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Sheryl Sandberg: la numero due di Facebook che ha sconfitto il dolore

La numero due di Facebook, Sheryl Sandberg ha voluto raccontare nel suo ultimo libro "Option B", come è riuscita a reagire alla morte del marito, grazie alla resilienza. Allenandola come un muscolo, si può uscire dal dolore e tornare a vivere felici

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Non è mai facile gestire e superare un grande dolore, ma questo non vuol dire che sia impossibile farlo e ritornare a vivere sereni e felici.

Lo sa bene Sheryl Sandberg, direttrice operativa e numero due di Facebook, che nel 2015 ha perso tragicamente suo marito Dave Goldberg per un'improvvisa aritmia cardiaca. Come lei stessa ha detto:

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Sheryl ha scelto la seconda opzione, o meglio “Option B”, il libro che ha scritto a quattro mani con Adam Grant, psicologo e docente della Wharton Business School dell'Università di Pennsylvania. 

In America è arrivato in un baleno ai primi posti della classifica del New York Times, e poco tempo fa è uscito anche in Italia, edito da HarperCollins.

Non è solo un diario del suo percorso di rinascita, ma un vero e proprio manifesto della resilienza, cioè la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici o a un periodo di difficoltà. Nel libro ci sono anche altre storie di chi ha saputo superare importanti difficoltà, come la malattia, la perdita del lavoro, le aggressioni sessuali, le calamità naturali e l’orrore della guerra. Per continuare a dare sostegno e incoraggiare chi ha vissuto un’esperienza simile, Sandberg ha fondato anche un’organizzazione no profit, a cui dona i ricavati del libro.

La resilienza? Va allenata

Dopo la perdita del marito, Sheryl era certa di non riuscire più a riemergere da quel buco nero di sofferenza in cui era caduta, che non avrebbe mai più sperimentato la vera gioia. E con lei i suoi figli, sconvolti dalla morte del padre. La corda per la sua risalita gliela tese il suo amico psicologo Adam, che le disse che si poteva guarire da questo dolore, facendo un percorso di azioni concrete, per riattivare il coraggio, la determinazione, la gratitudine e la gioia nella sua vita. Andava fatto un training per rafforzarsi, spiegandole che non si nasce con una quantità prestabilita di resilienza. E’ un muscolo, che si può quindi costruire e allenare, facendolo lavorare quando serve. E quello era il momento giusto per iniziare.

Sheryl Sandberg e Adam Grant, autori di "Option B"HD

Ecco le 5 mosse per costruire la resilienza, secondo Sheryl Sendberg.

1. Eliminare il falso mito delle “tre P”

Secondo lo psicologo Martin Seligman, il fondatore della psicologia positiva, gli ostacoli che si incontrano dopo un trauma sono le "tre P": la personalizzazione, cioè sentirsi colpevoli di quello che è accaduto; la pervasività, pensare che questa sofferenza influenzerà ogni ambito della propria vita; la permanenza, credere che il dolore non passerà mai. Il primo passo da fare è trasformarle, sostituendo il senso di colpa con il coraggio per migliorare, la pervasività con un veloce ritorno alla routine e la permanenza con la convinzione che la vita è cambiamento, quindi anche la disperazione non dura per sempre.

2. Parlare delle proprie ferite

Quando tornò al lavoro, Sandberg non riusciva a parlare del suo lutto con i suoi colleghi di Facebook. E loro si sentivano in difficoltà, perché avevano timore ad affrontare l’argomento, perché lo percepivano grande e “ingombrante”, come se ci fosse un elefante nella stanza. Invece quell’elefante non andava ignorato, ma affrontato. Così Sheryl decise di scrivere un post su Facebook per raccontare la sua perdita, che in poco tempo divenne virale. Parlare e condividere quello che si sente dopo un evento traumatico, attiva empatia, perché permette agli altri di comprendere le emozioni che si provano e ci fa sentire capiti e accolti.

3. Tirare fuori fiducia in se stessi

Non è un percorso senza ostacoli, ma la resilienza dà quella forza d’animo per alzarsi tutte le volte che si cade. Perché come ha suggerito la COO di Facebook: “Non dovete mirare alla perfezione, ma migliorarvi ogni volta che fate un passo in più”. Questo permette di credere in se stessi per tutti gli sforzi che si fanno, senza arrendersi alla commiserazione.

4. Contribuire per ricostruire l’autostima

Uno dei consigli che lo psicologo Grant diede a Sandberg, fu quello di scrivere tre cose buone che aveva fatto durante la giornata. Perché vedere quando si è contribuito, il valore che si è portato nel lavoro e nel privato, rafforza la fiducia e ci ricorda che possiamo fare la differenza. In questo modo si incoraggiano gli altri con il proprio esempio e si sviluppa gratitudine per se stessi.

5. Cogliere le piccole gioie quotidiane

Per arrivare a provare felicità e mettere all’angolo la sofferenza, un valido aiuto è notare e apprezzare tutte le cose quotidiane che ci fanno sorridere e ci ricordano che la vita può essere bella. Ecco perché è fondamentale cogliere questi aspetti e fare, ogni giorno, qualcosa che renda gioiosi. Perché anche se appaiono piccole, danno una grande forza e speranza.

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