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Golden Globes 2018 all'insegna delle donne: i 5 momenti da ricordare

Dalle produttrici di Big Little Lies alla riscossa delle giovani protagoniste indie di Lady Bird: è stata una notte rosa ai Golden Globes 2018. Ecco perché la ricorderemo.

Il cast di Big Little Lies

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In molti l'hanno già definita l'edizione dei Golden Globes che ha cambiato tutto. È presto per esprimere giudizi di questa portata: solo il tempo potrà dirci se il movimento di Time's Up e le denunce delle protagoniste dalla 75esima edizione dei Golden Globes abbiano sortito qualche effetto. Non si può però negare che il solo atto di parlarne liberamente, senza avere paura di offendere gli uomini presenti, senza il timore di essere sole nella propria denuncia, è stato assordante come lo scoppio di una bomba. La speranza è che sia caduto il vecchio sistema e si cominci a costruire qualcosa di nuovo dalle macerie della Hollywood omertosa e sessista. 

La spilletta di Time's UpHDGettyImages
Vestito nero e spilletta di Time's Up: i veri gentlemen si sono vestiti così ai Golden Globes 2018

1 - Il Red Carpet total black 

Il tappeto rosso dei Golden Globes 2018 è stato il funerale più glamour di sempre all'ombra delle colline losangeline. I bellissimi e le divine hanno celebrato la morte dell'omertà su violenze e soprusi sfilano davanti ai fotografi di nero vestiti, con meno concessioni del passato al colore, alla stravaganza, all'opulenza e alla sensualità. 

Da settimane gli stylist correvano da una boutique all'altra alla ricerca di abbastanza outfit scuri da poter vestire adeguatamente ogni partecipante, perciò le star avevano cominciato a confermare che sì, si sarebbero vestite di nero per protesta contro gli scandali sessuali dell'epoca Weinstein e Spacey. In pochi avrebbero pronosticato una partecipazione così compatta e la scomparsa totale del colore dal red carpet, se non su qualche sparuto accessorio. La mossa di dive femministe come Jessica Chastain, Emma Watson e Meryl Streep ha spinto le altre a seguirle, per vera convinzione o per semplice emulazione. 

Le protagoniste dei Golden Globes 2018HDGettyImages
Tutte di nero vestite, tutte pronte a prendere la parola: ecco le protagoniste dei Golden Globes 2018

Per nostra fortuna, la sparizione del colore è coincisa con la quasi completa scomparsa di scempi estetici ed esagerazioni incompensibili. Qualcuno aveva salutato il red carpet in total black come la morte del glamour, invece si è rivelata una scelta saggia anche dal punto  di vista dello stile. Tagli classici, pettinature ondulate e cascate di diamanti e pietre scintillanti hanno reso il red carpet dei Golden Globes 2018 uno dei più glamour di sempre (e vi abbiamo già presentato gli outfit migliori della serata).

Più difficile è stato convincere la controparte maschile, che a onor del vero non si è precipitata a dare la propria adesione al progetto; con la sola eccezione di Dwayne Johnson, che da subito ha assicurato che sarebbe stato vestito di nero e con la spilletta di Time's Up al bavero. Per fortuna tra pubblicisti e stilisti si è presto diffusa la consapevolezza della portata che l'operazione stava assumendo e della relativa facilità con cui il problema poteva essere risolto. Uno smoking non rivela se si è eleganti o politicamente impegnati, in fondo. Alcuni attori per fugare ogni dubbio hanno indossato anche una camicia nera, oltre alla spilletta di Time's Up. Star come Ewan McGregor hanno trovato insomma il modo di far capire che almeno il loro, di smoking, non era frutto della casualità. 

2 - Il monologo di Seth Mayers e il silenzio degli uomini

Probabilmente i bookmaker inglesi hanno scommesso anche su quanti minuti sarebbero trascorsi prima che il presentatore Seth Mayers parlasse apertamente della questione Weinstein, nel tradizionale monologo introduttivo. La risposta è arriva nella frase introduttiva, quando Mayers ha salutato le signore e i "signori rimanenti", sottolineando come era da molti anni che gli uomini bianchi a Hollywood non si sentivano così in difficoltà. 

