Stai leggendo: Al cinema I love... Marco Ferreri di Pierfrancesco Campanella

Prossimo articolo: Francesco Pasinetti fotografo, 80 scatti d'autore in mostra a Roma

Letto: {{progress}}

Al cinema I love... Marco Ferreri di Pierfrancesco Campanella

Intervista al regista Pierfrancesco Campanella che ci racconta il controverso, geniale regista Marco Ferreri, in un documentario ricco di aneddoti, storie e testimonianze che ripercorre la sua filmografia senza tralasciare l’uomo.

Arriva al cinema “I love… Marco Ferreri” di Pierfrancesco Campanella

0 condivisioni 0 commenti

Arriva nei cinema, il 30 novembre, il documentario “I love… Marco Ferreri”, scritto, diretto e realizzato da Pierfrancesco Campanella. Sono passati 20 anni dalla scomparsa di Marco Ferreri, uno dei maestri del cinema italiano. Un precursore, un visionario, un provocatore scomodo che ha anticipato gli eventi rompendo tutti gli schemi. Un caso raro. I suoi film, da El Cochecito a L’ultima donna, passando per La donna scimmia fino Dillinger è morto, La cagna e La Grande Abbuffata, solo per citarne alcuni, erano originali e grotteschi.

Feroce contro il mondo, contro il consumismo. Diretto, dissacrante ha sempre detto quello che pensava. Leggendaria fu la conferenza stampa al Festival di Cannes dopo la proiezione de La Grande Abbuffata dove sbraitò contro i giornalisti che pretendono assolutamente il messaggio, una interpretazione del film.

Marco FerreriHD

Molti lo hanno ingiustamente dimenticato, ma tanti amato, come gli attori Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Roberto Benigni, lo sceneggiatore Rafael Azcona e il regista Pierfrancesco Campanella che gli ha scritto, diretto e dedicato, “I love... Marco Ferreri”, dal 30 novembre in sala.

Perché ha voluto rendere omaggio proprio a Marco Ferreri?
L’ho sempre considerato un artista controcorrente di quelli veri, assolutamente e convintamente al di fuori di qualsiasi schema politicamente corretto. Anch’io, nel mio piccolo, mi considero non inserito in alcun coro, pagando spesso a caro prezzo scelte poco convenzionali, che mi hanno penalizzato nella carriera. Siamo entrambi degli outsider.

Cosa ci ha lasciato?
Pellicole bellissime, originali, sempre graffianti e in qualche modo preveggenti. Tematiche come ad esempio l’alienazione, la solitudine, l’incomunicabilità hanno un valore universale e sono quanto mai di attualità nella nostra epoca dominata dall’uso sconsiderato di computer e telefonini.

Perché il cinema italiano tende a dimenticare ed a essere ingrato con chi ha dato tanto al nostro cinema?
Il cinema italiano è spietato con tutti, il sistema in molti casi ti porta ai vertici per poi godere nel demolirti. È successo a tanti altri grandi, non abbastanza ricordati nel tempo. Se c’è una cosa che non viene perdonata nello spettacolo nostrano è l’avanzare dell’età. Questo avviene non solo nel cinema, ma anche nella musica. Se all’estero Aznavour, tanto per fare un esempio, è considerato giustamente un patrimonio nazionale da valorizzare e coccolare, da noi gli artisti a un certo punto vengono considerati vecchi e superati, senza alcun rispetto per quello che hanno dato al pubblico e alla cultura in generale. Figuriamoci come vengono trattati i defunti, specie se scomodi.

Ferreri ha praticamente rivoluzionato il linguaggio del cinema, concorda con chi ha definito la sua cattiveria caustica?
Assolutamente sì, una malvagità intelligente che si esprime attraverso i toni tra il grottesco e il surreale. Un po’ la cifra stilistica da me adottata nel mio corto L’amante perfetta che uscirà nelle sale cinematografiche in abbinamento proprio al lungometraggio I love… Marco Ferreri.

Nella particolare filmografia di Ferreri c’è un titolo a cui è più affezionato e perché?
Ce ne sono tanti. Forse il mio preferito è uno dei primi, La carrozzella, girato in Spagna, in bianco e nero.Tratta il problema degli anziani e della disabilità, in chiave ribaltata: in questo film sono proprio i potenziali emarginati a emarginare i cosiddetti normali. Solo Ferreri poteva ideare una trovata così geniale e tremendamente moderna.

Un termine per definire questo intelligente artista?
Lo definirei un campeggio anarchico. Quanto all’ossessione, non credo, da come mi è stato raccontato da chi lo ha conosciuto, che nella vita privata Ferreri fosse poi così ossessionato come si potrebbe pensare. Era troppo ironico ed autoironico. 

Lui che ha rivelato il volto mostruoso della normalità, cosa penserebbe oggi di questa società?
Tutto il male possibile. Penso ad esempio a come lui considerasse la televisione, ovvero l’oppio dei popoli. Fortunatamente si è risparmiato il degrado dei talent, dei reality-show e di certi programmi di intrattenimento pomeridiano.

Dillinger è morto arriverà in sala nel 2018 in versione restaurata. Allora qualche passo avanti si sta facendo per far riscoprire Marco Ferreri?
Di questa notizia ne sono felice: certo è un piccolo segnale, ma non è abbastanza. Oggi l’arte è omologata verso il basso, c’è una sorta di diseducazione al concetto del bello ed è difficile, soprattutto per le nuove generazioni, sottrarsi a questa massificazione della mediocrità.

E dopo Marco Ferreri quali saranno i suoi prossimi progetti?
Realizzerò alcuni cortometraggi e per il nuovo anno c’è il progetto di un film su un argomento oggi drammaticamente attuale: lo stalking. Cercherò di affrontarlo in forma inusuale e spero di riuscire a farlo a modo mio, senza troppo preoccuparmi di certe logiche produttive. Se poi, per una volta tanto, riuscissi pure ad andare d’accordo col botteghino non sarebbe male. Proprio Marco Ferreri ci ha dimostrato che la qualità si può benissimo sposare col gusto del pubblico.

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.