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Kerry Washington sarà fra i presentatori ai Golden Globes 2018

L'attrice ha deciso di firmare il progetto Time's Up che coinvolge 300 fra attrici e personalità del mondo dello spettacolo, per sostenere e difendere le donne dagli abusi e violenze.

L'attrice è stata scelta per essere la nuova presentatrice ai Golden Globes 2018

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Gli organizzatori dei Golden Globes 2018 hanno deciso: fra i presentatori della nuova edizione c'è anche Kerry Washington. L'annuncio è stato dato con un post su Twitter, poi rilanciato dalla stessa attrice. "Restate sintonizzati domenica", e uno smile con il quale la Olivia Pope di Scandal ha dimostrato tutta la sua felicità nell'essere stata convocata per questo importante evento.

La 75esima edizione della cerimonia è prevista il 7 gennaio al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills e viene trasmessa in diretta dalla rete televisiva statunitense NBC. Sul sito ufficiale della manifestazione sono stati annunciati gli altri nomi dei presentatori, mentre la conduzione è stata affidata a Seth Meyers.

Un evento che è vissuto in modo diverso, in particolare dopo gli scandali che hanno coinvolto il produttore Weinstein e in generale il mondo di Hollywood. Da notare come sul palco dei Golden Globes ci sarà anche Gal Gadot, che abbiamo visto in Wonder Woman. Il film è entrato a pieno diritto fra quelli che esprimono al meglio la forza e il coraggio delle donne, in un anno particolare come il 2017. Ma non è finita qua: molte attrici si presenteranno sul tappeto rosso vestite di nero, per manifestare contro le molestie sessuali.

Da quando è scoppiato lo scandalo, Kerry Washington ha sostenuto le sue college direttamente coinvolte, e che in passato hanno subito violenze. Un esempio? Ha ringraziato pubblicamente Salma Hayek che ha inviato un editoriale al New York Times. Come se non bastasse, l'attrice ha voluto partecipare al progetto Time's Up: 300 fra attrici, sceneggiatrici e personalità del mondo del cinema che hanno deciso di unirsi per combattere le violenze. Come suggerisce già il nome, "il tempo è scaduto": le donne non hanno più intenzione di restare indifferenti e in silenzio davanti agli abusi. L'iniziativa segue le altre, come la campagna #MeToo (l'hashtag adottato da alcune attrici e donne per raccontare sui social le storie nelle quali sono state vittime). 

Il progetto Time's Up ha come obiettivo quello di cambiare le leggi (cercando di penalizzare chi non cerca di opporsi agli abusi e violenze) e prevede un nuovo fondo per la difesa legale che ha già ricevuto 13 milioni di dollari in donazioni. Ma come sarà usato questo denaro? In particolare per sostenere le donne meno privilegiate che potrebbero non ricevere il supporto legale, o la rappresentanza di cui hanno bisogno per contrastare eventuali molestie (anche sul posto di lavoro). Sul movimento si è espressa anche la regista e produttrice cinematografica Shonda Rhimes.

La lettera aperta inviata al New York Times, infatti, recita:

La lotta per le donne per irromperre, per alzare la fila ed essere semplicemente ascoltate e riconosciute nei luoghi di lavoro dominati dagli uomini. Il tempo è finito su questo impenetrabile monopolio.

Con questa lettera, che inizia con "Care sorelle", le 300 firmatarie hanno sottolineato come il progetto vuole aiutare le donne che lavorano e ricevono salari bassi, e che non riescono a raggiungere una stabilità economica (trovandosi sempre svantaggiate nei confronti degli uomini e indifese). Nei posti di lavoro ad alto profilo, invece, la parità di genere sembra essere un utopia e le donne non hanno lo stesso potere decisionale.

Time's Up ha anche incoraggiato le attrici a vestirsi di nero ai Golden Globes, come segno di solidarietà. E così, per la prima volta, non si parlerà degli outfit indossati, ma solo di solidarietà e uguaglianza sia di razza sia genere. Eva Longoria (anche lei firmataria) ha dichiarato infatti:

Questo è un momento di solidarietà non di moda. Per anni abbiamo ricevuto questi premi con i nostri abiti e il nostro glamour. Questa volta l'industria cinematografica non può aspettarsi nulla. Non è quello che dobbiamo fare in questo momento.

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