Siamo nel 2018, la marijuana è finalmente legale e le molestie sessuali finalmente non lo sono. 

Non è mancata qualche frecciata al presidente Donald Trump, ma Seth Mayers si è concentrato soprattutto sulle figure di Harvey Weinstein e Kevin Spacey, pronunciandone apertamente i nomi, irridendone pesantemente il comportamento. Certo l'effetto è stato impressionante, dato che 12 mesi fa una sola battuta contro il Re Mida di Hollywood sarebbe stata impensabile. 

C'è stato però un silenzio molto più assordante delle battute scorrette di Mayers ed è stato quello degli uomini in sala e dei premiati sul palco. Di fatto Seth Mayers ha aperto uno show in cui si aspettava che altri avrebbero seguito il suo esempio, abbracciando apertamente la causa delle donne, il movimento Time's Up e #MeToo. Invece su oltre 20 premiati di sesso maschile si è sentito a mala pena qualche ringraziamento di circostanza: il più convinto è arrivato dallo svedese Alexander Skarsgård, per dare una cifra del comportamento tiepido della platea maschile. 

Questo comportamento si è presto ritorto contro gli uomini presenti, che hanno fatto la figura dei musoni e delle comparse che applaudono educatamente, mentre le donne prendevano tutto lo spazio disponibile sotto i riflettori. Quasi nessuna ha lasciato il palco senza dire a qualcosa a riguardo. 

3 - Il futuro di Hollywood è indie e autoprodotto

Nella sezione televisiva è andato tutto come da pronostici, con la vittoria delle protagoniste di Big Little Lies in ogni categoria di rilievo per la miniserie targata HBO. Oltre al già citato Alexander Skarsgård, sono tornate a casa con un Globe anche Nicole Kidman (che chiude così un 2017 davvero stellare) e Laura Dern. La serie ha vinto anche il premio come miglior miniserie, sbaragliando la concorrenza. 

Le protagoniste di Big Little LiesHDGettyImages
Quattro vittorie, cinque protagoniste: Big Little Lies è l'ennesimo successo al femminile del 2018

La vittoria di Big Little Lies era scontata forse, ma è un piccolo terremoto nelle profondità delle logiche degli studios. Come gli incassi del botteghino cinematografico statunitense, racconta di un mondo dello spettacolo in cui le storie di donne piacciono trasversalmente, dimostrandosi tutt'altro che di nicchia. Come ricordato da Nicole Kidman, il fatto che la serie sia nata dall'amicizia sua e di Reese Witherspoon dimostra che spesso i progetti "rosa" per funzionare davvero devono avere donne anche in ruoli decisionali. Le storie di donne devono vederle protagoniste anche nei processi produttivi. Stanche di attendere gli studios, Kidman e Witherspoon hanno fatto da sé e hanno avuto ragione. 

4 - Natalie Portman, Barbra Streisand e le registe perdute

L'improvvisa sferzata di Natalie Portman è stato il momento più amato e condiviso online dell'intera serata, già oggetto di rielaborazioni e meme. L'attrice sale sul palco al fianco di Ron Howard per premiare la miglior regia dell'edizione, globo che finirà pochi minuti dopo nelle mani di Guillermo del Toro. C'è però una stortura evidente che sta passando sotto silenzio.

Nelle prime tavolate è seduta Greta Gerwig, la 34enne regista e sceneggiatrice della rivelazione indie Lady Bird. Tornerà a casa con il Golden Globe per la miglior commedia e la sua protagonista Saoirse Ronan sbaraglierà la concorrenza nella categoria miglior attrice. Lady Bird è un progetto indie che annichilisce le corazzate delle major ed esce dall'Hilton come uno dei grandi vincitori della serata, come la miglior commedia del 2017. Una lungometraggio che però non ha una regia all'altezza di una nomination, così sentenzia la categoria. 

Natalie Portman  e Ron HowardNBC
La battuta più tagliente della serata non è di Seth Mayers ma di Natalie Portman

Probabilmente è pensando a questa stortura e all'assenza di Katherine Bigelow, Sofia Coppola e di Patty Jenkins che Natalie Portman ha un guizzo tagliente, quasi cattivo, e annuncia:

E questi sono tutti gli uomini nominati.

