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E se la Bella Addormentata non avesse voluto quel bacio?

La polemica nata dall'idea di una mamma inglese di abolire dal programma scolastico del figlio La bella addormentata nel bosco ha acceso un interessante dibattito su come le favole possano divenire veicolo per educare alla parità di genere.

La bella addormentata nel bosco

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La scorsa settimana ha fatto scalpore la notizia della mamma inglese, Sarah Hall, che ha chiesto alla scuola di suo figlio di togliere dal programma scolastico la favola de La bella addormentata nel bosco. Il motivo di questa, apparentemente strana, presa di posizione della Hall è legato al fatto che il bacio che Filippo dà alla sua amata Aurora rischia di insegnare ai più piccoli che un "atto d'amore" nei confronti una donna, addormentata e quindi non consenziente, sia un gesto "positivo".

La stessa Hall ha spiegato in un post su Twitter il suo punto di vista, nato in seguito a una serie di riflessioni scaturite dalle tante storie di abusi, verbali e fisici, che sono state raccontate sui social sotto il liberatorio hashtag #metoo: "Fino a quando verranno presentati questi testi nelle scuole non riusciremo mai a cambiare degli atteggiamenti che oggi sono ormai radicati nei comportamenti sessuali."

Nonostante a prima vista le parole di questa mamma attentissima all’educazione dei figli possano sembrare eccessive, effettivamente quello che ha aggiunto in risposta alle tante accuse ricevute ha un senso: “Mio figlio ha solo sei anni e assorbe tutto ciò che vede. Con lui è ancora presto per trasformare gli input in conversazioni costruttive su questo tema. Le fiabe dicono ai bambino cosa è giusto e cosa è sbagliato ma, ha sottolineato “Non credo che eliminare dalla circolazione questa fiaba sia giusto. Penso che possa rappresentare una grande risorsa per i bimbi più grandi, con cui si può fare un ragionamento più complesso e spiegare loro la questione del consenso e di come la principessa si possa sentire”.

Da questa polemica, quindi, la Hall ha lanciato un’idea vincente, ovvero quella di utilizzare favole, anche e soprattutto quelle classiche, ad oggi anacronistiche e in cui il personaggio femminile subisce passivamente il suo destino, come “scusa” per educare al rispetto delle donne. D’altronde è ormai stato appurato che la piaga della disparità di genere, matrice della stessa violenza di genere, sia una questione culturale. Come ha sottolineato anche il Ministro Laura Boldrini durante la manifestazione Io quanto donna tenutasi lo scorso 25 novembre a Montecitorio:

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"Ecco perché è fondamentale agire contro la violenza andando alle radici, impegnarsi sul piano educativo e farlo già in tenera età, insegnando ai bambini e alle bambine la parità di genere, il rispetto per le donne e per la loro libertà".

E quale miglior mezzo in grado di parlare ai più piccoli, se non le favole, sarebbe in grado di veicolare con altrettanta immediatezza concetti basilari come rispetto e uguaglianza?

Fonte La Repubblica

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