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The Pink Floyd Exhibition: la mostra al Macro di Roma dal 19 gennaio

L'esposizione racconta le vicende di uno dei gruppi più famosi della storia della musica, capace di dare al rock un'impronta psichedelica.

I Pink Floyd e il loro rock

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Dopo essere stati al Victoria and Albert Museum di Londra, i Pink Floyd approdano a Roma per una mostra che vuole rendere omaggio al gruppo che ha fatto la storia del rock. Allestita nello spazio Macro e visitabile dal 19 gennaio e sino al primo luglio 2018, l'esposizione ripercorre la carriera della band.

Ma come sarà questa mostra? È un percorso fotografico e audiovisivo (non mancano, però, anche oggetti inediti) che è stato originariamente ideato da Audrey 'Po' Powell di Hipgnosis e sviluppato in collaborazione con Nick Mason (Exhibition Consultant per i Pink Floyd). Una vera e propria celebrazione ai 50 anni di uno dei gruppi più famosi del mondo, che si è formato negli anni '60.

Già precedentemente apprezzata da alcuni giornali inglesi, come The Guardian che ha dichiarato in una sua recensione: "Un tentativo intrigante di collegare i loro progetti scenici". Dopo il successo della mostra David Bowie Is a Bologna, l'esposizione dedicata ai Pink Floyd si preannuncia come una nuova conquista che abbraccia l'arte e la musica.

La band si è formata agli inizi degli anni '60HD

Da notare come The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains è stata allestita a meno di un chilometro di distanza dal Piper: uno dei primi locali che ha ospitato un concerto della band, là dove si sarebbe esibita anche Patty Pravo. Era l'aprile del 1968, un periodo di grande fervore sociale, quando la programmazione delle radio era caratterizzata da brani come quelli dei Beatles, Rolling Stones, Doors, Bob Dylan, Janis Joplin, Jimi Hendrix: veri leader della scena culturale.

I Pink Floyd leggenda della musica

Era il 1965 quando a Londra Syd Barrett si unì a un gruppo musicale di studenti: tre di architettura e uno di pittura che desideravano avere successo, calcare i palcoscenici, insomma come tutti i giovani di quel periodo. All'inizio la band si chiamava The Tea Set che ebbe anche un discreto consenso. Tanto che diventò un gruppo rivoluzionario, musicalmente parlando: avevano portato il rock a un altro livello. Ancora oggi sono considerati come i figli del movimento psichedelico inglese (Syd diventa anche il centro carismatico del gruppo, ispirando anche gli altri compagni). Ma il vero successo lo hanno avuto il 13 marzo 1966 al Marquee Club di Wardour Street (il locale dove all'inizio degli anni '60 si erano esibiti anche i Rolling Stones).

Il gruppo rock psichedelico dei Pink FloydHD

Da qui la carriera dei Pink Floyd non può essere altro che in ascesa, compresi i loro album A Saucerful of Secrets (accolto bene dalla critica, il primo era stato The Piper at the Gates of Dawn). Ma qual è la differenza fra questi due album? David Gilmour sostituisce un ormai provato Syd Barrett e si aggiunge agli altri componenti, il già citato Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason. Il resto è leggenda, compresi i loro dischi per esempio Ummagumma, Atom Heart Mother, The Dark Side of the Moon.

E poi Wish You Were Here, Animals,The Wall, sino all'ultimo che riporta la vecchia formazione, in altre parole The Division Bell. Nel 2014 esce l'album The Endless River (che è anche il penultimo verso della canzone High Hopes). La band ormai non è più quella di una volta e gli unici ad essere rimasti sono David Gilmour e Nick Mason.

Il Sessantotto 50 anni dopo

Non ci sono dubbi: gli anni '60 sono caratterizzati dalle sostanze stupefacenti. Una generazione che vuole rompere gli schemi, non resta inerte ad aspettare che il tempo passi in attesa di un cambiamento. Tutto viene rimesso in discussione: dalla politica alla famiglia, dal pubblico al privato. Ma come hanno vissuto i giovani Pink Floyd questo periodo?

Syd Barret in una foto d'epocaHD

Fra il successo nella scena underground londinese e i problemi sempre più evidenti di Syd Barrett che viene coinvolto in esperienze lisergiche e si fa come pochi. Per questo, poi, a un certo punto gli altri componenti del gruppo non ce la fanno più e agli inizi del 1968 viene sostituito da David Gilmour. Da notare, però, che un anno prima a uno dei loro concerti aveva partecipato nientemeno che Jimi Hendrix, ma anche Pete Townshend degli Who. Tutti restano sbalorditi dall'abilità espressiva della band.

E voi siete curiosi di vedere la mostra dedicata ai Pink Floyd?

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