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Golden Globes 2018, le star in nero sul red carpet con l'hashtag #WhyWeWearBlack

Il tappeto rosso dei Golden Globes diventa il regno della sobrietà e del total black: gli uomini e le donne di Hollywood aderiscono alla campagna Time's Up e sono in lutto sul red carpet.

Emma Stone, Natalie Portman, Mariah Carey e le colleghe vestite di nero

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Il rosso e il nero sono gli unici due colori ad aprire la notte dei Golden Globes, per un tappeto rosso come davvero non lo avevamo mai visto. Dimenticatevi l'esplosione di gioielli, spacchi e colori della scorsa annata. Il rosso è quel del consueto red carpet su cui sfilato nominati, presentatori, star di primo rango e imbucati di lusso alla cerimonia dei Golden Globes.

Il nero è quello onnipresente degli abiti da sera: nessuno o quasi si è tirato indietro. Dopo l'appello lanciato dall'associazione Time's Up, la Hollywood che conta è corsa a procurarsi un total black look, per un red carpet più sobrio e monocromo che mai. 

Jessica Chastain ai Golden GlobesHDGettyImages
Jessica Chastain è una delle fondatrici di Time's Up e una delle promotrici di questa iniziativa "total black"

Gli hashtag dei Golden Globes 2018: #WhyWeWearBlack e #TimesUp 

Da giorni si rincorrevano voci e mezze conferme sui profili social delle star, già nel pieno dei preparativi per la lunga stagione dei premi e dei red carpet. A lanciare l'idea concreta di esprimere il maniera tangibile la propria solidarietà alle colleghe e alle donne vittime di violenza e soprusi è stata Time's Up. Di recentissima fondazione, l'associazione è formata da importanti nomi dello stardom hollywoodiano in lotta contro la violenza e le molestie sul lavoro, con un fondo per il sostegno legale delle vittime (di cui vi abbiamo già parlato). 

Le indiscrezioni e i ben informati attribuiscono in particolare a tre attrici l'idea di fare qualcosa di visibile, forte e tangibile. Presentare una Hollywood elengatissima sì, ma che veste i colori del lutto sul red carpet è stata l'idea di queste tre star per sottolineare quanto il tempo sia scaduto e, dopo lo scandalo Weinstein e quello di Kevin Spacey, quanto sia arrivata l'ora di un profondo cambiamento sociale. 

Meryl Streep e Ai-jen Poo ai Golden GlobesHDGettyImages
Il più uno di Meryl Streep è la presidente del sindacato delle lavoratrici domestiche

Le solite note dietro l'iniziativa sarebbero Emma Watson (impegnata in qualità di presentatrice), Jessica Chastain (nominata per Molly's Game) e l'eterna Meryl Streep (che ha ottenuto l'ennesima nomination con il suo ruolo in The Post). Tutte e tre le dive sono ben note per il loro impegno politico e sociale e per essere femministe impenitenti. Emma Watson è un'icona per i millenials e una fatina dei libri, Jessica Chastain si è pubblicamente lamentata per la qualità dei ruoli femminili nei film visti a Cannes (dove presiedeva come giurata) e Meryl Streep... non basterebbe un post dedicato ad elencare i precedenti che la rendono una "sospetta".

Emma Watson e Marai Larasi sul red carpetHDGettyImages
Il più 1 di Emma Watson per la serata è Marai Larasi, presidente di un'associazione femminista di donne di colore

In qualità di cofondatrici di Time's Up avrebbero individuato nel red carper "a lutto" un modo per attirare l'attenzione sul problema delle molestie e rendere visibile il supporto che a Hollywood tutti - maschi e femmine - si preparano a fornire a questo cambiamento epocale, a questa spinta verso una reale parità dei generi dietro e davanti la macchina da presa. 

Golden Globes 2018: le donne in nero rivendicano i diritti negati

Data l'influenza esercitata da questi tre grandi nomi a Hollywood ci si aspettava una buona partecipazione all'iniziativa, ma il risultato finale è andato oltre alle aspettative di tutti: le defezioni sono state praticamente nulle (soprattutto tra i nominati) e il nero ha regnato incontrastato sul tappeto rosso.

