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Le donne meritano rispetto: Margaret Atwood parla di femminismo e TV a Milano

Il pubblico televisivo ha scoperto i suoi incredibili mondi grazie a serie come The Handmaid's Tale e Alias Grace. Ospite al Noir In Festival, Margaret Atwood ha raccontato la lotta quotidiana come scrittrice e donna.

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Se il 2017 è stato un anno epocale per la serialità televisiva da, per e sull'universo femminile, il merito è in buona parte di Margaret Atwood, l'autrice dei romanzi da cui sono state tratte due delle serie più amate e premiate degli ultimi mesi. Se il pubblico televisivo ha scoperto solo ora le sue storie mystery e distopiche che indagano la condizione femminile nelle diverse epoche e società, tra i lettori di tutto il mondo il suo nome è associato a una produzione letteraria di grande qualità e impatto narrativo.

Da L'assassino cieco a Il racconto dell'Ancella, i romanzi di Margaret Atwood hanno influenzato e plasmato la coscienza critica di molteplici generazioni di lettrici, donne e femministe...Emma Watson inclusa! Dal recente L'altra Grace (in Italia su Netflix) al premiatissimo The Handmaid's Tale (in Italia su TimVision), la scrittrice che insieme ad Alice Munro incarna il concetto stesso di letteratura canadese può vantare una lunghissima e brillante carriera letteraria, più volte in odore di Nobel per la letteratura. 

Margaret Atwood è stata senza dubbio l'ospite più importante della XXVII edizione del Milano Noir In Festival, evento dedicato al genere letterario e cinematografico che ha visto numerosi scrittori e registi approdare sotto la Madonnina. Di fronte a un pubblico numeroso e attento, la scrittrice ha parlato della sua infanzia nei boschi del Canada, del suo concetto di femminismo e del suo rapporto con le serie televisive tratte dai romanzi. 

Le donne devono sentirsi rispettate

Gli ultimi dati sulla fertilità italiana sembrano l'incipit di Il racconto dell'Ancella. Negli ultimi decenni il numero di bambini nati nel nostro Paese è in caduta libera e anche le donne migrate dall'estero, che avevano contribuito ad arginare il calo delle nascite, hanno smesso di fare figli. Margaret Atwood, che già negli anni '80 aveva affrontato la questione nel suo romanzo più celebre, analizza il problema della fertilità e l'angosciante quesito che nasconde: si arriverà al punto di dover imporre alle donne di fare figli, come accade nel suo libro distopico?

"Il costo della vita sta diventando sempre più alto, tanto che fare figli o farne di più diventa semplicemente insostenibile dal punto di vista economico", spiega l'autrice di Alias Grace. "È molto costoso persino avere e mantenere un alloggio. Centinaia di anni fa gli esseri umani erano in prevalenza contadini e si facevano tanti figli perché volevamo più braccia per lavorare la terra. Migliaia di anni fa invece eravamo nomadi e ogni gruppo di essere umani faceva solo un figlio l'anno, ci dicono gli storici. Era difficile portarsi dietro un piccolo, bisognava considerare la fatica e il pericolo di doverlo spostare fisicamente ogni giorno, tenendolo per mano o caricandoselo sulle spalle."

Margaret Atwood al Milano Noir InFestivalElisa Giudici
Dobbiamo rispettare le donne e non il denaro: altrimenti come possiamo chiedere loro di diventare madri?

Rispetto a queste epoche lontane, è diventato possibile per le persone e per le donne controllare le nascite. Fortunatamente al giorno d'oggi in molte nazioni le donne posso decidere di studiare, lavorare e non iniziare a fare bambini a 15, 16 anni. Nel quadro generale della questione non dobbiamo nemmeno sottovalutare gli elementi chimici che ingeriamo ogni giorno. Secondo alcuni studi è questa la causa dell'abbassamento della fertilità negli uomini cinesi. Ricordiamoci sempre che è un problema che non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini. Entrambi i sessi sono molto condizionati dal vivere in una società industrializzata come la nostra.

