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Miriam Lancewood, felice di vivere nella natura selvaggia

Da sette anni Miriam Lancewood ed il marito vivono fuori dalla civiltà, vagando per il mondo con una tenda e poco altro.

Miriam Lancewood nel bosco

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Miriam Lancewood, olandese di nascita, ha cominciato a vivere nella natura selvaggia delle alpi neozelandesi sette anni fa con il marito, eppure quando è stata intervistata da Stephanie Marsh per The Guardian aveva un aspetto immacolato, i denti bianchissimi, gambe depilate, il corpo robusto. Ricorda esattamente il momento in cui si rese conto di essersi definitivamente gettata la società alle spalle: “È stato quando mi è venuto in mente di lavarmi i capelli con l’urina”. La sua nuova vita selvaggia infatti era appena iniziata e la donna si trovava a dover combattere con la forfora, quando si ricordò di questo antico rimedio, di cui aveva letto da qualche parte. “Sono stata seduta sotto al sole per una puzzolentissima mezz’ora in modo da permettere all’urina di penetrare nei capelli”.

Da come la descrive la reporter, Miriam è una donna formidabile, una Sarah Connor (l'eroina di Terminator) più massiccia. Il marito Peter, che condivide con lei questo straordinario stile di vita, è orgoglioso quando dice che la sua compagna potrebbe sconfiggere la maggior parte degli uomini in uno scontro: "Lei è la cacciatrice ed io il cuoco."

“È molto più forte di me. Le donne hanno una mira migliore” commenta lui, e lei aggiunge: “E sono più caute. Meno spinte dalla brama di collezionare trofei. Hanno meno necessità di dimostrare quanto valgono”.

Da qualche tempo si trovano in Europa, dove hanno deciso di passare l’anno camminando verso la Turchia: in uno degli incontri con la giornalista si trovavano a qualche ora da Sofia, in Bulgaria, vicini ad un ruscello dove potevano lavarsi, seduti attorno ad un falò.
I due hanno invitato la reporter a cenare con loro (zuppa di fagioli); erano undici giorni che non vedevano un altro essere umano, e quando Stephanie Marsh gli ha chiesto cosa avessero fatto quel giorno, la risposta è stata: “Non molto. Ti aspettavamo”.

Nei primi mesi di vita primitiva, Miriam pensava che sarebbe impazzita per la noia, ma ben presto è entrata in sincronia con la natura, ed ora la loro routine prevede che per metà giornata raccolgano legna e procaccino cibo. Si addormentano solo quando è buio, e sono pieni di energia.

Un uomo ed una donna guadano un fiumeHD
Miriam e Peter

Prima di questa scelta, Miriam lavorava come insegnante di sostegno in Nuova Zelanda, ed era sempre stressata ed annoiata.

Ero depressa al pensiero di fare la stessa vita per sempre.

Scegliere di mollare tutto e perdersi nella natura è stato illuminante, la donna dice di aver appreso moltissime cose, anche se ancora non sa spiegarsi perché se incontrano altre persone sono sempre cacciatori uomini, mai donne. Secondo lei le donne hanno perso la loro connessione con la natura “anche più degli uomini. E poi perché si comportano come esseri fisicamente tanto deboli? ‘Non posso sollevare questo’, ‘Non posso defecare all’aperto’, ‘Non posso avere le mestruazioni in un bosco”. Miriam ritiene che sia un peccato, che le donne si stiano perdendo un sacco di esperienze.

L’idea di vivere così è nata quando lei e Peter si sono incontrati in India, 12 anni fa: lui aveva 52 anni ed aveva lavorato come pastore di pecore, arborista e insegnante all’università; lei ne aveva 22 e voleva vedere il mondo. Hanno viaggiato insieme per un po’ e poi si sono trasferiti in Nuova Zelanda, patria di Peter. Nel 2010 hanno venduto o ceduto la maggior parte dei loro possedimenti, e si sono allontanati da tutto e tutti, accampandosi nelle regioni più remote.

Miriam portava il grande coltello da caccia e sapeva usare il fucile. Pensavano che sarebbero stati in grado di far durare questo esperimento, senza elettricità, tecnologia digitale - nemmeno un orologio - per un anno al massimo. Ma non è andata così.

