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Aung San Suu Kyi: l'amore per la libertà e la lotta per la democrazia

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991 è emblema di coraggio e determinazione. Una vita di sacrificio trascorsa lontano dagli affetti ma sempre mossa da una forza interiore data dal suo amore per la libertà e dalla lotta per la democrazia.

Aung San Suu Kyi, una vita all'insegna dell'amore per la libertà

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 Un premio Nobel ritirato dopo vent’anni: la biografia di Aung San Suu Kyi non può che partire da qui, da quel riconoscimento conferitole nel 1991 che è riuscita a stringere tra le mani sono nel 2012 dopo gli anni di arresti domiciliari forzati a causa dei contrasti con il regime dittatoriale birmano.

Regime che, dal 1988 l’ha condannata ad una vita di solitudine - lontana dal marito e dai figli lasciati in Inghilterra - ma che non è riuscito a piegarne la forza.

Aung San Suu Kyi, infatti, ha sempre lottato per la libertà e per i diritti del suo paese - la Birmania -  sacrificando la sua vita, i suoi affetti ed il suo futuro per una missione indispensabile per riportare la democrazia nel suo paese.

La democrazia in Birmania: la lotta di Aung San Suu Kyi

La storia di Aung San Suu Kyi è intrecciata ad eventi politici e sociali fin dalla più tenera età.

Nata nel 1945 a Yangon, in Birmania, subisce il primo crudo contatto con la realtà quando, nel 1947,  il padre Aung San – capo della fazione nazionalista del Partito Comunista – venne ucciso da dei dissidenti politici in seguito ai negoziati per l’indipendenza dal Regno Unito.

Aung San Suu Kyi si trasferisce così con la madre in India, dove era ambasciatrice e cresce secondo i precetti gandhiani di amore, rispetto e fratellanza.

Frequenta, poi, l’università ad Oxford studiando filosofia e scienze politiche. Si trasferisce poi a New York dove inizia a lavorare per le Nazioni Unite. Ed è proprio negli Stati Uniti che nel 1972 conosce il marito Michael Aris, studioso di storia antica tibetana, da cui ha due figli: Kim e Alexander.

Una vita che sembra scorrere su binari impegnati ma tranquilli fin quando, nel 1988, la donna è costretta a tornare in Birmania, dove la madre malata ha bisogno della sua assistenza.

Aung San Suu Kyi una vita da dissidente e la condanna del regime militare birmanoHD

Ed è il momento in cui Aung San Suu Kyi apre gli occhi rendendosi conto per la prima volta – prepotentemente – del clima politico che sta costringendo la Birmania ad essere una nazione senza libertà e senza prospettive. Così, decide di restare nel paese iniziando una serrata lotta politica contro il regime.

La prima mossa è quella di fondare la Lega Nazionale per la Democrazia, un movimento che riporta sulla bandiera un pavone dorato su campo rosso: simbolo di libertà.

La Lega di Aung San Suu Kyi si scontra fin da subito con il regime che – senza mezzi termini – la imprigiona come dissidente e condanna agli arresti domiciliari con la concessione che, se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare senza potervi più fare ritorno. Proposta rifiutata: Aung San Suu Kyi vuole continuare la sua battaglia per la libertà dall’interno. Seppur lontano dai figli e dalla famiglia, mossa dagli stessi ideali del Mahatma Gandhi di cui è stata impregnata la sua formazione.

Il consenso popolare per la Lega cresce sempre di più, grazie al lavoro dell’attivista politica, tanto da riuscire a vincere le elezioni nel 1990. Aung San Suu Kyi diventa Primo Ministro ma viene subito destituita dal regime che annulla il voto popolare e riprende il potere con la forza.

È l’anno seguente che Aung San Suu Kyi riceve il Premio Nobel per la Pace; il primo consegnato ad una dissidente politica e – di conseguenza – ad una sedia vuota ad Oslo.

Le pressioni degli USA, dell’Unione Europea e dell’ONU fanno breccia, finalmente, nel 1995, quando le restrizioni per Aung San Suu Kyi messe in atto dal regime diminuiscono ma non le consentono comunque di lasciare il paese.

Aung San Suu Kyi sembra libera, ma non lo è. Non può accogliere i figli a farle visita né può recarsi al capezzale del marito. Lo vede morire da lontano, a migliaia di chilometri da lei, nel 1999 a causa di un cancro.

È un nuovo fatto di cronaca a costarle di nuovo la semi-libertà da poco ricevuta: una sparatoria avvenuta nel corso di un suo spostamento all’interno del paese. Sono i militari del regime ad aprire il fuoco sulla folla inerme: una carneficina insensata, inumana e terribile.

