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Le donne che hanno lasciato un segno nel 2017

Da Pink, madre dell’anno, a Susan Fowler, l’ingegnera di Uber che ha denunciato il sessismo imperante che vigeva nella sua azienda, ecco le donne che nel 2017 hanno spiccato per le loro idee, per le loro piccole rivoluzioni e per il coraggio di denunciare

Susan Fowler

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Il 2017 è stato un anno importantissimo per l’altra metà del cielo che è stata stata soggetto attivo dell’inizio di un’importante rivoluzione sessuale scoppiata in seguito al caso Weinstein e diffusasi a macchia d’olio in tutto il mondo - complice il web e gli hashtag #metoo e #quellavoltache - tanto che anche il famigerato settimanale TIME ha dedicato la sua copertina alle “silence breakers” ovvero a tutte le donne, note e non, che hanno avuto la forza di denunciare le molestie subite sul luogo di lavoro, in famiglia o altrove.

Oltre a coloro che hanno rotto il silenzio, sono state tantissime le donne che quest’anno hanno dato il via ad altre piccole sommosse iniziando a mettere le basi per un futuro migliore. Dalla cantante Pink a Rojda Felat, comandante delle milizie curde che hanno sconfitto l’Isis a Raqqa, ecco le 10 esponenti del gentil sesso che hanno fatto la differenza nel 2017.

10 - Pink 

I bambini sono il futuro, ed è per questo che educare i più piccoli alla libertà è fondamentale per mettere le basi per un domani migliore. La cantante Pink nel 2017 è stata una delle più fiere sostenitrici di un’educazione gender neutral, ovvero privo di condizionamenti di genere.

La cantante PinkHDPeople

Proprio Pink, infatti, durante gli ultimi MTV VMA ha parlato di come cerca di spiegare a sua figlia Willow, che spesso e volentieri viene derisa dai compagni per il suo aspetto mascolino, di non farsi condizionare. D’altronde, come la stessa pop star ha sottolineato:

Anche io sono stata sempre criticata per il mio corpo ma questo non mi ha impedito di riempire le arene.

9 - Meghan Markle

Attrice, ex modella, imprenditrice, blogger, filantropa, Ambasciatrice dell’ONU per i diritti delle donne, divorziata e futura moglie del principe Henry di Galles, Meghan Markle, in un’Inghilterra che ha scelto di staccarsi dal resto dell’Europa, è il simbolo di un'integrazione possibile anche per le sue origini afroamericane.

L'attrice Megan Markle HD

Bellissima, gentile e sempre sorridente la futura moglie del secondogenito scapestrato del Principe Carlo è già un’icona per il popolo britannico che sembra premiare la purezza dell’amore tra Meghan ed Henry, cosa rara da vedere a palazzo.

8 - Chaima Lahsini

Il Marocco è un Paese che viene definito “moderato” eppure le donne sono fortemente discriminate dalla legge e l’omosessualità è totalmente proibita. Inoltre in Marocco non esiste una norma che difenda le donne dagli abusi sessuali in pubblico di cui sono vittime almeno 4 donne su 10.

La giornalista Chaima LahsiniHDTelquel

A cambiare la situazione a dare il via a una "rivoluzione araba" in salsa femminista ci sta sta privando Chaima Lahsini, giornalista del Marocco World News e attivista per i diritti di genere che l’estate scorsa - in seguito a un ennesimo caso di violenza sessuale avvenuto per le strade di Casablanca - ha voluto organizzare una serie di sit-in a cui hanno partecipato migliaia di persone. Manifestazioni che hanno incuriosito i media internazionali i quali hanno finalmente mostrato al mondo la vera condizione di arretratezza di un Paese le cui donne, capitanate dalla 24enne Chaima, hanno finalmente mosso il primo passo verso un futuro di eguaglianza.

7 - Kathleen Kennedy

Definita dai media come “la donna più potente di Hollywood”, è la Presidente della LucasFilm nonché una delle pochissime personalità di spicco del mondo del cinema americano ad aver proposto di istituire una commissione che monitori il fenomeno delle molestie sessuali e dia sostegno alle vittime.

La produttrice Kathleen KennedyHD

Il caso Weinstein, come noto, ha aperto il vaso di Pandora ma secondo la Kennedy per frenare tali consuetudini non bastano le parole, bisogna passare ai fatti:

La misoginia non sparirà se non ci sarà una risposta istituzionale del mondo del cinema.

6 - Patty Jenkins

Patty Jenkins è stata la prima regista donna a dirigere un cinecomic, Wonder Woman. Il film della Jenkins ha incassato ben 800 milioni di dollari e in virtù di questo, ma soprattutto per porre fine al pay gap che impera in quel di Hollywood, dopo mesi di battaglia la cineasta è riuscita a ottenere per Wonder Woman 2 un contratto degno di questo nome.

