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10 motivi per cui la gentilezza ti aiuterà nella vita

Perché la gentilezza aiuta nella vita? Perché un comportamento gentile è la formula magica per una società più felice e rispettosa? Perché non deve mai essere data per scontata? Ecco dieci motivi per cui essere gentili è il modo migliore per vivere...

Motivi per cui la gentilezza aiuta nella vita

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Ti sei ricordato di dire “grazie” all’inquilino che ti ha aperto il portone dell’ascensore? Hai chiesto “per favore” quando sei stato alle Poste a spedire la raccomandata? Hai salutato con un bacio il tuo partner prima di uscire di casa? Hai scritto “buongiorno” su Skype prima di inondare di richieste lo stagista? Hai sorriso almeno una volta a chi ti stava seduto di fronte sull’autobus?

Insomma, sei stato gentile oggi?

Dare per scontato la gentilezza: un errore dei nostri tempi

Quando si parla di gentilezza, sembra di evocare un concetto appartenente al passato – come se si parlasse di galateo, etichetta o bon ton. Eppure non è così: la gentilezza è un comportamento che dovrebbe essere basilare nella nostra cultura a partire già dalla istruzione che viene impartita ai bambini nei primissimi anni di vita.

E poi, essere gentili è così piacevole che non serve nemmeno bacchettare sull’insegnamento: sarebbe necessario soltanto l’esempio per riuscire a trasmettere questa buona pratica ai bambini.

Purtroppo, gli operatori scolastici e i neo-genitori si trovano a fare i conti con nuove generazioni a cui sembra non interessare in alcun modo l’aspetto empatico delle relazioni e che – invece – tendono sempre più ad assumere comportamenti aggressivi (o passivo-aggressivi) al fine di imporre il proprio punto di vista o di screditare l’altro.

La mancanza di educazione alla comunicazione assertiva e lo scarso lavoro psicologico degli adolescenti su se stessi finisce per far disperdere la gentilezza, riducendola a qualcosa di raro e prezioso che non può - e non deve - essere condiviso con chiunque.

Si arriva, quindi, ad essere gentili sono in situazioni straordinarie e con persone ben precise. La gentilezza diventa l’eccezione, l’aggressività la regola.

Questo processo porta, col tempo, a dare per scontata la gentilezza – considerandola un bene superfluo o comunque da non condividere – e i comportamenti diventano sempre più standardizzati arrivando a formare adulti asettici, con difficoltà comunicative e impossibilità ad esternare le proprie emozioni.

Eppure, basterebbe ripartire da zero.

Basterebbe ricordare quando si era piccoli e si dava un abbraccio alla mamma per salutarla o si lanciava un bacino con la mano per dire “grazie”. In fondo, ciò che si dovrebbe fare sarebbe imparare la gentilezza spontanea dei bambini senza arricchirla e snaturarla con sovrastrutture “adulte”.

La gentilezza non deve chiedere nulla in cambio; deve essere un atto spontaneo che – se praticato di cuore – riesce a migliorare le relazioni con il prossimo in tutti i contesti della vita: dal lavoro alla famiglia.

La gentilezza rende migliori: scopriamo quando è indispensabile

Quando l’essere gentili davvero aiuta le relazioni? Ecco dieci momenti in cui la gentilezza aiuta la vita.

1 - Nella vita di coppia

La gentilezza non è solo questione di buona educazione ma è uno stile di vita che – se praticato con costanza e dedizione – riesce a migliorare la vita di coppia, contribuendo a rendere le relazioni amorose lunghe e felici.

gentilezza con il partnerHD

Quando si parla di gentilezza con il partner, si parla di rispetto e dedizione. Si parla di sforzo e consapevolezza.

L’essere gentili, infatti, se inizialmente viene “naturale” quando ci si relaziona alla persona amata, ha poi bisogno di una buona dose di imposizione personale: infatti, in ogni coppia capitano dei piccoli dissidi ed è proprio in questi momenti che non bisogna perdere la rotta continuando a comportarsi in maniera positiva.

Dopo l’attrazione fisica, l’innamoramento, la passione e l’amore – se si vuole far vivere a lungo la relazione facendola passare indenne lungo le intemperie da cui può essere sferzata - in una coppia deve subentrare necessariamente il rispetto e la dedizione. In una sola parola: la gentilezza.

Ed ecco che questo comportamento diventa a tutti gli effetti l’elisir dell’amore, la formula magica per una relazione duratura.

2 – A lavoro con i superiori

Quando si parla di gentilezza sul posto di lavoro – specialmente in riferimento ai capi – è d’obbligo far riferimento allo stile comunicativo chiamato “comunicazione assertiva”.

L’essere assertivi, infatti, è il modo migliore per gestire la comunicazione in maniera positiva, potendo così ambire di diritto all’essere trattati con rispetto.

Fondamenti dell’assertività, infatti, sono un atteggiamento responsabile caratterizzato dalla piena fiducia nelle proprie potenzialità e nelle proprie idee; atteggiamento che viene sempre espresso in maniera positiva – affermando i propri diritti - senza arrivare mai alla negazione dei diritti degli altri e senza ansie o sensi di colpa.

L’atto della gentilezza entra in gioco in questo tipo di comunicazione quando si sceglie di esprimersi in maniera non censoria, senza etichette o pregiudizi, in maniera chiara ed affabile, mai minacciosa.