Gli ultimi anni: il Nobel per la Pace e il riscatto

Così, quasi vent’anni dopo il conferimento del Nobel per la Pace ad una sedia vuota, Aung San Suu Kyi può finalmente recarsi ad Oslo per ritirare il premio e pronunciare il discorso ufficiale con il quale accettarlo e ringraziare.

È solo nel 2015 che in Birmania si svolgono le prime elezioni libere: Aung San Suu Kyi si fa carico prima del ministero degli Affari esteri, della Pubblica Istruzione, dell'Energia elettrica e dell'Energia per poi diventare Consigliere di Stato.

Iniziano così una serie di incontri importanti: con l’ex presidente degli Stati Uniti D’America Barak Obama, con Papa Francesco, con il primo ministro britannico Theresa May…

Un modo per cercare di annullare l’isolamento colpevole della Birmania e riprendere i commerci e la cooperazione con le potenze estere. Un modo per ricostruire la credibilità del paese, consentendogli di riconquistare un posto nel contesto internazionale dopo che le mosse compiute dal regime militare lo avevano relegato al di fuori dagli schemi mondiali.

La pace assoluta è un obiettivo irraggiungibile, ma dobbiamo continuare a perseguirlo come un viaggiatore nel deserto tiene fissa una stella come punto di riferimento.

La biografia di Aung San Suu Kyi: dissidente politica e icona di coraggioHD

D’altra parte, è proprio la nuova enorme popolarità a portare a Aung San Suu Kyi i primi cenni di contrasto.

La più recente contestazione è avvenuta a causa del silenzio della Consigliera di Stato a proposito delle violenze perpetrate dall'esercito birmano contro la minoranza musulmana dei Rohingya, isolati nello Stato federale costiero di Rakhine, vicino ai confini col Bangladesh.

Un silenzio che è sembrato una mancanza di posizione nei confronti di quello he può considerarsi come un “colpo di coda” del regime militare che ha voluto continuare a dimostrare una leadership informale nella formale Birmania democratica. Leadership che si manifesta a colpi di pistola, sparati nei confronti degli indifesi e dei civili.

Aung San Suu Kyi, il film di Luc Besson

Nel 2011 il regista Luc Besson ammette di essersi fatto ispirare dalla vita dell’attivista politica. Ed è proprio la sfera familiare – fatta di addii e rinunce – ad averlo maggiormente colpito.

Una vicenda più umana che politica, dunque, che ha portato Besson a realizzare un film emozionale ed intenso che non si presentasse come un documentario ma come uno spaccato di quotidianità dai tratti leggendari.

Mi emozionava la vicenda privata di questa donna, una creatura minuta e di appena 50kg che aveva avuto la forza di opporsi a un regime militare così temibile. Mi colpiva il suo profondo amore per il marito e per la patria. Sentivo la necessità di raccontare una vicenda che ruotasse intorno a dei veri rappresentanti della razza umana, a dei veri eroi.

Il film su Aung San Suu Kyi, The Lady, racconta il dramma umano della protagonista (interpretata da una brillante Michelle Yeoh) mettendo sullo sfondo la descrizione del clima politico birmano, descritto in maniera essenziale e senza troppi riferimenti dettagliati. Ciò che si è voluto indagare è stato il contegno della donna che ha speso la sua intera esistenza a cercare di portare la democrazia in un paese dilaniato dall’autoritarismo militare, senza diritti e senza possibilità di riscatto.

I birmani non parlano mai di Suu, non pronunciano nemmeno il suo nome. Semplicemente, la chiamano The Lady, la signora.

La figura di Aung San Suu Kyi, la quale ha per oltre vent'anni sacrificato la propria libertà personale e gli affetti familiari è di certo una delle principali fonti d'ispirazione politica e umana degli ultimi decenni e – per il regista – è stato quasi un dovere rappresentarne il lato umano in un film toccante.

Aung San Suu Kyi, film di Luc Besson The LadyHD

Aung San Suu Kyi  ha dimostrato con la sua vita che la libertà si può conquistare solo con l’amore, la dedizione, il sacrificio.

Ed è proprio la figura di questa donna ad avere ispirato non solo un film ma anche il mondo della musica.

Un esempio è la splendida e toccante canzone degli U2 Walk On: un inno alla libertà e al coraggio.

A singing bird in an open cage who will only fly, only fly for freedom. Walk on, walk on, what you've got they can't deny it, can't sell it or buy it. Walk on, walk on.

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