La regista Patty JenkinsHD

Il compenso di Patty Jenkins per lavorare a Wonder Woman 2, che arriverà nei cinema il 13 dicembre 2019, sarà tra i 7 e i 9 milioni di dollari più una percentuale sugli incassi della pellicola. È la prima volta che una cineasta riesce a strappare - purtroppo con fatica - un salario pari a quello di un regista uomo, come ha sottolineato la stessa Jenkins:

Non ho lottato per i soldi, che comunque credo di meritarmi, ma perché pretendere lo stesso trattamento dei miei colleghi uomini è un dovere. Devi sfruttare questa mia posizione di forza attivamente per combattere questa mentalità in cui esiste ancora un alto dislivello salariale tra uomini e donne.

5 - Jodi Kantor e Megan Twohey

La rivoluzione sessuale partita con il caso Weinstein nasce soprattutto dalla voglia delle vittime di molestie sessuali di porre fine al silenzio che circonda questa tipologia di abusi ma anche dalla risolutezza di due giornaliste, Jody Kantor e Megan Twohey. Sono state loro che hanno lavorato mesi sull’inchiesta del New York Times pubblicata il 5 ottobre 2017 che ha dato il via a tutto.

Le giornaliste Jodi Kantor e Megan TwoheyHDPeople

Per le due donne non è stato facile portare avanti il loro progetto soprattutto in quanto le pressioni subite da Weinstein e dai suoi legali sono state tantissime, sia sul piano personale che lavorativo, eppure il Judy e Megan sono riuscite nell’intento di mostrare al mondo quel che stava accadendo, quello che Hollywood ha tenuto nascosto per un trentennio.

4 - Engy El Shazly

La fede musulmana, nonostante le sue regole, non deve e non può essere un limite come ha dimostrato Engy El Shazly, trentenne ballerina egiziana nonché prima donna in Egitto che si è esibita sul palco indossando con fierezza il suo hijab.

La ballerina Engy El ShazlyHDEngy El Shazly

Il gesto di Engy ha al contempo dimostrato che l’arte della danza può coesistere con ogni tipo di credo e che il velo non è un limite alla bellezza dei movimenti di una giovane donna innamorata dell’arte della danza.

3 - Rebecca Heller

Alle 16,30 del 27 gennaio del 2017 Donald Trump ha firmato il primo muslim ban che ha segnato il divieto di ingresso negli Stati Unti per 90 giorni a persone provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen). Il mattino dopo la messa in atto del decreto, all’aeroporto JFK di New York decine di avvocati con cartelli in diverse lingue tentavano di far capire ai rifugiati fermati dalle autorità - e ignari della decisione di Trump - di rivolgersi a loro per risolvere la situazione e tutto questo grazie a Rebecca Heller, fondatrice e direttrice dell’International Refugee Assistance Projetc.

Rebecca Heller HDAtlanta Jewish Time

La Heller, infatti, proprio mentre avvertiva gli assistiti della sua associazione capì che insieme a loro nei voli per l’America ci sarebbero state altre persone che stavano partendo con permesso per entrare negli USA senza sapere che il Presidente lo aveva poco prima revocato, e così questa eroina ha messo in modo una vera catena che ha raggiunto un network di decine di avvocati interessati ad assistete i rifugiati pro-bono.

2 - Rojda Felat

A ottobre scorso la città siriana di Raqqa è stata liberata dallo Stato Islamico che l’aveva dichiarata sua capitale. A guidare le operazioni militari delle FSD (Forze Democratiche Siriane) alla rinconquista di Raqqa è stata Rojda Felat, la comandante della Ypj, il braccio femminile delle unità di protezione curdo-siriane, arruolatasi per salvare la sua terra dal Califfato nel 2013.

Il comandante Rojda FelatHDIl Corriere della Sera

L’immagine di Rojda che tiene alta la bandiera delle Forze Democratiche Siriane mentre sorride è forse una delle più potenti del 2017. Inoltre la Felat lotta anche in prima linea per quell’agognato cambiamento culturale che porti al pieno riconoscimento dei diritti, delle aspirazioni, delle vite delle donne di ogni etnia in Siria.

1 - Susan Fowler

Il caso Weinstein è stato quello che ha fatto più rumore soprattutto in virtù del fatto che le vittime del mogul di Hollywood sono state per lo più note attrici ma in realtà a dare il via al moto di denunce ci ha pensato una donna che ben poco ha a che fare con l’industria cinematografica e i suoi segreti: Susan Fowler.

L'ingegnere Susan FowlerHDSusan Fowler

Ingegnere ed ex dipendente del colosso californiano Uber, la Fowler nel febbraio del 2017 aveva raccontato sul suo blog di essere stata più volte oggetto di molestie sessuali da parte del suo capo, post che ha dato il via a molte indagini in seguito alle quali lo stesso amministratore delegato della società, Travis Kalanick, è stato costretto a dimettersi. Per il Financial Times Susan Fowler è la persona dell’anno in quanto è stata lei a dare il vero “LA” al moto rivoluzionario di denunce, e noi non possiamo che essere d’accordo.

Quali tra queste donne secondo voi è “la donna” simbolo del 2017? Fatecelo sapere nei commenti!

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