Con i propri superiori questo comportamento rappresenta il miglior modo per farsi ritenere dei leader positivi: indispensabili da mantenere nell’organico e a cui affidare la gestione di un team.

3 – A lavoro con i sottoposti

Ed ecco che entra in gioco la relazione, all’interno del posto di lavoro, con i sottoposti.

La gentilezza e l’assertività dimostrata nei rapporti con la direzione devono anche essere volti nei confronti di colleghi (di grado pari o inferiore). Comunicare con questi in maniera positiva, efficace e chiara e saper ascoltare rappresenta il miglior modo per imporsi come figure autorevoli e non autoritarie.

Inoltre, una persona assertiva e gentile saprà giudicare l’altrui operato (nel caso servisse) ponendo le critiche solo su un piano lavorativo e professionale e mai su quello personale.

4 - Con i figli

La maggior parte delle relazioni sociali si svolge in famiglia e la gentilezza, in questo caso, deve essere considerata come un paradigma. In primis nell’educazione dei figli, un comportamento gentile – l’abbiamo già accennato – funziona da esempio mille volte in più che l’imposizione di dire “grazie” o “prego”.

Pratica della gentilezzaHD

Oltre al comportamento, un trucchetto per insegnare l’arte della gentilezza è quello di educare i bambini – fin da piccoli – al rispetto dell’altro. Si inizia con l’amore per la natura e per gli animali, arrivando in maniera naturale al rispetto dell’altro e del diverso.

I bambini non hanno malizia né sovrastrutture e – se non le vedono negli occhi dei genitori – impareranno naturalmente ad avere un atteggiamento gentile.

5 - Con i genitori

Qualunque età si abbia, l’essere gentili con i genitori non solo è un modo innato di ricompensarli per le attenzioni ed il sostegno ma anche un modo per essere considerati persone degne di rispetto e di considerazione.

La devozione che ogni genitore riserva ai figli, infatti, deve anche essere alimentata – soprattutto quando i figli crescono – dalla consapevolezza di aver dato vita a uomini e donne buoni, gentili, rispettosi e corretti che possono essere considerati, così, come adulti “alla pari”.

È proprio questa l’evoluzione del rapporto genitore/figlio: il riuscire a ritenersi come due adulti, rispettandosi vicendevolmente.

6 - Con gli anziani

È lo stesso concetto di cui sopra in larga scala. La presenza di tanti anziani soli deve far riflettere: dove sono finiti gli atti di gentilezza da parte dei loro parenti? E dove la comprensione da parte dell’intera società?

 gentilezza verso gli anzianiHD

Essere meno critici e compiere atti quali il volontariato e la gentilezza verso gli anziani o semplicemente fare un favore ad una persona sola e bisognosa è il miglior modo per contribuire a costruire una società sana (e vivere meglio!).

7 – Con i bambini

L’abbiamo già detto: dire “grazie” ad un bambino o chiedergli scusa, se necessario, è un comportamento che non solo contribuisce a fornire il buon esempio ma che consente di non dare mai la gentilezza per scontata.

I bambini recepiscono al volo le sensazioni e proporre loro un comportamento gentile è il miglior modo per allenarli all’empatia, all’ascolto di sé e degli altri e alla comprensione dei punti di vista diversi dal proprio.

Se, al contrario, la gentilezza si presenterà ai loro occhi come un atto è forzato se ne accorgeranno e tenderanno a considerarlo come superfluo e non istintivo… prestiamoci attenzione!

8 - In una società civile

La società d’oggi che tende sempre più a creare individui isolati e egoistici può trovare nuova linfa vitale e nuovo slancio verso l’integrazione (necessaria e fondamentale in un contesto fortemente globalizzato come quello in cui stiamo vivendo) solo nella pratica della gentilezza.

Questo significa imporre il proprio pensiero con gentilezza, senza contrastare a forza né screditare quello degli altri. Significa, inoltre, accettare le diversità, considerandole una possibilità unica di arricchimento e crescita.

9 - Con chi ci vende le cose

Il venditore è stressante? Parla, parla e parla per cercare di estorcerci un “si”? Occorre far leva su tutta la nostra pazienza e la nostra empatia per non rispondere in maniera aggressiva.

Proprio così: è in questi momenti che si impara la gentilezza. Praticare esercizi di gentilezza in situazioni estreme e particolarmente stressanti è il modo per riuscire ad interiorizzare questo tipo di comportamento.

10 - Sui social network

Ed arriviamo alla piaga dei nostri tempi: la presenza di figure che cercano di rendersi visibili ponendosi come “social killer”. Si tratta dei cosiddetti “haters”: persone che – nascoste dietro lo schermo – impongono il loro pensiero (o, più probabilmente, la mancanza di esso) lanciando in rete commenti cattivi, aggressivi, rabbiosi.

Esercizi di gentilezzaHD

Molto spesso – agendo sui profili social di personaggi pubblici o rispondendo a discussioni su temi di cronaca – gli haters dimostrano di non aver alcun reale interesse riferito all’oggetto della discussione. A loro basta trovare un bersaglio qualunque (che sia sotto più occhi possibile) su cui riversare frustrazione ed aggressività.

I social network, al contrario, devono tornare ad essere luogo di discussione civile – come si se stesse parlando a quattr’occhi  - dove i propri punti di vista vanno espressi senza negare quelli degli altri e dove il salutare, dire “grazie” o “per favore” deve avere la stessa importanza che ha a casa, a scuola o a lavoro.

Insomma - oggi - puoi dire di stato gentile?

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