La regia impietosa e prontissima inquadra loro, i cinque nominati. Non sfugge nessuno dei loro gesti di stizza, di fastidio, così come non manca chi su internet parla di appropriatezza per quanto riguarda la battuta dell'attrice. Da questa paura di mettere a disagio qualcuno di potente facendogli notare il suo privilegio nell'unica occasione disponibile dovremmo trarre un'importante lezione. Sottolineare la mancanza delle registe nella categoria in questione sminuiva il lavoro dei nominati o era un'offesa o una colpa mossa nei loro confronti? No. Le facce risentite di chi non concede nulla anche quando ha già la sua nomination in tasca hanno fatto intuire bene perché durante la serata siano mancati sostegni aperti alle donne, perché nessun uomo abbia chiesto spiegazioni per gli stipendi più bassi delle colleghe, perché nessun attore abbia citato le violenze facendo propria la volontà di lottare contro l'omertà.

Il fatto è tanto più grave se consideriamo che a Hollywood conoscono meglio di chiunque altro questa enorme disparità nel settore della regia. I numeri parlano chiaro: per quanto si possa additare come spiegazione il minor numero di film diretti da donne, dal 2010 ad oggi solo due registe sono state nominate, pur non essendo mancate pellicole di grande rilievo autoriale e critico, all'altezza di quelle dei colleghi uomini. 

Lo ha ricordato sia sul palco sia su Twitter Barbra Streisand, ovvero l'unica donna ad aver vinto il premio come miglior regista in 75 anni di premiazioni dei Golden Globes. Ancora una volta la controparte maschile è rimasta in silenzio. Guillermo Del Toro, emozionatissimo e un po' in difficoltà con il discorso in inglese, ha chiesto cortesemente di non essere sfumato perché aspettava la vittoria da 25 anni. Eppure di fronte a quell'unico premio femminile in 75 anni di Golden Globes e alla mancanza delle colleghe nella categoria, si è limitato a far spallucce, un po' contrariato dalla battuta di Natalie Portman. 

5 - Oprah presidenziale 

In una serata tutta al femminile non poteva che essere lei a lasciare la traccia più profonda, con uno dei suoi monologhi dalla verve irresistibile. Oprah Winfrey si è presa quasi 10 minuti di orologio (un tempo infinito per una cerimonia di questo tipo) per pronunciare il discorso di ringraziamento, scatenando una standing ovation generale. La celeberrima conduttrice televisiva e attrice, icona pluridecennale dei media statunitensi, ha ricevuto il Cecil B.De Mille Award, il Golden Globes alla carriera. È la prima donna afroamericana a raggiungere questo traguardo. 

Oprah e il suo Golden GlobeHDGettyImages
Un'icona femminile e afroamericana ai Golden Globes 2018

Se le donne devono lottare con le unghie e le battute taglienti per far sentire la propria voce nel mondo dorato di Hollywood, questo è doppiamente vero per le afroamericane, perciò ogni conquista di una di loro è un momento storico. Oprah Winfrey era perfettamente consapevole delle ragazzine che stavano a guardarla da casa, interiorizzando un momento per la loro comunità storico. Quando l'attore Sidney Poitier divenne il primo afroamericano a conquistare la statuetta, la piccola Oprah vide uno spettacolo a lei ignoto: un uomo dalla pelle scura osannato e celebrato anche dai bianchi intorno a lui. 

La conduttrice ricorda altri eroi della comunità afroamericana e altre lotte che lei stessa ha intrapreso per arrivare dove è ora, su quel palco, a fare la storia per una nuova generazione di giovani ragazzine. Il suo discorso è un crescendo d'emozione e vigore, così trascinante e ispirato che l'aggettivo più utilizzato per descriverlo è presidenziale. Sarà perché l'attuale leadership statunitense è lontana dall'ispirare questo tipo di impressione, sarà perché Oprah Winfrey mancava da tempo dalla ribalta, sarà perché ha chiuso il suo discorso promettendo l'alba di una nuova era a quelle ragazzine che la stavano guardando da casa: quale che sia la causa, il suo discorso è già impresso nella storia dei Golden Globes, per questioni che vanno oltre le prime volte. 

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