Riguardo ai loschi scenari di un futuro coercitivo per le donne, Atwood strappa un applauso con le sue considerazioni finali:

Credo che le persone facciano ciò che le faccia sentire rispettate. Quindi cominciamo a far sentire rispettate le donne e le madri se vogliamo che facciano più figli. In una società in cui l’unica cosa che è rispettata sono i soldi come la nostra, questo non avviene. 

Il femminismo di Margaret Atwood

Il racconto dell'ancella - che ha trionfato all'ultima edizione degli Emmy Awards - è tornato prepotentemente protagonista della scena letteraria internazionale. Grazie alla serie televisiva, molti lettori hanno riscoperto il classico distopico di Margaret Atwood e hanno cominciato a interrogarsi sulla questione femminista che incarna, anche in maniera critica. Cosa ne pensa l'autrice di questa rinascita del suo libro più celebre?

Ci sono ancora molte battaglie e molte discussioni sul movimento femminista, d’altronde quale movimento può evolvere senza una discussione al suo interno? Rispetto a quando scrissi il romanzo, si sono evoluti femminismi in base all’intersezionalità, alle etnie che ne prendono parte, persino alla condizione economiche delle donne in differenti nazioni e classi sociali. 

Non bisogna però rinnegare l'importanza delle prime lotte, secondo l'autrice canadese anzi: il femminismo degli anni ’70 può tornare utile anche oggi, in cui vediamo uno scenario politico simile a quello degli anni ’30. Il mondo come allora si sta di nuovo dividendo tra estremismi di sinistra e di destra. 

Margaret Atwood ha sempre pensato con sua testa, protetta dai boschi canadesi dai condizionamenti troppo rigidi della società. Seguendo l'attività del padre entomologo, ha vissuto immersa nella natura e scherzando precisa di non essere troppo civilizzata.

La copertina italiana di Il racconto dell'ancellaPonte alle grazie
Il racconto dell'ancella ci racconta un femminismo di cui abbiamo ancora grande bisogno.

Nel dialogo con il pubblico emerge la sua ferrea volontà a non essere condizionata da influenze esterne, come donna o come scrittrice. Non vuole essere l'artista da esaltare o guidare. Margaret Atwood aspira ad essere una narratrice che induca il pubblico a riflettere sulla lezione che la storia ci ha già dato: in una situazione d'emergenza, è improbabile che molti di noi si comportino da eroi. "La maggior parte della storia che studiamo a scuola riguarda le persone straordinarie" - ricorda Atwood - "ma io come autrice sono più interessata quello che fa la gente comune di fronte al normale e allo straordinario. Sono sempre più convinta che non ci siano poi così tante scelte che possiamo prendere in determinate situazioni."

Io credo che le persone leggano fantascienza e storiografia proprio per questo, per immaginare come ci comporteremmo in certe situazioni. Ci piace immaginarci coraggiosi e in grado di prendere decisioni giuste: probabilmente invece non ci comporteremmo così.

E continua: "Sono stufa di sentirmi dire da tutta una vita cosa debbo o non debbo fare - rivela lo spirito ribelle della narrativa canadese - se qualcuno dice cosa fare a un’artista e lui lo fa, allora ci troviamo in un regime totalitario. Un’artista sa cosa deve fare, non ha bisogno di indicazioni."

Scrivere per la TV è come andare in campeggio

Un pubblico preparato e attentissimo ha posto molte domande alla scrittrice, soprattutto incentrate sulle due produzioni televisive che nel 2017 l'hanno resa una delle penne più amate del piccolo schermo: The Handmaid's Tale e Alias Grace. Nel caso di Il racconto dell'ancella però ci sono state parecchie rielaborazioni dell'opera letteraria: cosa ha provato come scrittrice nel vedere rimaneggiato il suo materiale?

Margaret Atwood sorride e ricorda di non essere estranea al mondo della televisione, dato che dal 1961 ha lavorato come sceneggiatrice per TV, cinema e televisione e ha continuato a farlo negli anni ’70. "Ho smesso di farlo solo perché in realtà è un lavoro di gruppo" - confida al pubblico dello IULM - "è quasi come andare al campeggio estivo. Se il tempo è buono e ti piace la compagnia, è semplicemente fantastico. Se però comincia a piovere e le persone con cui dividi la tenda sono antipatiche, può diventare un vero incubo. In quegli anni scrivendo per i media ho vissuto entrambe le esperienze."