In realtà nessuno ha rinunciato al lato glamour della manifestazione: gli outfit messi insieme nelle ultime settimane dagli stylist (di cui possiamo ben immaginare la disperata corsa all'abito nero dell'ultima ora) hanno puntato ora su scolli classici, ora su ampie gonne e anche sull'abbinamento con brillanti e diamanti per raggiungere risultati di eleganza e sofisticazione di alto livello. 

Gal Gadot ai Golden GlobesHDGettyImages
Gal Gadot copre le spalle e braccia, concedendosi solo un sobrio spacco laterale

Certo il livello di adesione delle singole star ha raggiunto diversi livelli di profondità. Non sono mancate stelle che hanno ripiegato a malincuore sul nero, senza rinunciare a spacchi importanti e scolli super sexy. Chi è andato ben oltre l'adesione di facciata sono state Gal Gadot e Claire Foy, che hanno puntato su giacche e tagli più maschili, interpretando la scelta del nero con rigore e sobrietà alla Diane Keaton. 

In tantissimi poi sfoggiano la spilla con logo di Time's Up, mentre sui social impazzano gli hashtag dedicati #WhyWeWearBlack e #TimesUp. Variety e le altre testate di settore hanno fatto domande alle star durante il red carpet della loro scelta politica e di look. Emma Watson spiega il fulcro della questione: 

Per la prima volta o e le mie colleghe con cui lavoro ogni giorno ci siamo sedute intorno a un tavolo e abbiamo parlato delle nostre reciproche esperienze in maniera aperta e in un clima di condivisione. Dobbiamo continuare promuovere questo scambio, per cambiare davvero le cose. 

Come ricorda la regista Ava DuVernay, non basta vestirsi tutti di nero per cambiare davvero le cose dentro e fuori Hollywood, ma è un passo importante: 

Mi sono vestita di nero perché penso sia fondamentale per persone come noi utilizzare questi momenti in cui siamo sotto i riflettori per potare all'attenzione di  tutti questioni ancora più importanti dell'evento stesso. 

Golden Globes 2018, anche gli uomini sostengono Time's Up

Certo per i signori sul red carpet la scelta del nero è stata meno complicata: è bastato procurarsi uno smoking per essere cromaticamente innecepibili sul red carpet. In tanti però, a partire da Dwayne Johnson (che ha pubblicamente sposato l'idea del nero sin dalle prime ore), hanno voluto fare di più. C'è chi ha appuntato al bavero della giacca la spilletta di Time's Up e c'è chi, come Ewan McGregor, si è addirittura spinto ad indossare anche la camicia di colore nero, per un total black che non lasciasse spazio a coincidente o equivoci.

La spilla di Time's upHDGettyImages
La spilla di Time's up occhieggiava dai baveri delle giacche di tanti uomini presenti

La protesta ovviamente non si è conclusa con il tappeto rosso ma anzi, è stata la colonna portante di una serata di premiazione con al centro l'orgoglio e la furia delle donne. Presentatrici e vincitrici erano unite dallo scopo di ricordare le tante ingiustizie di genere che ancor oggi costituiscono il loro quotidiano ambiente di lavoro. Gli uomini presenti, a partire dal conduttore Seth Mayers, si sono "arresi" all'evidenza.

Le più scatenate sono state, nell'ordine: Oprah Winfrey e il suo discorso di 9 minuti dedicato al cambiamento che deve essere esteso a tutte le donne del mondo, Jessica Chastain e le sue battute taglienti sulla disparità salariale con i colleghi uomini e Natalie Portman e la sua sottolineatura durante la premiazione della categoria miglior regia:

Natalie Portman presenta miglior regiaGettyImages
Natalie Portman fa notare con un commento tagliente che ancora una volta la regia non è una categoria per donne

Qualcuno ha fatto però notare che dei tanti acceptance speech maschili della serata, nessuno ha ricordato il movimento #MeToo o gli scandali sessuali dei mesi scorsi, che sono invece stati al centro di quasi tutte le premiazioni al femminile. Senso d'inibizione e ineguatezza di fronte a una platea di colleghe donne più agguerrite che mai o partecipazione solo di facciata? Lo scopriremo solo nei prossimi mesi, quando anche gli uomini saranno chiamati a sostenere un cambiamento profondo e reale delle dinamiche economiche e lavorative di Hollywood. 

Intanto è molto probabile che il nero continui ad imperversare sui tappeti rossi della storia dei premi fino all'appuntamento più importante: gli Oscar. 

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