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Gli Sdraiati, al cinema: intervista ad Antonia Truppo

Da Lo Chiamavano Jeeg Robot e Indivisibili, l'attrice è ritornata sul grande schermo per interpretare il ruolo di Rosalba nel film diretto da Francesca Archibugi, Gli Sdraiati, tratto dall'omonimo libro di Michele Serra.

L'attrice Antonia Truppo è al cinema con Gli Sdraiati

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Come attrice si sente sempre la stessa, eppure la vita di Antonia Truppo è cambiata: ha vinto due David di Donatello in due anni, come migliore attrice non protagonista, e ha avuto due figli.

Sul palco è salita a 18 anni e, dopo aver interpretato ruoli diversi in serie come La Squadra, si è dedicata al cinema. La ricordiamo, infatti, in Lo Chiamavano Jeeg Robot (diretto da Gabriele Mainetti) e Indivisibili (per la regia di Edoardo De Angelis) per i quali ha ottenuto gli importanti riconoscimenti.

Dal 23 novembre la ritroviamo sul grande schermo con il film Gli Sdraiati, diretto da Francesca Archibugi e tratto dall'omonimo libro di Michele Serra. Una storia che riflette sul senso di smarrimento e sul rapporto fra un padre e un figlio.

Il ruolo che interpreta Antonia Truppo è inedito rispetto al libro, e lo ha spiegato in questa intervista che ha rilasciato a FoxLife.

Com'è stato partecipare al film?
Un'esperienza straordinaria, grazie anche alla regista che ha scritto un'ottima sceneggiatura. La sua personalità corrisponde esattamente al suo modo di fare e intendere il cinema: ci ha lasciato molta libertà, ma al contempo è stata anche molto diretta con noi quando c'era qualcosa da rivedere.

Aveva già avuto modo di leggere il libro di Michele Serra?
Sì, quando è uscito. Poi, però, non l'ho riletto, anche perché il film propone personaggi nuovi come quello che interpreto, Rosalba. Quando Francesca mi ha proposto questa parte, mi ha subito spiegato la funzione narrativa che avrebbe avuto all'interno della trama. Molto importante perché quando il protagonista (Claudio Bisio) la conosce, inizia a crearsi un suo film parallelo. L'idea, infatti, è stata quella di lasciare dubbi sia in lui sia allo spettatore. 

Il libro, infatti, è un monologo interiore
Quello che nel romanzo è un vero e proprio soliloquio, diventa un dialogo grazie al personaggio che interpreto. Il film contestualizza una vicenda e per questo dà voce ai pensieri del protagonista. Sono espedienti narrativi, in qualche modo. 

Quanto pensa di essere cambiata da Lo Chiamavano Jeeg Robot?
Sono sicuramente più concentrata sul lavoro, grazie anche all'esperienza maturata in questi anni. Come attrice, però, mi sento sempre la stessa. Credo, però, che sia stato importante interpretare personaggi diversi, per me rappresentano continue prove e opportunità. Le stesse che ho avuto grazie alla possibilità di confrontarmi sempre con realtà diverse fra loro. 

Lei è napoletana, si sente un po' ingabbiata per questo?
Diciamo che è un timore che ho avuto in passato, ma in realtà mi ha dato anche molte possibilità perché Napoli è una terra che parla molto di sé e questo non può essere che un vantaggio. Certo, con la televisione si rischia di essere ancorati sempre nello stesso ruolo.

Ho preferito il cinema, al quale sto dedicando tutta me stessa.


E che le ha consentito di vincere due David di Donatello. Quali emozioni ha provato?
Stupore. Il primo è arrivato inaspettatamente, in generale Lo Chiamavano Jeeg Robot è andato molto bene. Tutto mi sarei potuta aspettare, ma non avrei mai pensato di raggiungere questo traguardo anche perché nel film dico appena due battute. Lo stesso posso dire di Indivisibili, per il quale ho ottenuto il David anche l'anno successivo.

Antonia Truppo ha vinto due David di Donatello in due anni. HDAntonia Truppo

Ha ritirato il David quando stava aspettando la sua secondogenita, Alice. In che modo riesce a coincidere la maternità con la sua carriera?
Devo sempre organizzarmi, i miei figli sono ancora molto piccoli. Per questo, in realtà, non ho lavorato moltissimo in questi anni, ma in ogni caso mi sento fortunata perché con il mio lavoro posso avere tempo e attenzioni da riservare anche alla mia famiglia.

Quali suggerimenti sentirebbe di dare a chi vuole fare questo lavoro?
In questi ultimi vent'anni il mondo del cinema è cambiato, ma è accaduto anche alla musica che ha iniziato ad attingere dai talent show per sfornare nuovi cantanti e creare nuove personalità. Sono lavori nei quali la componente fortuna è molto importante. La gavetta prima si faceva in modo diverso, si passava dal teatro per imparare a recitare. Oggi alcuni arrivano subito al risultato, ma non so con quali riscontri. La situazione è un po' difficile in questo momento, mi dispiace dei tanti colleghi e giovani che hanno talento e fanno una grande fatica a emergere. Ma non bisogna mai arrendersi.

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