Il suo giudizio su Alias Grace e The Handmaid's Tale però è più che positivo: coinvolta in entrambi i caso nel lavoro di produzione ed adattamento dal team delle serie TV, Atwood giudica i risultati finali eccellenti. Nel caso fosse andata male, la scrittrice non sarebbe rimasta stupita: ogni produzione televisiva e cinematografica è assolutamente imprevedibile, spiega, puoi avere ottimi ingredienti e avere un risultato finale disastroso e viceversa.

Margaret Atwoof fa qualche esempio dalle due serie TV che l'hanno resa ancor più famosa a livello mondiale. La regista dei primi tre episodi di Handmaids’ Tale non aveva mai diretto qualcosa di simile, aveva girato solo dei video musicali e ora invece è molto richiesta. La show runner di Alias Grace sognava di fare un progetto simile da quando aveva 17 anni. Fare una serie TV o un film è quasi un processo magico: cerchi il punto di partenza più solido possibile e speri che tutto vada per il bene.

Riguardo alla rinnovata Offred interpretata da Elisabeth Moss - che rispetto al libro ha un nome, agisce attivamente nel ristretto mondo da incubo che abita e percepisce una sorta di speranza per il futuro - la scrittrice spiega che il cambiamento è stato necessario per via delle esigenze del mezzo televisivo. Nel romanzo tutto succede nel mondo interiore del personaggio; bisognava esternalizzare il processo, sfruttando le capacità recitative di Elisabeth Moss, i voice over e altre tecniche. Nella serie seguiamo anche molto di più altri personaggi che non posso avere spazio nel romanzo perché Offred semplicemente non sa cosa sia successo dopo averli incontrati per l'ultima volta.

In circostanze straordinarie, alcuni dei miei personaggi che erano ordinari sono divenuti straordinari. Al contrario avviene l'opposto per gli eroi della Resistenza dopo la vittoria, quando tornano alle loro vite di tutti i giorni. Negli anni ho incontrato molti anziani che avevamo lottano nei movimenti partigiani della Seconda guerra mondiale e mi hanno sempre detto: “prega di non aver mai l’occasione di diventare un eroe”.

Il racconto dell'ancella è tristemente attuale per come il suo futuro distopico e manipolatorio ci sembra oggi possibile, quasi vicino. Come venne accolto nel 1985, all'epoca della prima pubblicazione? "Quando lo scrissi venne accolto in modo molto diverso in varie parti del mondo" ricorda. "Per esempio in Inghilterra venne percepito come un racconto interessante ma assolutamente improbabile, mentre in Canada i lettori - che sono più nervosi - pensavano potesse accadere. Negli Stati uniti buona parte dei lettori si sono chiesti 'quanto tempo ci rimane prima che divenga realtà?'. Già allora potevano percepire che era questa la china che avevano preso come società, mentre in Europa non si riusciva e non si poteva pensare che accadesse una cosa simile."

All'epoca c'era ancora la Guerra fredda e gli Stati Uniti erano il simbolo della democrazia, la prima linea di difesa. Non si voleva pensare che gli Stati uniti avessero questo lato poco piacevole e potessero mettere in pericolo la libertà che difendevano. Il Canada invece è sempre stata la terra dove scappare quando le cose andavano male negli States, quindi di queste storie ne abbiamo sempre sentite.

Margaret Atwood e il premio Nobel Alice Munro oggi sono le più celebri scrittrici di un vasto movimento letterario che ha il Canada per patria. Eppure solo negli anni '80 l'ascesa di Atwood come scrittrice era un fatto epocale e rarissimo. Gli scrittori canadesi della sua generazione hanno letteralmente costruito la scena letteraria nazionale. Racconta l'autrice: "Quando ho cominciato a scrivere io in Canada, nessuno o quasi faceva lo scrittore nella nostra generazione. Ci siamo dovuti creare persino le case editrici e i festival internazionali. Il Canada allora era una terra davvero inospitale per gli scrittori, ma c’erano anche dei lati positivi. Nessuno mi ha mai detto che non potevo scrivere perché ero donna. Quando dicevo che volevo essere una scrittrice la risposta più comune era una profonda sorpresa."

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