I due non nascondono che sia una vita difficile, “a volte è terribile”, dice Peter. Uno dei ricordi peggiori di Miriam è stato quando ha dovuto macellare il primo animale, un opossum: vegetariana dalla nascita, la donna ha dovuto cambiare regime alimentare quando ha capito che non riusciva più a recuperare le forze, anzi diventava sempre più debole. “Ci svegliavamo per i dolori allo stomaco, per lo sforzo di tenerci al caldo”, quindi un giorno ha deciso di sistemare una trappola, e poi ha cercato di lavorare alla meglio sulla preda, ma è stato difficile, si è sentita male mentre lo faceva. L’opossum, però, aveva un ottimo sapore, e alla fine era molto orgogliosa di ciò che era riuscita a fare. Ora usa anche arco e freccia (con cui le è capitato di uccidere capre), ed è anche successo che si cibassero di un cervo morto lasciato da un cacciatore.

Dopo cinque anni di questa vita passati in Nuova Zelanda, Miriam ha deciso di scrivere un libro, edito in Regno Unito col titolo Woman in the Wilderness: My Story of Love, Survival and Self-Discovery (Una donna nella natura selvaggia: la mia storia di amore, sopravvivenza e scoperta di me stessa), che già quando era stato pubblicato in Olanda era diventato un piccolo caso editoriale. Pare che non sia l’unica a credere che le donne si stiano perdendo un sacco di cose.

la copertina del libro di Miriam LancewoodPiatkus

Le donne mi scrivono e mi dicono ‘Mi hai ispirato’.

Racconta dello stupore delle sue lettrici, perlopiù tra i 40 ed i 50 anni, tutte meravigliate dal fatto che si possa vivere in maniera primitiva, ma anche spaventate dall’ignoto, da ciò che si può incontrare “là fuori”: hanno paura di essere mangiate da animali selvatici o uccise da persone con grandi disturbi del comportamento”, come quelli che vedono nei film e serie TV noir, in cui i paesi scandinavi eccellono.

La sua storia sta ispirando molte donne a prendere decisioni importanti, anche se non necessariamente così singolari; “mi hai ispirata a divorziare”, le ha raccontato un’ammiratrice, cosa che Miriam commenta dicendo:

Se vuoi essere più appagata, a volte devi cambiare completamente la tua vita.

Va notato però che non si sono buttati a capofitto in questa vita senza preparazione, anzi: per mesi si sono addestrati con lunghe camminate anche al buio, hanno seguito corsi di primo soccorso, hanno studiato manuali di sopravvivenza e ricerca del cibo, calibrato le quantità esatte di alimenti da portare con sé. A volte tornano in mezzo alla civiltà, per mandare email o fare provviste: "Non ci sono regole [...] È una combinazione unica di vita primitiva e modernità."

Miriam Lancewood su un albero con il suo arcoHD
Miriam Lancewood con il suo arco

Hanno da parte del denaro, ma la loro vita costa circa 2900 euro all’anno, spesi soprattutto per il cibo. Il libro è stato scritto più che altro per dimostrare che “è possibile vivere in modo diverso nel ventunesimo secolo”. E non hanno intenzione di smettere: se anzi dovessero separarsi, Miriam dice che troverebbe un altro compagno con cui vivere così, mentre Peter scherza dicendo “tanto sarò già morto”. Per ora, però, le cose tra loro vanno benissimo: sono una coppia aperta, ma incontrano talmente poche persone che nemmeno la giornalista riesce a immaginare come questo possa avere un qualche peso sulla dinamica di coppia. Ciò che importa è che hanno imparato a non litigare: nei momenti di maggiore stress sono certamente nervosi, ma lei spesso ricorre al silenzio, fa finta di non ascoltarlo… ci sembra strano, ma apparentemente efficace.

Non hanno intenzione di avere figli, perché sarebbe una limitazione della loro libertà. Non concepiscono che la gente si neghi ciò che vuole dalla vita perché “non si può fare”, secondo Peter la vita urbana non è adatta alla natura umana, anzi consuma le persone con una serie di aspettative, è una vita sotto pressione e “magari sognano una pausa temporanea dal mondo, ma una volta che lasci la carriera e vendi tutto non c’è ritorno”. Ed è quello il punto, dice Peter, cui Miriam fa eco affermando “una volta tagliati i ponti con una vita noiosa ed infelice, posso garantire che non vorrai mai tornare indietro”.

Avreste mai il coraggio di una scelta simile?

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