che l'aria sia finalmente cambiata.

Un dietro le quinte di The PostHD

Secondo Meryl Streep è stata proprio la ribellione delle donne di Hollywood a muovere qualcosa anche negli altri settori, dall'agricoltura alla ristorazione fino agli ambienti ospedalieri. E si dice molto ottimista.

Sull'argomento dice la sua anche Spielberg, che considera questo un tema arcaico risalente alla notte dei tempi e sul quale sono stati scritti articoli, libri e realizzati film, serie tv senza trovare risposta.

Nel corso della storia le donne hanno cercato più volte di uscire dallo stampo in cui i loro uomini le avevano rinchiuse e, ogni volta che ci sono riuscite, si sono poi ritrovare a fare un passo indietro, a non vedere riconosciuta la loro leadership.

E conclude:

Il problema reale è degli uomini che non hanno ancora imparato ad accettare un no come risposta.

Inutile dire che, detta da un uomo, un'affermazione come questa assume ancora più valore.

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