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Revenge, l'horror del 35° TFF è un avvertimento ai molestatori

Matilda Lutz, in bikini, ma armata fino ai denti, si vendica dei suoi molestatori in uno slasher senza respiro.

Un'immagine di Matilda Lutz in azione

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La sorpresa del 35° Torino Film Festival è Revenge, slasher movie al femminile presentato nella sezione After Hours. Un avvertimento è d'obbligo: per godere della visione adrenalinica e ultraviolenta occorre aderire con convinzione alla sospensione dell'incredulità perché la regista francese Coralie Fargeat non è una che va per il sottile.

Dopo aver dismesso i panni dell'adolescente petulante e un po' bigotta che si libera sessualmente nel film di Gabriele Muccino L'estate addosso, ritroviamo Matilda Lutz in versione bionda e ultrasexy. L'attrice italiana interpreta Jen, una Lolita ingenua e seducente ospite di una villa ultramoderna nel bel mezzo del deserto di proprietà del suo amante, l'aitante Richard. I due se la spassano, all'insaputa della moglie di lui che, nel frattempo, se ne sta a casa a scegliere il menù della comunione del figlio, quando i due soci in affari di Richard interrompono l'idillio. Approfittando di un momento di assenza dell'uomo, uno dei due violenta Jen dando origine a una tragica catena di eventi.

Matilda Lutz in una scena di RevengeHD

Lo slasher declinato al femminile

Revenge è stato definito la risposta definitiva alle molestie sessuali ai danni delle donne. La ragione è presto detta. Quando Jen ci viene presentata, la vediamo girare per casa in maglietta succinta e tanga. L'arrivo dei soci del suo amante non turba la sua routine, anzi. Di fronte al rifiuto di Richard di ballare, la ragazza coinvolge nella sua danza sensuale uno degli ospiti eccitandolo con le sue movenze.

La premessa è chiara, Jen è una giovane donna che ama farsi ammirare dagli uomini, ma il fatto che sia sexy e disinibita non significa che il suo corpo possa essere violato senza il suo consenso. E a metterlo nero su bianco è una donna, autrice e regista del film, che mette in piedi una situazione estrema per corroborare la sua tesi.

Revenge gioca sugli stereotipi per poi capovolgerli: da una parte abbiamo una tipica donna oggetto, sexy, fragile e a prima vista neppure troppo intelligente. Le figure maschili rappresentano, invece, il prototipo del machismo, sono grossi, muscolosi, girano armati fino ai denti, guidano moto o jeep potenti e sono abituati a usare la forza per ottenere ciò che vogliono.

Matilda Lutz in azione nel desertoHD

La variabile impazzita si verifica nel momento in cui Jen, dopo essere stata spinta dal suo amante giù da una scarpata per impedire che la moglie venga a sapere della scappatella, sopravvive alla caduta e si libera dal ramo di un albero che l'ha trapassata da parte a parte trasformandosi in una novella Rambo e vendicandosi dei suoi carnefici.

Da questo momento in poi il sangue scorre a fiumi e le tattiche di contrattacco di Jen diventano talmente cruente da provocare malesseri in alcuni spettatori. Dopo essersi cauterizzata la ferita con una lattina di birra e una lama arroventata, Jen si trasforma in un'amazzone che vaga per il deserto scalza, con indosso solo un bikini e un fucile a tracolla. Con il corpo lacero e ricoperto di sangue, Matilda Lutz non ha niente da inviare alle eroine rabbiose di Quentin Tarantino o Robert Rodriguez.

Un'immagine di Kevin Janssens in RevengeHD

Ultraviolenza nel deserto

In un film in cui i dialoghi sono ridotti all'osso, è la componente visiva ad avere il sopravvento. I colori brillanti del deserto del Marocco vengono valorizzati da una fotografia satura che ne amplifica l'impatto, contrapponendovi sequenze in notturna caratterizzate dalla totale assenza di luci. Prediligendo le tinte forti, Coralie Fargeat si incolla al corpo dei suoi protagonisti (sono solo quattro gli attori che compaiono in Revenge) concedendosi anche un nudo maschile – Richard – nella parte finale del film.

Tra budella in bella mostra, pezzi di vetro che lacerano la pelle e sangue che scorre a barili, Coralie Fargeat sacrifica la logica e il realismo per vendicare idealmente tutte le donne vittime di molestie. Facendo la tara della violenza grafica, che nel film abbonda tanto da divenire, a tratti, insostenibile, il messaggio che emerge è chiaro. Di fronte a uomini grossolani, ma sostanzialmente inetti la regista contrappone una donna abile, piena di iniziativa e di spirito di adattamento, capace non solo di salvarsi da sola, ma di vendicarsi di chi le ha usato violenza. Maschi, siete avvisati: chi tocca muore!

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