Stai leggendo: Intervista a Lucrezia Guidone: 'Cerco di mantenere la mia unicità'

Prossimo articolo: Noomi Rapace: 'Per Seven Sisters ho fatto un viaggio nel mio passato'

Letto: {{progress}}

Intervista a Lucrezia Guidone: 'Cerco di mantenere la mia unicità'

Da musa di Luca Ronconi a moglie e mamma in La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi: l'attrice cerca sempre di seguire il suo istinto e racconta le esperienze nel mondo dello spettacolo.

Lucrezia Guidone nel cast di La ragazza nella nebbia

3 condivisioni 0 commenti

Se c'è una cosa in cui crede Lucrezia Guidone è di mantenere la propria unicità. Nonostante l'attrice abbia come punto di riferimento alcune grandi del passo, come Anna Magnani, è sempre rimasta fedele a sé stessa e mai uguale agli altri. Dopo aver frequentato l'Accademia Nazionale di arte drammatica Silvio d'Amico a Roma è andata a New York, per approfondire i suoi studi nella scuola di Lee Strasberg con Susan Batson. Definita da molti come l'ultima musa di Luca Ronconi (la volle con sé nello spettacolo teatrale Sei Personaggi in Cerca d'Autore di Pirandello), l'attrice ne ha fatta di strada. 

La ritroviamo al cinema con La ragazza nella nebbia, adattamento dell'omonimo thriller di Donato Carrisi (che ha curato anche la regia e la scenografia del film, distribuito da Medusa Film). L'attrice interpreta Clea, la moglie del professor Martini (Alessio Boni) accusato dai media di aver rapito una ragazzina di 16 anni, Anna Lou. Ma come ha fatto Lucrezia Guidone a indossare i panni di un personaggio molto lontano dai suoi precedenti? Ce lo ha spiegato in questa intervista.

Com'è stato lavorare a questo progetto?
Molto stimolante, perché l'ho vista come una sfida. Se da un lato è stata una novità interpretare un personaggio come Clea, dall'altro invece ho considerato la mia partecipazione al film come un'opportunità, in fondo è un genere al quale finora non mi ero dedicata.

Nel film interpreta una madre, in che modo è riuscita a immedesimarsi in un ruolo così nuovo per lei?
Sono convinta che bisogna avere uno sguardo attento agli spettatori, deve essere curato ogni minimo aspetto della recitazione. Per quanto riguarda il personaggio, è stato molto importante anche il lavoro svolto con il regista, Donato Carrisi. Ho avuto un confronto continuo con lui e, nonostante avesse le idee molto chiare su come andassero fatte le riprese, ci ha lasciato libertà nell'esprimere noi stessi. Ho cercato di immedesimarmi in un personaggio che all'inizio non è come sembra: nel corso della storia, infatti, cambia. Ho cercato di tenere in considerazione anche questo lato.

Quanto pensa di essere cambiata dall'inizio della sua carriera?
Diciamo che in questo lavoro è necessario essere aperti con gli altri, confrontarsi con chi fa lo stesso mestiere ma soprattutto con sé stessi. Certo, non ho 50 anni di esperienza, ma finora ho fatto un percorso segnato da cambiamenti che ho cercato di affrontare, provando a migliorare me stessa.

Ho studiato ed è stato importante conoscere persone che hanno esperienza.

Preferisce il teatro o il cinema?
Non ho preferenze. Di base c'è che mi piace recitare. Costruire un'empatia con il pubblico, grazie al personaggio che si interpreta. Preferisco pensare a questo lavoro non in maniera settoriale, ma come uno scambio continuo fra questi due campi. Si contaminano e si arricchiscono a vicenda, qualcosa che impari a teatro potrebbe essere utile anche per il cinema e viceversa. Certo, sono due mezzi diversi fra loro, ma un attore dovrebbe riuscire a gestirli. I miei ideali si rifanno un po' a coloro che riescono ad attarsi bene a entrambi. A proposito di teatro, mi troverete con La Signorina Else con la regia di Federico Tiezzi.

C'è qualcuno al quale si è ispirata?
Cerco sempre di trovare la mia strada. Considerare i miti come unico punto di riferimento può essere un rischio, perché alla fine si perde la propria naturalezza. Mi piacerebbe, però, lavorare sia al teatro che al cinema come fa Toni Servillo, o Fabrizio Gifuni (sognando in grande, ovviamente). Fra le attrici del passato, che ho sempre tenuto a mente, c'è senza dubbio Anna Magnani. Mi piace questo genere di attrici: non hanno paura di osare e di essere molto personali. La considero un'unicità.

Non si può copiare, ma si può sperare di trovare la propria strada.

Se le proponessero di lavorare in televisione, accetterebbe?
Certo, non è una proposta indecente (ride). Ho già avuto qualche occasione, come quella con Corrado Guzzanti in Dov'è Mario? Per me è stata un'esperienza bellissima. Quest'anno ho partecipato anche alla serie televisiva Non Uccidere. E poi ci sono prodotti di qualità che seguo. 

Com'è stata la sua esperienza in America?
Importante. L'ho fatta in un momento preciso della mia vita, quando ho finito gli studi all'Accademia di Roma e avevo bisogno di confrontarmi con qualcosa di nuovo. Un'esperienza da tutti i punti di vista, sia artistica che umanamente. Trasferirsi dall'altra parte del mondo ti fa crescere.

A proposito, quali consigli darebbe a chi vuole approcciarsi a questo mondo?
Studiare. Non ho avuto collegamenti per entrare, perciò studiare mi è sembrata la scelta più sensata. Può anche capitare che tu sia fortunato, potresti essere anche notato da un regista mentre stai camminando per strada. Lo studio, però, è qualcosa che hai, e che nessuno ti può togliere. Bisogna avere tenacia, persistere quando si ha un sogno. Le difficoltà ci sono, in particolare in un mondo come questo nel quale devi avere forza per raggiungere l'obiettivo. Per me è stato molto importante l'incontro con Ronconi, perché mi ha aiutata ad affrontare personaggi diversi da me.

Ho imparato a sbagliare, ma poi a rialzarmi e andare avanti.

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.